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Sul socialismo largo organizzato

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di MANUEL SANTORO*

Tra strategia e tattica

 

 

*Segretario nazionale di Convergenza Socialista e direttore della rivista teorica del socialismo, L'Ideologia Socialista

Prima di arrivare al concetto di socialismo largo organizzato, è necessario ricordare il nostro obiettivo politico: il completo superamento del sistema capitalista con il socialismo, quest’ultimo definito come “sistema della società che si basa sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti di produzione e di distribuzione della ricchezza nell’interesse dell’intera comunità” (Partito Socialista del Regno Unito, 1904).

Queste prime parole determinano un obiettivo politico finale, di lunga durata, strategico. Un punto di arrivo che indichiamo come società socialista e che definiamo riprendendo la definizione data dal Partito Socialista del Regno Unito nel 1904. Ci possono essere diverse sfumature di società socialiste, così come ce ne sono diverse nel capitalismo. Ma ciò non toglie che la variabile che determina il netto passaggio da un modello di società ad un altro sia nella proprietà, privata o comune, e nel controllo, democratico o meno, dei mezzi di produzione e di distribuzione. In definitiva, quindi, il nostro obiettivo politico strategico è la proprietà comune e il controllo democratico dei mezzi di produzione e di distribuzione della ricchezza per e nell’interesse dell’intera comunità socialista. L’idea della proprietà privata dei mezzi di produzione e di distribuzione viene del tutto superata, diventa obsoleta, e la realizzazione della società socialista pienamente ottenuta.

Non parlo qui, al momento, sul come, in quale modo, con quali metodi e processi, si arrivi ad una società socialista. Mi preme evidenziare il punto di arrivo del nostro percorso politico. Ovvero, se la società socialista così come è stata sopra definita è l’obiettivo politico dei socialisti, allora i socialisti devono essere, per quanto concerne l’obiettivo politico, assolutamente dogmatici, ortodossi. Non ci deve essere alcuno spazio per revisionismi, opportunismi e cambi di finalità. L’obiettivo politico rimane il raggiungimento di un mondo diverso il quale implica l’emersione dell’uomo nuovo. L’obiettivo politico dei socialisti deve essere scolpito sulla pietra, immodificabile. Chiunque pensi, invece, che il socialismo sia una sorta di metodo, di stampella, utile a smorzare gli effetti selvaggi del capitalismo, rendendolo umano, accettabile per il campo degli oppressi, non è un socialista e non persegue il nostro stesso fine politico: la società socialista.

Se l’obiettivo politico è chiaro, definito, senza alcuna possibilità di fraintendimenti, è ora il momento giusto per porre la questione del socialismo largo organizzato e la questione della tattica.

Per socialismo largo organizzato si intende la comunità socialista formata dalla scuola di partito che agisce creando le condizioni per la formazione dell’identità socialista all’interno di un preciso quadro ideologico il cui obiettivo politico è nel raggiungimento della società socialista. La realizzazione del socialismo largo organizzato presuppone, quindi, la rimozione di tutte le incomprensioni, le incrostazioni storiche, esclusivamente tattiche, all’interno dell’ideologia socialista il cui obiettivo strategico è il raggiungimento della società socialista. Edificare il socialismo largo organizzato significa costruire una comunità politica con una solida coscienza socialista che accolga tutti coloro che perseguono l’obiettivo strategico sopra definito e che sia la vita del partito, poi, a valorizzare la discussione propositiva sugli aspetti tattici. I socialisti devono essere dogmatici sull’obiettivo strategico; non lo siano sulla tattica.

La questione della tattica è materia di discussione interna al partito poiché non intacca assolutamente l’aspetto strategico con infiltrazioni revisioniste, ma indica una via, decide quali passi compiere per instradarsi verso l’obiettivo politico. L’obiettivo è unico; su come arrivarci è materia di discussione interna al partito. Quanto detto implica un deciso superamento delle divergenze tra socialisti e comunisti, se naturalmente si ha lo stesso obiettivo strategico. Moltissimi socialisti e moltissimi comunisti, invece, hanno ormai abbandonato l’impostazione ideologica socialista, rifugiandosi nel più comodo campo avverso borghese. Essi, chiaramente, non perseguono i nostri fini politici.

Non ci sono più margini per divisioni su tatticismi che fanno il gioco del capitale e dei padroni. La discussione sull’aspetto tattico, ovvero sul come condurre il partito, ovvero l’organizzazione, verso l’obiettivo strategico comune, è la linfa che alimenta la discussione in un grande partito socialista.

Siamo chiari. L’obiettivo strategico è il supermanento dell’egemonia del capitale, il superamento del capitalismo in quanto sistema di società. La questione tattica, invece, pur essendo variegata e multiforme contiene le motivazini delle scissioni avute nel socialismo internazionale, ovvero include la differenziazione tra riforma e rivoluzione. Si è errato pesantemente nello scindersi su una questione del genere, e seppur con motivazioni che, contestualizzati, possono sembrare reali, si è indebolito il movimento socialista tutto. Chi continua a porre la questione tra riforma e rivoluzione come una questione strategica continua a sbagliare. Continua a ripetere lo stesso errore già commesso nella storia del socialismo.

Non discuto la necessità di rompere con chi considera il socialismo una sorta di ciambella di salvataggio per il capitalismo. Non considero come compagno di viaggio chi desidera un capitalismo umanizzato. No! Questo punto lo abbiamo già affrontato, e lor signori sono fuori dal nostro campo di azione, sono quinte colonne che lavorano contro la prospettiva socialista nel mondo. Discutiamo, invece, di donne e uomini che hanno lo stesso desiderio politico, ovvero superare profondamente e strutturalmente lo status quo per l'emersione non solo di una società diversa, giusta, ma per l'emersione di un essere umano nuovo. Chiunque abbia questo sogno e lavora per realizzarlo, deve essere partecipe e militante all’interno della stessa organizzazione. Riforma e rivoluzione sono degli strumenti per la  realizzazione di un percorso politico. Essi sono opzioni, sono il mezzo. Non il fine. Non sono e non devono essere la motivazione che porta uomini e donne a rompere oppure a non convergere in una stessa organizzazione. Guardando agli errori commessi, dobbiamo imparare e rimediare.

Ripartire come organizzazione politica evitando differenziazioni nefaste e fuori dal tempo. Riforma e rivoluzione devono essere considerati come strumenti tattici in mano al partito il quale, tenendo conto del contesto storico, attualizzando appunto gli insegnamenti dei padri del socialismo, decide come procedere e quali leve usare. Sarebbe un errore logico, nonché politico, definirsi riformatori (non riformisti) o rivoluzionari, o l’uno o l’altro. Siamo socialisti con un unico obiettivo politico e usiamo quello che ci serve per raggiungere tale obiettivo, tenendo conto della realtà in cui siamo.

Oggi, è nostro l’onere di riorganizzare le idee, rielaborare il socialismo dal punto di vista teorico ed avviare un percorso organizzativo inclusivo che eviti gli errori commessi in passato. Errori che, tra scissioni e incomprensioni, hanno distrutto una speranza che oggi sarà molto complicato riavvivare. Sta a noi riorganizzare la teoria socialista per il futuro, a noi l’onere di ripensare il socialismo.