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Padoan a difesa dei redditi alti

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di NICO CATALANO

La relazione denominata “pacchetto di primavera” stilata dalla Commissione Europea,

ovvero il rapporto ufficiale che contiene sia  l'analisi dei conti pubblici Italiani così come tutte le raccomandazioni da parte della tecnocrazia di Bruxelles al governo di Roma, conferma che il nostro Paese ha attuato durante l’anno in corso tutte le misure di bilancio addizionali richieste per rispettare la regola del debito, dimostrando così una flessibilità intelligente, inoltre sempre la stessa Commissione Europea ha usato parole di apprezzamento a riguardo della situazione ciclica Italiana, riservandosi di valutare successivamente la conformità con il criterio del debito sulla base di quelle che saranno le previsioni autunnali.

A tal fine, il commissario per gli affari monetari dell’Unione Europea Pierre Moscovici ha evidenziato come nel rapporto per il 2018 non sono menzionate cifre e questo proprio per lo sforzo di aggiustamento che dovrà essere fatto dall'Italia, infatti sempre secondo Bruxelles gli impegni descritti nel Programma nazionale di riforma sono “sufficientemente ambiziosi, ma l'assenza di dettagli sull'adozione e di un calendario dell'attuazione limita la loro credibilità" tanto da indurre lo stesso commissario nel rivolgere un monito all’Italia:  “le regole sono regole e vanno da tutti rispettate”  il che dimostra come in questo momento storico, il nostro Paese sia un osservato speciale dell’Eurozona.

Infatti proprio nelle raccomandazioni la stessa Commissione chiede al governo di Roma di mettere in atto politiche che  dovranno sia "rafforzare la ripresa ma anche assicurare la sostenibilità dei conti"  per questo tra le diverse proposte, merita menzione quella di reintrodurre la tassa sulla prima casa per i redditi elevati allo scopo di spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a tasse meno dannose per la crescita.

Questa proposta di reintrodurre la tassa sulla prima casa per i più ricchi, cancellata qualche anno fa in modo superficiale proprio dal governo Renzi non ha trovato per niente d’accordo il nostro ministro dell’economia Piercarlo Padoan che ha risposto stizzito a Bruxelles evidenziando come il “cambiare idea su una tassa che è stata cancellata da pochi anni non è affatto una buona idea".

Risposta dettata non dal merito della stessa proposta ma dalla contingenza politica, dagli accordi in corso in questi giorni tra le forze politiche sulla nuova legge elettorale da approvare e dalla prospettiva sempre più reale di elezioni anticipate magari a settembre o ad ottobre prossimo, tutti elementi che impongono al segretario del Pd Matteo Renzi, dalle cui decisioni dipendono le sorti del governo Gentiloni, di non lasciare tracce sue e del Partito democratico in una manovra economica drastica e impopolare da attuare prima della campagna elettorale.

Fare pagare le tasse in modo proporzionale alla ricchezza posseduta da ogni contribuente è un concetto sia di alta civiltà ma anche di giustizia sociale ed è alla base della coesione sociale di uno Stato e dovrebbe essere un “cavallo di battaglia” di un partito che ha l’ambizione di chiamarsi democratico.

Inoltre fa specie che mentre gli ultimi governi, tutti sostenuti dal partito democratico da Monti a Letta passando per Renzi recitando lo stucchevole “mantra” del c’è lo chiede l’Europa,  hanno  “massacrato” il lavoro e i diritti degli Italiani attraverso tagli alla sanità pubblica e all’istruzione, imposto il fiscal compact e le disastrose politiche all’insegna dell’austerità che spacciate per riforme necessarie e improrogabili hanno di fatto impoverito il nostro Paese, ora che invece è proprio quell’Europa che chiede alle stesse forze politiche uno sforzo rappresentato dalla reintroduzione di una tassa sulle proprietà immobiliari per le alte fasce di reddito, quella stessa politica risponde picche con un atteggiamento miope, sicuramente preoccupata più del consenso immediato che di dare un senso al futuro dell’Italia, rifiutando un gettito fiscale che aiuterebbe sia la crescita economica della nostra Nazione così come migliorerebbe la vita quotidiana degli Italiani, assicurando loro più servizi pubblici puntuali ed efficienti dalla sanità ai trasporti sino all’istruzione.

Se i partiti attualmente al governo nel nostro Paese, pensano di sconfiggere i populismi cavalcando la demagogia ed  inseguendo gli stessi qualunquisti sui loro temi, è bene che sappiano questi partiti che le elezioni le hanno già perse.