PD in picchiata

Stampa

di LAVINIA ORLANDO

Gli avversari del Partito Democratico e di Matteo Renzi non hanno che da ringraziare l'ex Ministra, ora Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi per l'ausilio fornito nell'incrementare il consenso elettorale di tutte le forze politiche a discapito dei democratici.


Si è da poco conclusa la maratona della Commissione bicamerale di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, chiamata ad esaminare cause e responsabili delle crisi che hanno investito alcuni Istituti di credito italiani, tra cui Veneto Banca, Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare dell'Etruria, Banca di Ferrara, Banca delle Marche, Banca di Chieti e Banca Popolare di Vicenza.

Nonostante tra i compiti assegnati alla Commissione ci fossero gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale, la gestione degli Istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto, destinatari anche in forma indiretta di risorse pubbliche, l'efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari, l'adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare nazionale ed europea sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, tutte le attenzioni, morbose in taluni casi, si sono concentrate sul ruolo giocato da Maria Elena Boschi, nella duplice accezione di Ministra per le riforme costituzionali ed i rapporti col Parlamento e di figlia di Pier Luigi, ex Vicepresidente di uno degli Istituti coinvolti nella crisi, Banca d'Etruria.

E pensare che, nell'idea dei democratici, la Commissione avrebbe dovuto sortire effetti deflagranti a carico di Banca d'Italia in primis, spostando l'attenzione mediatica dalla Sottosegretaria renziana ad altri soggetti.

Nella realtà, è avvenuto l'esatto contrario: nonostante le “indebite ingerenze” della Boschi fossero già da tempo abbastanza acclarate, giornali e tv si sono concentrati su questo punto, sviscerando tutte le audizioni proprio con riferimento alle fasi in cui si discorreva degli interventi della Sottosegretaria. La circostanza che la Boschi fosse intervenuta a più riprese su Banca d'Etruria è stata, infatti, confermata da vari soggetti auditi: l'ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco ed il Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che hanno tutti confermato l'interessamento della Boschi per Banca Etruria, pur negando pressioni di alcun tipo. Peccato che chiunque abbia un po' di esperienza di vita comprenda pienamente che, a certi livelli, non è necessario puntare la pistola sulla tempia di qualcuno per significare l'intento di spingere quel qualcuno a fare qualcosa, essendo sufficiente una semplice domanda, peraltro reiterata, o la banale circostanza di introdurre un argomento.

Ecco che, nell'ambiente politico ed economico nazionale, le richieste inoltrate dalla Boschi non possono che essere considerate come delle vere e proprie ingerenze, visti i suoi evidenti legami famigliari. La Boschi, essendo una Ministra della Repubblica, avrebbe dovuto preservare il suo ruolo, rispettare l'Istituzione che rappresenta ed avrebbe dovuto tacere sull'argomento, trovandosi in un'evidente posizione di conflitto d'interessi.

E, dato che gli italiani non sono totalmente disattenti e nonostante le tante interpretazioni contrarie provenienti dai soliti noti giornali, l'azione della Commissione, che, va ribadito, avrebbe dovuto occuparsi anche e soprattutto di altro, non ha fatto che peggiorare la posizione della Sottosegretaria, che sta trascinando con sé tutto il Pd, che continua, imperterrito, a fare finta che nulla sia successo ed a giustificare l'ingiustificabile.

Eppure sarebbe stato sufficiente ammettere di avere sbagliato, magari abbandonare l'impegno politico e ritornare a condurre una vita normale.

In tutto questo marasma, con fiumi e fiumi di parole versate per raccontare del ruolo svolto dalla Boschi, si è peraltro persa di vista la vicenda centrale: migliaia di risparmiatori truffati, con, apparentemente, grossi punti interrogativi circa le responsabilità addebitabili a ciascuno degli attori coinvolti.

La Commissione avrebbe dovuto comprendere se e quanto gli amministratori degli Istituti coinvolti siano responsabili del disastro visto e se ci sia stata colpa o dolo; avrebbe, inoltre, dovuto chiarire se Consob, che dovrebbe tutelare risparmiatori ed investitori, abbia svolto alla perfezione i suoi compiti; avrebbe, altresì, dovuto capire in quale misura le stesse autorità europee e nazionali possano aver inciso, a posteriori, nell'incremento dei danni subiti dai risparmiatori.

Ed allora, più che continuare a disquisire di quanto è già più che chiaro, s'impegni la politica, per quanto di  sua competenza, ad evitare che, anche per la vicenda “crisi bancarie”, si adotti la medesima regola già usata in tante altre situazioni: un'unica grossa colpa collettiva per disconoscere le tante colpe individuali.