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Global Compact for Migration

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di LAVINIA ORLANDO

Il nuovo spauracchio delle destre sovraniste ed anti immigrazioniste si chiama Global Compact for Migration ed è un documento che nasce in sede ONU come diretta emanazione della c.d. Dichiarazione di New York del settembre 2016 su rifugiati e migranti.


Il famigerato protocollo indica ventitré obiettivi finalizzati al raggiungimento di movimenti migratori “sicuri, ordinati e regolari”, è frutto di approfonditi negoziati ai quali l'Italia ha partecipato attivamente, in particolare col governo Renzi, e verrà firmato dai Paesi aderenti in occasione di una conferenza ad hoc, convocata a Marrakech il 10 e 11 dicembre prossimi.

Si tratta, in sostanza, di un accordo internazionale nato sotto l'egida delle Nazioni Unite, rispetto al quale il Presidente del Consiglio Conte aveva manifestato pieno accordo, addirittura pronunciandosi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, poco meno di due mesi fa, esplicitando di “sostenere il Global Compact su migrazioni e rifugiati...come sfida che può e deve essere accolta con un approccio di responsabilità condivisa in una logica di partenariato tra Paesi di origine, transito e destinazione dei flussi”.

Cosa sia cambiato nella mente di Conte da quel giorno di fine settembre ad oggi non è dato sapere, ma il documento, che nel frattempo non è assolutamente mutato, è finito sotto l'occhio del ciclone di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia ed il Primo Ministro è stato costretto a smentire se stesso (ma lo stesso vale per il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi, che si era espresso nello stesso senso di Conte in giorni molto più recenti alla Camera). Il governo italiano non si recherà a Marrakech e non firmerà in quella sede il documento o, forse, non lo firmerà neanche successivamente, a seconda della determinazione che assumerà al riguardo il Parlamento, chiamato, non si sa secondo quali tempistiche, ad esprimersi sulla questione.

Per il momento, dunque, l'Italia decide di non decidere ed ancora una volta il diktat di Matteo Salvini prevale su tutto il resto (“sull'immigrazione decidono l'Italia e gli italiani”), comprese le sempre più presunte intenzioni del Movimento Cinque Stelle (che in questo caso sembrava essere favorevole al documento) e la figuraccia in mondovisione del Presidente del Consiglio di uno degli Stati componenti il G7.

Passi, tuttavia, senza scandalo l'improvviso mutamento di vedute, che sarebbe stato più comprensibile se fosse avvenuto in una fase precedente, ma che potrebbe essere comunque plausibile visto il mutamento di governo, resta da comprendere il merito della vicenda.

Cosa contiene il Global Compact for Migration tale da far porre le barricate alle destre europee – dal momento che non è la sola Italia ad aver fatto un passo indietro rispetto alla ratifica dello stesso? E qual è il valore giuridico del documento?

I punti di cui lo stesso si compone ribadiscono quanto già enunciato in altri atti (tuttavia sovente finiti nel dimenticatoio) delle Nazioni Uniti: ridurre i fattori strutturali che costringono le persone ad emigrare, assicurare che tutti i migranti abbiano diritto alla propria identità ed all'adeguata documentazione, accrescere disponibilità e flessibilità di corridoi umanitari, rafforzare la risposta transnazionale contro il traffico di migranti, usare la detenzione dei migranti solo come misura di estrema ratio e lavorare per trovare delle alternative, assicurare l'accesso dei migranti ai servizi minimi, realizzare piena inclusione e coesione sociale, eliminare ogni forma di discriminazione, investire nello sviluppo delle competenze, creare le condizioni idonee affinché i migranti possano pienamente contribuire allo sviluppo sostenibile in tutti i Paesi.

Ecco come da una veloce lettura dei punti indicati sia facile comprendere per quale ragione una parte del governo giallo – verde non ritenga che l'Italia debba firmare il Global Compact for Migration. Non si capisce anzi come i Cinque Stelle possano essere concordi col documento, dal momento che hanno firmato un decreto sicurezza che va nel senso esattamente contrario – si pensi, giusto per citare un esempio, al riferimento alla detenzione dei migranti come “ultima spiaggia” ed a come, invece, nel nuovo provvedimento targato Matteo Salvini addirittura si allunghi il tempo massimo entro il quale i migranti possano essere trattenuti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio.

Di più, scorrendo il preambolo del documento ONU, non mancano i riferimenti alla migrazione intesa come una risorsa e peraltro non si fa alcun cenno a differenziazioni in ordine alle ragioni che generano gli spostamenti di donne e uomini da un Paese all'altro, con ciò contravvenendo ad uno dei principi sacri che regolano le politiche dell'attuale governo, per cui si afferma di assicurare porte aperte ai migranti che scappano da guerre e persecuzioni, al contrario chiudendo i confini a chi cerca condizioni di vita migliori, senza minimamente indagare e successivamente agire sulle cause generatrici di tali problematiche e senza neanche considerare i tanti italiani che, anche in queste ore, si trasferiscono all'estero, non di certo per fuggire da conflitti armati, ma semplicemente per trovare un lavoro.

Circa la vincolatività del documento, non ci sono dubbi: come confermato dallo stesso Segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, che ha chiarito che il Global Compact non è altro che “una raccolta di principi guida” e che gli Stati non saranno obbligati a seguirne necessariamente ogni aspetto, il documento non è vincolante per gli Stati firmatari – circostanza che non fa che rendere ancora più assurdo il dibattito che si sta sviluppando intorno allo stesso, soprattutto con riferimento alla presunta cessione di sovranità cui l'Italia acconsentirebbe in caso di adesione al Global Compact, secondo una delle tante bufale che circolano oramai incontrollate.

Il governo del cambiamento targato Matteo Salvini ritiene, dunque, coerentemente assurdo - per dirlo con Giorgia Meloni (un'altra ferma oppositrice del documento ONU) - che l'Italia sottoscriva e si impegni a seguire un atto per cui l'immigrazione – meglio, qualunque tipo di immigrazione - possa essere considerata come un diritto fondamentale dell'essere umano.

Peccato che il documento, come visto, non sia per nulla vincolante e che la polemica non generi altro risultato che deviare l'attenzione dai problemi concreti del Paese e del governo e di puntarla, ancora una volta, sulle vittime sacrificali del momento, i migranti, che continuano a fungere da facili bersagli di un odio sociale che non trova tregua.