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Voucher: il grande imbroglio del Governo

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di NICO CATALANO

Erano stati cancellati lo scorso inverno dalla porta principale, ma in questi giorni sono rientrati dalla finestra istituzionale,

 

i voucher lo strumento introdotto negli anni passati dal governo Renzi per regolamentare le diverse forme di prestazione del lavoro occasionale, aboliti  in fretta e furia a metà marzo dal governo Gentiloni  tramite un decreto d’urgenza che aveva come finalità solo quella di scongiurare un rischio per la maggioranza di governo espresso da un referendum sull’opportunità dello stesso strumento normativo, consultazione indetta dalla Cgil attraverso una raccolta di oltre un milione e mezzo di firme di cittadini italiani al fine di chiedere appunto un referendum popolare per abrogare gli stessi voucher.

 

Referendum che se si fosse svolto il 28 Maggio 2017 così come indicato dalla Consulta, avrebbe prodotto dopo quella subita lo scorso 4 dicembre 2016 un’altra debacle sia per Matteo Renzi ma anche per il suo partito democratico, partito che una volta sventato il pericolo rappresentato dalle urne referendarie, reintroduce in questi giorni attraverso una voce nella “manovrina” finanziaria  i voucher  “due”  sotto  forma di  “buoni lavoro” diversi per il nome ma identici nella sostanza a quelli precedentemente aboliti,   tanto da fare apparire il provvedimento agli occhi dei cittadini come una presa in giro, una furbata, l’ennesima da parte di chi crede di essere il padrone di tutto,  dimostrandosi  totalmente insensibile alla volontà popolare, evitando addirittura anche il confronto sulla questione con le parti sociali.

Inoltre, la reintroduzione dei voucher segna una riedizione istituzionale di quel famoso “patto del Nazareno” siglato nel lontano 2014 proprio tra Renzi e Berlusconi, infatti il ritorno dei voucher è stato approvato in commissione bilancio su proposta del partito democratico e con il favore dei voti oltre che dello stesso Pd, anche della Lega nord e di Forza Italia, contrari invece si sono espressi Sinistra Italiana-Possibile, M5S e i Bersaniani di Mpd  delimitazioni di campo non casuali ma che di fatto fanno emergere la linea futura e quello che sarà “il nuovo corso” Renziano del Partito democratico.

Il decreto che ora deve essere convertito in legge da entrambe le Camere entro il 24 di giugno non andrà incontro a grandi ritocchi, questa blindatura senza possibilità di discussione politica in merito fa presagire un altro scenario nel futuro immediato, ovvero la volontà da parte dello stesso  Renzi e del Pd di usare il tema dei voucher per cercare un ‘incidente’ parlamentare con la conseguente “caduta” del governo Gentiloni e quindi ottenere  il voto anticipato entro il mese di ottobre; questa ultima considerazione è più di una ipotesi in quanto il movimento democratico e progressista ossia il partito fondato dagli ex pd fuoriusciti  nei mesi scorsi perché in dissenso con le politiche di Matteo Renzi ma ad  oggi ancora parte della maggioranza di governo ha dichiarato l’abbandono della maggioranza nel caso in cui  i “voucher due” saranno portati alle Camere per la discussione parlamentare finale di conversione in legge, facendo così venire meno i già risicati numeri che sostengono oggi l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni.

Una strategia perversa studiata ed attuata sulla pelle degli Italiani  attraverso un modus operandi non proprio in linea con la democrazia e con le prassi democratiche; chi è pronta a dare battaglia è Susanna Camusso, la segretaria generale della CGIL  che annuncia una giornata di mobilitazione nazionale assieme a una raccolta firme contro questa decisione che si terrà presumibilmente il 17 di giugno prossimo oltre alla imminente presentazione di un ricorso in Cassazione e alla Consulta.Aggirare con un artificio burocratico un referendum per poi reintrodurre gli stessi strumenti che quel referendum chiedeva di abrogare attraverso emendamenti in commissione è inaccettabile da parte di ogni persona di buon senso, sarebbe il caso che il Presidente Sergio Mattarella in qualità di capo dello Stato, di garante della Costituzione e in particolare dell’articolo 75 che disciplina i referendum faccia sentire la propria voce, perché in questa vicenda è in gioco la credibilità della nostra democrazia.