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Dopo le dichiarazioni di Fioramonti ritorna la polemica sul crocifisso nelle scuole

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di NICO CATALANO

L’Italia di oggi, è diventato il Paese, dove tutto è “stupidamente” divisivo, un luogo in cui ogni cosa viene osservata, giudicata e strumentalizzata tramite un volgare “pensiero poco critico” molto lontano dall’ imparzialità e privo di onestà intellettuale. In questo becero clima sociale, le dichiarazioni rilasciate durante una trasmissione radiofonica dal Ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, hanno riaperto una controversia di antica memoria, condita da toni molto accesi più tra i vari esponenti politici che tra cattolici e laici. Tutto questo, in una società come quella italiana, molto imbruttita, dove il dibattito politico viene visto come un terreno di un rozzo scontro in cui sistematicamente tanto a destra quanto a sinistra, demonizzare l’altrui alterità al fine di raccattare qualche manciata di voti, anziché un’occasione di crescita collettiva.

Il prof. Fioramonti, eletto con il M5S e neo Ministro del governo Conte bis qualche giorno ha dichiarato “di credere in una scuola laica, che possa permettere a tutte le culture di esprimersi, tanto da non esporre sui muri un simbolo in particolare” inoltre sempre secondo l’esponente grillino “sarebbe meglio appendere alla parete una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione anziché i vari simboli religiosi”.

Alle affermazioni di Fioramonti, che peraltro ha ribadito di “avere espresso il suo parere personale e che nessun provvedimento in tal senso è stato pensato dal governo” hanno fatto seguito una sequenza di dichiarazioni da parte di diversi politici. Infatti, dopo il leader leghista Matteo Salvini che senza mezzi termini ha definito “comico” il pensiero del ministro della pubblica istruzione, hanno espresso parere opposto a Fioramonti, sia il presidente dei deputati Forza Italia l’onorevole Maria Stella Gelmini, la quale ha affermato che “Il crocefisso non è un elemento di arredo, ma la testimonianza delle radici cristiane del nostro Paese” così come l'ex ministro dell'Istruzione Beppe Fioroni, oggi nella direzione nazionale Pd che ha sottolineato come “il crocefisso rappresenti per l’Italia duemila anni di storia”. Tutto ciò a prova della totale trasversalità della tematica. La polemica storica tra i favorevoli e contrari al crocefisso nelle aule è una controversia mai attenuata, infatti circa venti anni fa, Adel Smith, allora presidente dell'Unione musulmani d'Italia e il magistrato Luigi Tosti, furono promotori di una battaglia anti-crocefisso, portata davanti sino alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, la quale nel 2011 con una sentenza definitiva, sancì che il crocifisso poteva restare affisso sui muri delle aule delle scuole pubbliche italiane.

Alla sentenza sopra citata si contrappone quanto sancito nella nostra Costituzione: “lo Stato Italiano è una Repubblica democratica laica e aconfessionale” senza quindi una religione ufficiale, anche sebbene manca in essa, una chiara espressione del principio di laicità a differenza di come invece è sancito nell’articolo uno della Costituzione Francese. Una laicità quella italiana, espressa dai numerosi articoli (cfr. artt. 2,3,7,8,19 e 20) che non vuole significare indifferenza nei confronti della religione, ma che assicura uguale tutela del sentimento religioso, indipendentemente dalla confessione che lo esprime, così come affermato dalla stessa Giurisprudenza ( sent. Cass. Pen. 439/2000).  Forse proprio questo principio ha voluto sottolineare il ministro Fioramonti, un concetto troppo elevato in un Italia regredita culturalmente, dove la politica alimenta ignoranza e analfabetismo di ritorno tramite l’uso distorto dei social e dei media anziché affrontare seriamente i problemi che attanagliano il Paese: 600 morti di lavoro dall’inizio dell’anno, l’ambiente sempre più svenduto e il made in Italy preda di contraffazioni e distorsioni economiche favorite anche da alcuni trattati internazionali. Anziché perdersi dietro a degli slogan “utili solo per parlare alla pancia della gente” per molti in Italia, sarebbe più utile studiare, magari partendo proprio dalla nostra Costituzione.





Fonte della foto La Repubblica