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Il welfare ai tempi dell’austerità

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di MARCO SPAGNUOLO

Dopo anni di chirurgia da macellai, con tagli qua e la, dall’istruzione alla sanità, dai servizi al sostentamento dei più poveri, ecco che quest’anno il welfare italiano subisce un colpo da maestri: da 500 a 450 milioni, questo il taglio al Fondo per la non autosufficienza; da 313 a 90 milioni, invece, il taglio al Fondo per le Politiche sociali. Tutto ciò senza che il ministro del lavoro sia stato interpellato, deciso tutto dal ministro dell’economia e dalle regioni – così scrive Luigi Bobba, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociale, in una risposta scritta a Donata Lenzi, deputata PD.

Questi, che sembrano solo numeri, sono seri tagli, ultimi di una lunga serie, a servizi per garantire una vita dignitosa a centinaia di migliaia di cittadini: dai meno abbienti ai più piccoli, dagli studenti ai disoccupati, dai malati ai disabili, fino ai centri antiviolenza e di accoglienza per le donne. Infatti, l’associazione 16 novembre, associazione di rappresentanza per i malati di SLA, richiede il ritiro di questi tagli e l’aumento della destinazione del Fondo nazionale ai malati dal 40% al 60%, mentre il forum del terzo settore denuncia questa mossa come “estremamente dannosa per la salute del paese”.

Nel frattempo, in parlamento si discute di un piano di lotta contro la povertà secondo il quale lo Stato somministrerà un miliardo tra il 2017  e il 2018, quando invece ne servirebbero più di cinque. Mentre, a livello di sanità, sono 422 i milioni decurtati dalla spesa pubblica, proprio a pochi giorni dalla  condanna della Corte Europea per non aver difeso una madre ed un figlio dalla violenza del padre, frutto dei numerosi tagli alle spese sanitarie e sociali.