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Il nuovo Governo al via

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di LAVINIA ORLANDO

Dopo un'estenuante attesa, grazie alla fiducia accordata da entrambe le Camere, l'esecutivo Conte è finalmente pronto per dispiegare i suoi effetti.


Proprio per evitare il solito disfattismo di cui tanto vengono accusati tutti coloro che si collocano all'opposizione di un nascente governo, si è attesa la nascita ufficiale dello stesso per commentarne l'avvio.

Ed è abbastanza significativo il fatto che, più che le parole pronunciate dal nuovo Presidente del Consiglio in occasione del discorso programmatico dapprima al Senato e successivamente alla Camera, sono le dichiarazioni di alcuni esponenti della Lega (precedenti o successive rispetto alle relazioni di Conte) a fornire la chiara cifra degli intenti del c.d. esecutivo del cambiamento.

Si è partiti con uno dei classici targati Matteo Salvini (ora Vicepremier): la propaganda anti-immigrato, vero e proprio pilastro che ha consentito al leader della Lega di sfondare da Aosta ad Agrigento. La nuova frase ad effetto, pronunciata qualche giorno prima del voto di fiducia, da ricollegare ad una delle promesse elettorali che accomunavano diversi tra i partiti presentatisi alle elezioni (“rimpatrieremo centinaia di migliaia di immigrati clandestini” - con cifre variabili da 500.000 a 900.000), recita quanto segue: “È finita la pacchia per i clandestini, preparatevi a fare le valigie”. Sarà davvero interessante comprendere in quale maniera e con quali coperture economiche il nuovo Ministro dell'Interno riuscirà nell'intento da sempre manifestato: restituire l'Italia agli italiani, così evitando, secondo la sua teoria, il depauperamento dei fondi e dei posti di lavoro nazionali in favore degli stranieri.

Al di là della banale considerazione per cui, solo a visionare le immagini degli sbarchi in Sicilia ed a ascoltare le narrazioni di chi è riuscito a sopravvivere al mare, non si comprende dove sia rinvenibile la pacchia a cui Salvini e seguaci continuano a fare riferimento, è davvero significativo che l'intento di liberare l'Italia sia stato ribadito quasi in contemporanea col verificarsi di un episodio molto grave, di cui giornali e tv poco si sono occupati: l'omicidio (commesso da un italiano) di un sindacalista dell'Unione Sindacale di Base proveniente dal Mali, Soumaila Sacko, mentre era impegnato, con altri due connazionali, regolari come il giovane ucciso, a raccogliere lamiere abbandonate per costruire una baracca di fortuna in cui, a differenza di quanto affermato da Salvini, cercare di sopravvivere (altre che pacchia), dopo aver lavorato nei campi calabresi per ore ed ore a fronte di un salario di molto al di sotto rispetto a quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale. Nonostante gli inquirenti stiano ancora indagando circa il movente dell'omicidio (se razzista o legato al furto), restano due punti su cui riflettere: le condizioni degradanti in cui molti migranti sono costretti a vivere nella nostro civilissimo Paese (tendopoli, baraccopoli ed altri luoghi di fortuna) e le giustificazioni che taluno ha tentato di offrire in ordine a tale gesto (“stava rubando”), come se un furto (sempre che di furto si sia trattato, dal momento che le lamiere erano abbandonate) possa motivare un omicidio. La verità è che stiamo progressivamente perdendo qualsiasi freno inibitore e Matteo Salvini ed altri come lui sono tra gli artefici di questo complessivo imbarbarimento.

Voltando pagina, anche rispetto ad un'altra tematica sensibile, su cui, ad onor del vero, il precedente governo ha compiuto dei passi in avanti, il nuovo esecutivo sembra avere le idee chiare, così come esplicitate sempre da un leghista. Indipendentemente da quanto indicato nel contratto (programma) di governo (che nulla prevede al riguardo), l'appena nominato Ministro della Famiglia e disabilità Lorenzo Fontana ha precisato, senza ombra di dubbio, le sue priorità: incrementare le nascite, ridurre gli aborti e sostenere la famiglia naturale, chiarendo che le famiglie arcobaleno, invece, non esisterebbero, almeno secondo la legge. Nonostante sia inutile specificare quanto tale affermazione sia falsa, sia in punto di diritto (si veda la legge n. 76 del 2016 che ha riconosciuto le unioni civili tra persone dello stesso sesso), sia con riferimento alla realtà concreta, è tuttavia quasi scioccante pensare ad un Ministro della Repubblica che, nel 2018, dopo decenni di lotte, si faccia portatore di concetti (indipendentemente da quanto accadrà dal punto di vista legislativo) medievali. Ed è forse ancora più destabilizzante la circostanza che il Movimento Cinque Stelle non abbia al riguardo proferito parola.

Ancora, ritornando a Matteo Salvini, la sua idea sulla flat tax, presente nel contratto di governo e tra i punti più importanti del programma della Lega, è stata chiaramente esplicitata dallo stesso leader del Carroccio: attraverso un sistema fiscale che prevede un'aliquota fissa, salvo deduzioni e detrazioni, si consente a chi guadagna di più di risparmiare maggiormente, così reinvestendo, spendendo ed assumendo di più. Siamo ben lontani dal principio di progressività del sistema fiscale, così come sancito dalla Costituzione: se è vero che l'obiettivo è che tutti paghino un po' di meno, è ovvio che chi guadagna di più si troverà a pagare molto di meno, senza la certezza che la spesa aumenti (così generando un incremento nella domanda) e, soprattutto, è evidente che chi ha meno continuerà ad avere meno. Chissà quanto questo ragionamento sia chiaro ai milioni di meridionali che hanno votato in massa Movimento Cinque Stelle e che ora si ritrovano a dover fare i conti con idee programmatiche che vanno a sicuro vantaggio del più ricco Nord. Anche in questo caso, peraltro, va sottolineato l'assordante silenzio dei grillini, che sembrano, in questa fase, totalmente succubi delle sortite leghiste.

Strettamente ricollegato a tale ragionamento, non si può che citare l'appena pubblicato Rapporto Censis sul Servizio Sanitario Nazionale, che narra di un crescente rancore del Nord nei confronti del Sud con riferimento alla mobilità sanitaria (della serie “curatevi a casa vostra”), di sette milioni di italiani che pagano da sé le cure private e di dodici milioni che saltano le file con le raccomandazioni.

Ecco come, se non si metterà mano alla sanità e se si modificherà il sistema fiscale nel senso appena visto, il nuovo esecutivo non farà altro che allargare la forbice tra chi tutto può e chi, al contrario, non potrà permettersi neanche di curarsi, con buona pace del tanto decantato cambiamento.