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Ponte di Genova, revoca o no

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di BARBARA MESSINA

Vergona senza fine!

 


 

Dal crollo del Ponte Morandi, il 14 agosto 2018, Genova, il suo ponte e le 43 vittime di quella immane tragedia non hanno pace. Sono quasi due anni, infatti, che è aperto un contenzioso per la revoca della concessione tra  Governo e  Società Autostrade, ancora irrisolto, che fa da contraltare allo scontro tutto politico interno alla maggioranza, dove PD e M5S su posizioni opposte devono trovare un accordo per contrastare le opposizioni di centrodestra all’attacco del M5S. E’ per questo che la lettera con cui la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, ha annunciato che la gestione “pro tempore” dell’infrastruttura sarà di Aspi, come previsto dalla legge, almeno fino a quando il governo non deciderà sulla revoca della concessione, ha provocato la reazione “sdegnata” del M5S che, non vuole riconsegnare il ponte alla società controllata dai Benetton. La decisione del Ministero, inevitabile, secondo il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha posto i riflettori sulla necessità di una decisione rapida sulla revoca della concessione. Tutto nel giorno in cui la Consulta ha definito legittima la decisione di estromettere Aspi dalla ricostruzione del Ponte Morandi, ritenendo non fondate le questioni relative all’esclusione legislativa di Autostrade dalla procedura negoziata per la scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione del ponte.

Secondo la titolare del Ministero dei Trasporti, come spiega bene nella lettera in cui motiva la decisione, “l’attuale situazione della legge,  prevede che l’infrastruttura debba tornare dell'unitarietà della concessione”. Prosegue la Ministra, “si tratta di una fotografia delle disposizioni vigenti” perché “mentre la procedura di revoca è aperta, la concessione è in capo ad Aspi”. La decisione, comunicata al commissario Marco Bucci e al premier Conte, “non condiziona minimamente la soluzione della questione revoca” e la lettera “non ha nessuna valenza politica, ma esclusivamente giuridica dello stato dei fatti”. Sulla revoca ai Benetton è il vice della De Micheli, Giancarlo Cancelleri, a far notare: “Purtroppo per aprire e alleviare i disagi in Liguria, temporaneamente questa era l’unica soluzione”. A spiegare l’attuale situazione, appoggiando la decisione della sua Ministra, è anche Conte: “È una situazione paradossale ma finché il concessionario è Autostrade il ponte non può che essere automaticamente gestito da Autostrade”, sottolinea ribadendo la volontà di chiudere il dossier “entro qualche giorno” e aggiungendo che “mi aspetto di chiudere ad horas o comunque a fine settimana”. Chi però non ci sta è il M5S che con il suo capo politico, Vito Crimi, dice che “il Ponte di Genova non deve essere riconsegnato nelle mani dei Benetton. Non possiamo permetterlo. Questi irresponsabili devono ancora rendere conto di quanto è successo e non dovrebbero più gestire le autostrade italiane. Su questo il M5S non arretra di un millimetro”. A cui fa eco, con un commento ancor più duro il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni: “Rinviare non significa risolvere i problemi! Il conto, salato, alla fine si paga sempre. I cittadini ci hanno eletto per cambiare e decidere e non per avere ‘l’anime triste di coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo’. Non in mio nome. Via i Benetton”, twitta citando l’Inferno di Dante.

Il PD, invece, rinnova al governo la richiesta di una decisione rapida sulla revoca della concessione, partita che, oramai, sarà inevitabilmente influenzata dalla decisione della Consulta: “Il Partito Democratico ha sollecitato più volte il Governo ad assumere le decisioni, da troppo tempo attese, sulle concessioni autostradali in seguito alla tragedia del Ponte Morandi e ai ripetuti rilievi, da parte degli organi di controllo, sui mancati investimenti nella manutenzione ordinaria e straordinaria e sui controlli – ha dichiarato la coordinatrice del programma e responsabile ambiente Pd, Chiara Braga, che prosegue, continuiamo a sollecitare una decisione da parte del Governo che, dopo il lavoro istruttorio già consegnato dal ministero dei Trasporti, deve avvenire nel più breve tempo possibile.

Anche Autostrade è intervenuta nel dibattito con un comunicato in cui afferma che “nel corso di questi due anni ha supportato in ogni modo la realizzazione del nuovo viadotto sul Polcevera facendosi carico della totalità delle spese di demolizione e costruzione e realizzato un profondo e radicale cambiamento del management e di tutti i processi aziendali”. Società Autostrade ha poi aggiunto che “entro il 2023 la società investirà 2 miliardi di euro in spese di manutenzione e cura della rete, di cui 550 milioni di euro nel solo 2020″. A sollevare il tema della gestione era stato il Sindaco Bucci, allarmato perché la struttura commissariale deve consegnare a qualcuno la nuova opera per il collaudo finale e la gestione. Altrimenti, il rischio che il viadotto sul Polcevera resti inutilizzato, nonostante la struttura sia pronta e in queste ore si sia iniziato ad asfaltare le corsie, insomma l’ennesima beffa per Genova e i genovesi. Affidarsi ad Autostrade, titolare del troncone della A10 e dello svincolo della A7 che cingono il ponte, è il modo più rapido per garantire che quei 1.067 metri di nuova costruzione vengano realmente aperti “tra l’1 e il 10 agosto”, come indicato dal Sindaco di Genova, per non vanificare una ricostruzione che è stata in definitiva veloce e ha avuto ritardi molto contenuti.

Sulla decisione di revoca della concessione peserà come un macigno la decisione della Consulta, che nella serata di mercoledì ha dichiarato “non è stato illegittimo estromettere Aspi dalla ricostruzione del Ponte Morandi.” La Corte Costituzionale, che ha infatti ritenuto non fondate le questioni relative all’esclusione legislativa di Autostrade per l’Italia dalla procedura negoziata volta alla scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione dell’infrastruttura di Genova, il cui crollo il 14 agosto del 2018 ha provocato la morte di 43 persone. In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, l’ufficio stampa della Consulta ha diramato una nota stampa in cui si legge che “la decisione del Legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso”.

Insomma un pasticcio all’Italiana che potrebbe essere anche tragicomico se non fosse per i morti e la sofferenza che incuria e politica hanno portato a Genova e a tutti gli italiani.