Il SudEst

Monday
Jun 18th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Lotta alla criminalità organizzata

Lotta alla criminalità organizzata

Email Stampa PDF

di LAVINIA ORLANDO

Il bell'esempio degli stranieri

 


In molti hanno dato notizia, negli scorsi giorni, di un episodio che merita davvero di essere narrato per una serie di ragioni di seguito elencate.

Si tratta di un'aggressione, peraltro perpetuata per futili motivi, a danno del titolare di un bar della zona Romanina e di una disabile. L'unica colpa del barista sarebbe stata quella di non aver servito immediatamente i due aggressori, al contrario facendoli attendere rispettando l'ordine di arrivo di tutti gli avventori del locale, scelta assolutamente sensata per chiunque, ma non per i due in questione, affiliati al clan Casamonica, oramai noto alle cronache, giudiziarie e non, per essere il gestore, in particolar modo nel Lazio, di traffici illeciti di vario tipo e di usura e, dunque, abituati ad essere serviti e riveriti in tutte le zone di influenza.

È purtroppo chiaro che episodi di questo tipo non siano affatto una rarità in tutti i Comuni oggetto di controllo da parte della malavita, così come è altrettanto lampante che raramente le vittime trovino il coraggio di rivolgersi alle competenti autorità per denunciare gli accadimenti ed assicurare alla giustizia gli autori di tali vili gesti.

In questo caso, invece, la vittima non ha avuto dubbi: il mix tra paura di ritorsioni e timore di perdere la c.d. protezione che, sovente, i clan assicurano a chi sta buono e tranquillo “al suo posto” non ha preso il sopravvento ed il titolare dell'attività colpita dalla cieca furia dei Casamonica è andato avanti per la sua strada, denunciando l'episodio ed i suoi artefici.

Già tale scelta, di per sé, rappresenta un grande esempio di civiltà, di cui è giusto che si parli, così come si è fatto in questi giorni, perché si tratta di una vera e propria notizia, che dovrebbe fungere da monito nei confronti di tutti coloro che non hanno dimostrato il medesimo rigore e senso di giustizia.

Non basti ciò, un altro punto merita di essere sottolineato, forse anche in misura maggiore rispetto alla prima considerazione: il denunciante è il titolare di un bar di un quartiere romano, ma non è italiano.

Si tratta di un rumeno non ancora quarantenne che, con questo gesto, ha dato un'importante lezione agli italiani: a fronte dei tanti romani ad hoc che girano la testa dall'altra parte, giurando e spergiurando di non sapere nulla circa la presenza di clan mafiosi, di non essere mai stati testimoni di episodi malavitosi, al suono della più classica tra le frasi pilatesche, “io mi faccio gli affari miei”, l'uomo, pur straniero, ha dimostrato quale dovrebbe essere la normale reazione a fronte di accadimenti di questo tipo.

“Vogliamo giustizia, chi ha sbagliato deve pagare!”. Con queste semplici frasi la moglie del barista ha spiegato le ragioni per cui si sia proceduto a sporgere denuncia, indipendentemente dalle scontate difficoltà derivanti da questa scelta, ivi incluse minacce ed intimidazioni, così dimostrando cosa significhi avere testa dritta e dignità ferma pure di fronte a soggetti che non vanno tanto per il sottile.

È dunque questa la ragione per cui risulta ora necessario continuare a mantenere accesa l'attenzione sulla vicenda, non dimenticandosi, come spesso accade, delle vittime ed evitando due delle conseguenze possibili in occasione di vicende di questo tipo: che il barista e la sua famiglia vengano bersagliati (metaforicamente, ma non solo) dalle attenzioni poco lecite degli affiliati al clan e che il bar venga colpito da quel misto di maldicenza e cattiveria per cui la gente sia spinta a non frequentarlo più.

Chiunque abiti nei pressi del locale luogo della vicenda non disdegni un caffè o un aperitivo all'interno dello stesso e chi non possa recarsi, per ragioni di lontananza geografica, cerchi di dimostrare la propria solidarietà, attraverso qualsiasi modalità utile e possibile, anche semplicemente iniziando ad utilizzare i social network per ragioni meno superficiali di quanto normalmente accada.

Facciamo così in modo che la coraggiosa scelta di Marian (è questo il nome del ragazzo) diventi, per il nostro Paese, la normalità, ponendo in essere le uniche azioni concrete utili a sconfiggere definitivamente le mafie.