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Crisi Bosch

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di FABRIZIO RESTA

La Bosch è la più importante multinazionale tedesca per ciò che riguarda la fornitura del settore automotive (settore commerciale che comprende tutti i veicoli

 

a motore (automobili, motociclette, camion ecc) che può annoverare tra i suoi clienti aziende come la FCA, Opel, Nissan e Mercedes. La società tedesca si occupa di meccanica di precisione e produce componenti per i sistemi di alimentazione motore (Diesel e Benzina), prodotti di punta storicamente dell’automotive italiano grazie alle competenze nel common rail e dal 2018 di componenti lavorati per valvole idrauliche e di componenti per eBike, le biciclette a pedalata assistita. Dal primo brevetto del 1902 per un magnete ad alta tensione e la candela di accensione per motori a combustione ne ha fatta di strada.

il centro di ricerca di Modugno, in particolare, sviluppa pompe ad alta pressione e conta più di 1800 dipendenti (seconda industria pugliese, dietro l’Ilva) e possiamo capire da soli quanto sia importante per l’economia della città. Nonostante ciò, la vita per i dipendenti non è mai stata facile, con periodi di crisi frequenti e poca stabilità contrattuale. Il 29 ottobre scorso l’ennesimo capitolo quando Volkamar Denner, CEO di Bosch, ha annunciato che l’azienda ha deciso di contenere i costi, a partire ovviamente dalla riduzione, nel 2022 di oltre 600 posti di lavoro. Quello che è successo è che negli ultimi anni gli utili si sono ridotti notevolmente, dato il forte calo di immatricolazione di vetture diesel sia in Europa che fuori. La causa è da ricercare sia dalla gogna mediatica a cui è stato sottoposto il Diesel che ormai è il principale responsabile dell’inquinamento, ossia lo scandalo sulle emissioni (il cosiddetto “dieselgate”), sia l’incremento di auto elettriche e ibride. Nonostante l’Azienda stia cercando di dimostrare che il nuovo Diesel inquina meno del motore a benzina e che sia, dal punto di vista ambientale, competitivo con quella elettrica, il mercato è in crisi e difficilmente invertirà la tendenza dato che L’Unione Europea ha annunciato che dal 2022 verranno banditi i motori a combustione tradizionali e con loro lo stabilimento di Modugno se non si pone rimedio puntando su nuove tecnologie, che pure ci sono in casa Bosch. La multinazionale tedesca sta pensando infatti di riconvertirsi buttandosi sull’auto elettrica ma anche in settori che non rientrano nell’ automotive ma bisogna formare il personale e il prezzo da pagare è la riduzione del costo del lavoro. Tra l’altro l’età media dei lavoratori si aggira intorno ai 40 anni, quindi non si può aggirare l’ostacolo tramite i prepensionamenti o sistemi del genere. Risultato? Probabile cassa integrazione a zero ore e quindi 400 euro al mese.

FIM, FIOM e UILM ovviamente non ci stanno e chiedono a gran voce il dialogo con il MISE (previsto per il 28 novembre); nel frattempo proclamano lo sciopero a Bari, anch’esso previsto per giovedì 28 novembre in attesa di uno sciopero a livello nazionale se non ci fosse un cambio di rotta da parte dei tedeschi. La Regione Puglia non è stata a guardare alla finestra: Se la Bosch rinunciasse all’idea degli esuberi, la Regione è pronta a dialogare per un accordo che preveda il cofinanziamento regionale per la riconversione e di finanziare l’attività formativa con l’“Avviso 4/2016”.

La crisi del Diesel sta devastando ovunque, non solo la Bosh. La Loggia, alle porte di Torino, e una fonderia a Saluzzo, nel Cuneese hanno già annunciato la chiusura. La fabbrica Fiat Chrysler di Pratola Serra sta solo rimandando la crisi grazie alla commessa sui motori diesel della Fiat Ducato. La sensazione è che il MISE, più che occuparsi della Bosch, dovrebbe occuparsi del settore Diesel nel suo insieme, dato che nel settore ci sono 240 imprese e almeno 32mila addetti, numero che sale a 50mila se si considera l’indotto. Come la Bosh, la soluzione sarebbe da individuare nella diversificazione della produzione ma poche aziende lo stanno facendo e chi lo fa non brilla per la velocità del passaggio. Il bubbone è grosso e può scoppiare in qualsiasi momento, non solo la Bosch.

Fonte foto: l’Automobile - Aci