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La prescrizione, presidio di legalità

La prescrizione, presidio di legalità

di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Il M5S ha presentato un emendamento, in campo penale, che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio e fino a sentenza definitiva. La ragione di questo emendamento è impedire che autori di gravi reati, vengano “salvati” dalla prescrizione. Motivazione che ha trovato la reazione positiva “dell'uomo della strada”, ma non degli avvocati. La prescrizione viene vista da molti come “salva furbetti”. Certamente ha permesso a discutibili personaggi di evitare condanne, ma la prescrizione è un fondamentale presidio di democrazia. Perché stabilisce il principio che lo Stato non può disporre dell'imputato a suo piacimento. Il processo deve avere una durata ragionevole e certa. Se lo Stato non riesce a concludere il processo nei tempi stabiliti, è giusto che il processo venga chiuso. Perché spesso dimentichiamo quali effetti ha essere imputato ed avere carichi pendenti, niente lavoro spesso e immagine rovinata. Non dimentichiamo che l'imputato gode della presunzione di non colpevolezza. Ovviamente è giusto garantire le vittime di gravi reati, ma già oggi per i reati gravi la prescrizione ha tempi lunghi o non si applica. Comunque si potrebbe intervenire per singoli reati. Invece l'emendamento del M5S non prevede distinzioni. Per qualsiasi reato e anche nel caso di assoluzione in primo grado, la prescrizione si blocca. Con il risultato che i processi potrebbero avere una durata lunghissima. Una persona assolta potrebbe rimanere per molti anni nel limbo. A tali obiezioni la risposta del Ministro della Giustizia è “ Nessun problema noi potenziamo gli uffici giudiziari e a durata dei processi sarà breve “. Promesse vecchie di anni, senza grossi risultati. Comunque prima si potenziano gli uffici giudiziari e solo dopo si fanno interventi mirati sulla prescrizione. La cosa grave di questo emendamento è il considerare tutti gli imputati colpevoli. Un principio pericoloso. Inoltre nel nostro sistema penale, amnistia e prescrizione hanno avuto, da sempre, anche funzione di valvola di sicurezza. La classe politica non ha mai potuto o saputo trovare i soldi per costruire nuovi carceri e potenziare gli uffici giudiziari, quindi l'amnistia serviva per limitare l'affollamento delle carceri, la prescrizione per evitare processi eterni. I nostri conti pubblici sono quelli che sono. Inutile amministrare la giustizia con slogan. Le vittime vanno assolutamente tutelate, ma imputati e detenuti, non possono pagare le mancanze dello Stato in campo penale. L'imputato deve avere la stessa dignità e gli stessi diritti della parte civile. Invece in Italia la presunzione di non colpevolezza esiste solo sulla carta. La difesa non ha lo stesso “peso” della pubblica accusa. I consulenti della difesa non hanno la stessa considerazione dei consulenti del Pubblico Ministero. Basta un rinvio a giudizio per far titolare ai giornali “Giustizia è fatta”, senza aspettare il processo. Poi quando l'imputato viene assolto, la notizia non viene data o viene data con minima visibilità. La vicenda dolorosa di Enzo Tortora non ha insegnato nulla. La sua immagine di innocente in manette non ha insegnato nulla. Assolutamente nulla.

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