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OGM in vista: Emiliano e Di Cagno Abbrescia insieme?

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di NICO CATALANO

Un tempo non molto lontano esistevano i partiti, luoghi in cui si praticava il confronto, l’elaborazione delle idee e si costruivano le classi dirigenti tramite continua  formazione e selezione, partiti di massa come la democrazia cristiana, il partito comunista, il partito socialista e il movimento sociale, spesso considerati da molti loro iscritti alla stregua di una fede religiosa di cui osservare con devozione dettami e precetti, tanto da considerare il portatore di differenti idee mai un nemico ma pur sempre un avversario con cui dibattere e confrontarsi anche aspramente nelle pubbliche piazze ma quasi sempre con reciproco e dovuto rispetto.


Oggi tutto questo non esiste più, spazzato via sia da quel maggioritario che ha imperversato per venti anni in Italia così come dal proliferare dei tanti partiti personali, un sistema che anziché dare al Paese stabilità come ci ha fatto credere per anni una certa stampa asservita ai poteri forti, ha invece portato l’Italia da essere la settima potenza mondiale alla grave  situazione di crisi multifattoriale odierna e trasformato la politica  e quello che resta dei “partiti” in una continua lotta tra bande armate al servizio dei tanti leader del nulla, gente molto più simile ai signori della guerra che dominavano la Somalia negli anni novanta che ai grandi personaggi della storia politica del nostro Paese.

Capita in questo clima politico balcanizzato, che qualche giorno fa nel foyer del teatro Petruzzelli Michele Emiliano e Simeone di Cagno Abbrescia si sono ritrovati in un incontro organizzato per “creare le condizioni per avviare la crescita del Sud” e moderato da quell’Enzo Magistà direttore di Telenorba come sempre a fare la parte della ciliegina sulla torta in questo tipo di incontri incentrati sull’esaltazione di un pensiero unico.

Nulla di grave figuriamoci, tranne che in un passato non molto lontano, Di Cagno Abbrescia ex onorevole di Forza Italia e sindaco di Bari per due mandati a cavallo tra gli anni novanta e duemila e Michele Emiliano attuale Presidente della Regione Puglia ed ex Sindaco di Bari per il centro sinistra dal 2004 al 2014 se le sono suonate di santa ragione, perché espressione di diversi legittimi e diffusi interessi, di storie differenti, il primo quella delle “grandi e storiche” famiglie baresi, figlio di quella cultura liberalconservatrice da sempre predominante in una città levantina come Bari, il secondo invece espressione di quella cultura di matrice progressista in salsa pugliese, di un movimento che lo ha visto protagonista assieme all’ex presidente della Regione Nichi Vendola, quella stagione politica chiamata primavera pugliese che con il tempo ha tradito molte delle aspettative e degli entusiasmi iniziali, stagione che non ha segnato mai il passo ad una vera e propria estate ma addirittura ci portato per certi versi in un lungo e freddo inverno che perdura ancora.

Ora dopo le minacce di querela e i punti di vista diversi su ogni cosa negli anni passati:  dalla vicenda di Punta Perotti a quella della cittadella della giustizia e del teatro Petruzzelli, alla gestione delle municipalizzate, sino alla implementazione delle attuali  zone a traffico limitato, due protagonisti di quegli anni su fronti contrapposti, decidono di stringere un’alleanza e di limare le distanze per l’interesse dei pugliesi, il parlamentare barese del Pd Dario Ginefra uno di quelli e dei pochi che ai tempi del DiCagno Abbrescia sindaco in qualità di consigliere comunale fu protagonista di una corretta, concreta e puntuale opposizione, per commentare l’accaduto scomoda addirittura Antonio Gramsci parlando di egemonia e vittoria culturale  dell’attuale centrosinistra, non me ne voglia l’onorevole Ginefra ma di quale centrosinistra parla?  si può chiamare centro sinistra quel qualcosa di indefinito che sia allea in una alleanza strutturale con forze che si chiamano “nuovo centro destra” e che hanno come principale finalità la ricostruzione di una destra Italiana, snaturando nella composizione e nelle politiche un area ? non credo.

Si può parlare di vittoria culturale quando sistematicamente al calo dei consensi elettorali solo per non rischiare di perdere le prossime elezioni, si reagisce non cambiando radicalmente quella strategia politica che ha portato gli attuali magri risultati elettorali  magari mettendo in campo politiche più attente alla vita delle persone  ma cooptando di tutto e di più dal campo avverso sino a mutare gli indirizzi politici ? non penso.

Non voglio credere a quello che riportano tante voci maligne, cioè che la stretta di mano tra due ex acerrimi nemici nasconda interessi rappresentati dal mega progetto che il presidente della Regione Puglia prevede per l’acquedotto pugliese, voti da ambienti del centro destra in cambio di super pagate poltrone al futuro AQP l’ennesima intesa elettorale fatta passare per strategia e programmi comuni nell’ interesse dei pugliesi, lascio ad altri questa interpretazione, ma penso che  anziché creare dei veri e propri organismi geneticamente modificati politici tramite accrocchi impresentabili tra fronti contrapposti forse solo sulla carta, sarebbe opportuno che ogni schieramento cominciasse a lavorare seriamente sui diritti, sulle politiche ambientali e occupazionali e su questo chiedere successivamente i consensi, ne vale della credibilità della stessa politica e del futuro di tutte e tutti noi, quando i politici attuali capiranno questo sarà ormai troppo tardi.