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Dalla dittatura alla libertà dell'arte

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di FRANCO LISI

Il pittore albanese Arben Shira, per iniziativa dell’assessorato alla cultura e dell’associazione culturale “Emilio Notte”, ha esposto alcuni interessanti dipinti della sua produzione degli ultimi cinque anni presso la pinacoteca comunale di Ceglie Messapica. La mostra si concluderà il 15 luglio. Nato a Durazzo 48 anni fa, Arben Shira , approdò in Puglia con l’esodo del ’91. “Ero venuto in Italia come profugo politico – ci racconta – ero venuto per studiare arte e fare l’artista, cosa che mi era proibita fare in Albania”. Una grande passione per la pittura esercitata fin dall’infanzia. “Ho dipinto da bambino. In Albania a 10 anni ho fatto la prima mostra. Solo che, appartenendo a una famiglia perseguitata dal comunismo, non mi era possibile studiare nelle scuole d’arte e ho dovuto fare i lavori più pesanti e più umili. In miniera o in campagna dovunque andassi, oltre agli attrezzi di lavoro, mi portavo i libri e le matite per leggere e disegnare: era il mio modo di sopportare l’oppressione della dittatura”. La casualità lo ha portato, dopo lo sbarco in Puglia, a Fasano dove ha incontrato le persone giuste che gli hanno consentito di realizzarsi anche artisticamente. Nel ’95 si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bari e grazie alla frequentazione di artisti del calibro di Ernest Verner, Irina Hale, Adriano Notte, Vanda Valente, ha potuto perfezionarsi nel suo percorso di ricerca pittorica. Un percorso costante che lo porta a scoprire nuove nuance, nuovi impasti, nuovi riverberi. Dal ’97 è cittadino italiano e vive a Fasano dedicandosi esclusivamente alla pittura. E’ sposato con una sua connazionale; ha due figlie, nate un Italia.