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Facciamo il punto

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di MAURO BESCHI*

Desidero cogliere questa occasione per fare il punto sulla situazione in cui noi stiamo portando avanti la nostra azione, una azione faticosa nella quale pesano le nostre forze ridotte, pur fondate su un impegno individuale meraviglioso e disinteressato, le nostre scarsissime risorse, tutte costituite da autofinanziamento, e, soprattutto, un nuovo e pericoloso clima di stanchezza, delusione e ripiegamento che attraversa gran parte di coloro che, avendo a riferimento i valori Costituzionali,  hanno visto via via scemare il ruolo delle Istituzioni e della politica verso scelte progressiste, di legalità  e di solidarietà sociale.


Ma vi è un aspetto in più. La crisi della rappresentanza, di cui tanto abbiamo parlato con le nostre iniziative sulla Legge elettorale, e una nuova narrazione egemonica stanno mettendo in gioco i valori su cui si è costruito il Paese nel dopoguerra, con l’aggravante di una torsione del messaggio, fondato su falsificazioni o sulla modifica del significato delle parole. La “neolingua” proclama la parola “riforma” mondandola dal suo significato progressista, sociale, ed allora riforma diventa il Jobs Act, la proposta renziana di devastare la Costituzione, una modifica del prelievo fiscale che, negando il dettato costituzionale sulla progressività della tassazione, favorirà i redditi più alti e, diminuendo le entrate statali, contribuirà a destrutturare ulteriormente lo “Stato sociale”. Ma l’attuale dibattito deforma il messaggio anche sottacendo il merito delle questioni, coprendolo con montagne di retorica e suggestioni con l’obbiettivo di trasformare la rabbia, lo smarrimento e le paure cresciute con le conseguenze della crisi economica e sociale in parole e proposte che risultano estranee alla materialità delle sofferenze, dei bisogni e delle speranze concrete dei cittadini.

Allora ci vengono presentate Proposte di Legge che, ad essere generosi, attenuano l’ingiustizia su qualche aspetto dell’enorme ventaglio di precarietà con un “cambiamento” che farà riconquistare i diritti del lavoro e, sul complesso tema della migrazione, coloro che si battono per l’obbligatorietà del crocefisso in classe ci propongono provvedimenti che tra trattano gli (alcuni) uomini alla stregua di animali.

In questa situazione, che aggrava la salute della nostra DEMOCRAZIA, come testimoni l’ultima uscita che prefigura l’inutilità dei Parlamenti, si inseriscono le nostre iniziative, le nostre Campagne, la nostra azione di RESISTENZA e di difesa della Costituzione.

Quindi, al di là dei nostri limiti, un’attività non inutile perché ha tenuto aperto lo spazio di un dibattito pubblico sulla qualità della democrazia nel nostro Paese.

Tuttavia l’evolvere della situazione ci costringe a una riflessione sulla missione che una struttura di servizio come il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (composta da giuristi, economisti, insegnanti, personalità impegnate in settori politici e sindacali), alle forme con cui agire nel mutato contesto politico nazionale ed internazionale.

Il tema non sono solo le riforme istituzionali (pericolo che oggi rimane sullo sfondo) ma la riforma della Costituzione materiale attuata attraverso politiche che producono discriminazione, violenza, privazione dei diritti fondamentali per categorie di persone e costruiscono il consenso giocandosi la carta della contrapposizione dei diritti degli uni contro gli altri. E’ questo il tempo della resistenza alla catastrofe ed al disumano che avanza in nome di quel patrimonio di civiltà irrecusabile condensato nella dichiarazione universale dei diritti umani e nella Costituzione della Repubblica italiana.

Un nuovo profilo per l’iniziativa del Coordinamento, mettendo a frutto le competenze e le collaborazioni che abbiamo costruito in questi anni, potrebbe configurarsi della creazione di un Osservatorio sulle vicende politiche che hanno il più rilevante impatto istituzionale.

I temi da mettere sotto osservazione potrebbero essere i seguenti:

  • riforme istituzionali ed elettorali, attività internazionali;
  • politiche migratorie, discriminazioni e rispetto dei diritti umani fondamentali;
  • riforme della giustizia e questioni legate alla sicurezza nei limiti in cui incidono sui diritti fondamentali
  • attuazione/negazione dei diritti sociali.

Ovviamente l’Osservatorio non si dovrà essere solo un punto di osservazione ed analisi ma dovrà elaborare documenti, se del caso promuovere denunce o ricorsi, interloquire con sindacati, associazioni e partiti, organizzare manifestazioni, promuovere convergenze politiche su temi specifici di resistenza costituzionale.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro, componenti dei Comitati locali, sostenitori, cittadini che in questi mesi ci hanno sostenuto col loro insostituibile impegno e sostegno e per augurare a tutti delle buone vacanze in grado di corroborare il corpo e lo spirito, per ricominciare la nostra battaglia d’autunno.

La resistenza continua.

*Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

APPROFONDIMENTI

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