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Chi fa da sé fa per… 730

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di FABRIZIO RESTA

Dal 15 aprile, è consultabile online il modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate.


Ossia tutti i dati che il Fisco ha già raccolto sulle spese di ogni cittadino, basandosi sulle dichiarazioni degli anni precedenti e tutto ciò che è trasmissibile tramite banche dati digitali e che potrà, dal 2 maggio e fino al 23 luglio, essere accettato e inviato oppure integrato con i dati mancanti e inviato via web tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. Fanno eccezione chi si avvale del sostituto d’imposta, ossia del datore di lavoro, per i quali i termini sono anticipati al 7 luglio. A partire dal 1° maggio e questa è una novità rispetto allo scorso anno, sarà possibile scegliere la compilazione semplificata scegliendo di modificare il quadro E (quello relativo alle spese sostenute e alle relative detrazioni) del modello in maniera guidata. La busta paga di luglio di solito è il momento nel quale i dipendenti (mentre per i pensionati si va verso agosto-settembre) direttamente con lo stipendio erogato dal datore di lavoro, vengono regolate le posizioni del 730. Chi ha diritto ad un rimborso, lo riceve con quella busta paga, chi invece deve subire delle trattenute, comincia a subirle dal mese di luglio, in quanto è possibile regolare la loro rateizzazione tramite la precompilata, scegliendo anche il numero di mensilità, fino al secondo acconto di novembre.

Chi può presentare il 730? I lavoratori dipendenti, i lavoratori sotto contratto a tempo determinato (se per un periodo inferiore ad un anno), i pensionati, chi è in cassa integrazione, i parlamentari, i sacerdoti e lavoratori socialmente utili. Se invece non siete lavoratori dipendenti ma autonomi dovrete compilare il modello Redditi Persone Fisiche, meglio noto con il suo vecchio nome di modello unificato compensativo (Uni.Co.). Anche per questo è disponibile la versione precompilata dal 15 aprile, ma si avrà più tempo per inviarla: dal 2 maggio al 30 settembre.

Le novità del 730 del 2019 sono essenzialmente 2: saranno inseriti infatti «i premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi» e le spese interessate dal cosiddetto “bonus verde”, cioè la detrazione Irpef del 36 per cento sulle spese sostenute per sistemare le aree verdi di qualsiasi tipo: giardini, balconi o terrazzi, sia privati che condominiali. La seconda novità è l’ampliamento della compilazione assistita, che permette di inserire nuovi documenti di spesa oppure modificare, integrare o cancellare i dati delle spese già precompilate. L’anno scorso si poteva fare solo per due sezioni del quadro E, quest’anno si può fare per tutto il quadro.

Per un controllo e un aggiornamento dei dati presente nel precompilato o si è aggiornati e ferrati in materia oppure, come fa la maggior parte degli italiani, ci si affida ad un caf o ad un commercialista. Tuttavia è sempre un errore affidarsi ciecamente. Sia perché gli operatori sono umani e quindi soggetti agli errori, sia perché nessuno sa meglio del contribuente la sua situazione. Al fine, quindi, di ridurre al minimo il rischio di errori, è necessario che chiunque si affidi al caf o ai commercialisti, cerchi di dare ad essi il quadro più preciso possibile sulla sua situazione e per fare questo, è indiscutibile che un po’ deve sapersi orientare.

È ovviamente impossibile fare una guida completa sui 730, anche perché i casi sono pressoché infiniti ma si può provare a fornire un’infarinatura adeguata al compito. Vediamo quali sono gli errori più comuni:

1-      Dimenticarsi i documenti. Sono necessari i documenti personali (fotocopia codice fiscale del contribuente, del coniuge e dei familiari a carico, anche per i familiari di extracomunitari, dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (730 o Unico), compresa la Certificazione Unica, eventuali deleghe di versamento, dati del datore di lavoro che effettuerà il conguaglio a luglio, fotocopia documento del dichiarante/richiedente) quelli relativi ai redditi da lavoro (Certificazione Unica, certificato delle pensioni estere, assegni periodici percepiti dal coniuge, in base a sentenza di separazione o divorzio, attestazione del datore di lavoro, delle somme corrisposte a COLF o BADANTI, altri redditi percepiti) e quelli relativi a terreni e fabbricati (Visura catastale, atti o contratti di compravendita, donazione, divisione, successione, contratti di locazione Legge 431/98, canone da immobili affittati, copia bollettini/F24 di versamento Tasi/IMU pagati nel 2018 (con il relativo calcolo, se disponibile), a cui è meglio non dimenticarsi di aggiungere il proprio cellulare ed email, altrimenti in caso di controllo, che può avvenire anche dopo anni, anche solo perché manca parte della documentazione, rende difficile la comunicazione con il contribuente.

2-      Ogni 730 deve avere l’autorizzazione per la privacy e la delega per l’incarico scritta e firmata per ogni persona. La delega serve al caf per prelevare il precompilato dall’Agenzia delle Entrate.

3-      Fidarsi troppo del Fisco: genitori che si sono trovati improvvisamente senza figli, ovvero lavoratori che si sono trovati senza reddito. Pertanto, una volta effettuato l’accesso al proprio modello 730 precompilato bisognerà prestare particolare attenzione alla correttezza dei dati indicati: dall’anagrafica, fino ad arrivare alle spese detraibili, in particolare si consiglia di prestare particolare attenzione, partendo dalle spese mediche e fino ad arrivare agli interessi passivi del mutuo.

4-      Spesso la riga delle tasse universitarie non viene compilato e questo fa scattare dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.  Ricordiamo che per tutti gli studenti universitari che risiedono fuori dal proprio comune di residenza a più di 100 km, è possibile scaricare il costo dell’affitto (detrazione al 19%). Si può utilizzare la detrazione Irpef al 19% per studenti universitari fuori sede anche se la distanza tra comune di residenza ed ateneo è pari a 50 km e non 100, purché ricorrano le condizioni previste dalla legge, ossia il comune di origine dello studente deve essere in zona montana o disagiata dal punto di vista dei collegamenti. Per ciò che concerne i master universitari, anch’essi sono scaricabili ma non il costo dell’affitto.

5-      Non considerare i figli a carico. Fino al 2018 si poteva beneficiare delle detrazioni per i familiari fiscalmente a carico, purché questi ultimi rispettassero il requisito di non superare un reddito complessivo di 2.840, 51 euro. Ma da quest'anno ci sono due diverse soglie per stabilire se un figlio è a carico o meno, a seconda dell'età anagrafica. In particolare, dal 1° gennaio 2019 si considerano a carico i figli fino a 24 anni con un reddito non superiore a 4mila euro. I familiari che possono essere considerati a carico anche se non conviventi con il contribuente o residenti all’estero sono: il coniuge non legalmente ed effettivamente separato; i figli disoccupati anche se non conviventi e anche se con propria famiglia (ovviamente se non è a carico del coniuge), indipendentemente dal superamento di determinati limiti di età e dal fatto che siano o meno dediti agli studi o al tirocinio gratuito. In caso di 730 congiunto con due genitori che lavorano, ci si può mettere d’accordo per la presa in carico al 50%, altrimenti saranno presi in carico da chi ha il reddito più alto. Generalmente parlando un figlio è sempre figlio a prescindere dallo stato civile o dalla residenza. Questo però non varrà per il resto della sua famiglia. Al di fuori dello stato di famiglia si può tenere in carico solo i figli. Possono essere considerati a carico anche i seguenti altri familiari, a condizione che convivano con il contribuente o che ricevano dallo stesso assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità giudiziaria.

6-      Non segnalare la nascita di un figlio. Anche se nasce il 31 dicembre 2019 va detratto per il 2019. Se si ha almeno quattro figli si ha diritto di un’altra detrazione di 1200€.  Non vale per i figli del coniuge nati in un’altra relazione, salvo non si proceda all’adozione.

7-      Non segnalare il cambio residenza, specie in comuni diversi. A seconda della data in cui si è cambiato residenza si diversificheranno le addizionali comunali da applicare che potrebbero non essere conguagliate perché il contribuente si è dimenticato di informare.

8-      Scegliere autonomamente, senza consultarsi con il caf, di non fare il 730 in caso di due cud con reddito inferiore agli 8000 euro. Ad esempio, per ciò che riguarda il bonus Renzi, ossia gli 80 euro mensili. 2 persone con 5.000€ di reddito ciascuna potrebbero averne diritto come no. Questo dipende se è a tempo determinato o indeterminato, perché le detrazioni cambiano anche a seconda della tipologia di contratto. Se a tempo determinato potrebbe spettargli per il periodo di tempo in cui ha lavorato perché le detrazioni per lavoro dipendente sono più basse. A tempo indeterminato invece non gli spetterebbe perché le detrazioni sono fino a 8000€ sono 1380€. Il consiglio è far fare sempre la simulazione prima di decidere.

9-      Non sapere in che tipo di zona è situato un terreno di mia proprietà. Per i terreni, infatti, esistono 3 tipologie: montani (si paga l’imu), semi montani (a seconda della zona in cui si trova il terreno all’interno del comune, si può pagare come no) e non montani (non si paga). Acquaviva, ad esempio, è considerata zona montana, Terlizzi è semi montano. Il principio è: se paghi l’imu (tassa sulla proprietà), non paghi l’IRPEF (tassa sul reddito). Sapere dove si trova un terreno farebbe scattare o meno l’IRPEF. Ogni terreno è suddiviso dal catasto in fogli e particelle. Individuare il foglio d’appartenenza di quel terreno permette di capire se si paga o no l’imu e lo stesso per quanto riguarda l’IRPEF. Il terreno è inoltre diviso in due parti: il reddito dominicale e quello agrario. Il primo indica la proprietà, il secondo è relativo alla coltivazione. L’imu si paga solo sul reddito dominicale. Anche se si paga l’imu, il proprietario dovrà pagare l’irpef sul reddito agrario. Si dichiara solo il reddito agrario solo se si è conduttore, che prende in affitto un terreno e lo coltiva. In questo caso il proprietario ovviamente compilerà solo la parte relativa al reddito dominicale.

10-  Indicare l’abitazione principale di una persona che non ha la residenza li. Molti comprano la prima casa e quindi pensano che debba essere per forza l’abitazione principale. La prima casa si differisce dall’abitazione principale dal fatto che la prima ha diritto ad un’agevolazione fiscale, l’abitazione principale invece è dove la persona ha la sua residenza. In questo caso la prima casa sarà considerata: altra abitazione.

11-  Ci sono due codici che vengono spesso confusi: il codice 2 che indica tutte le unità immobiliari, adibite ad abitazione, vuoti e aumenta il valore della rendita. Il codice 9 tutte le altre immobili di altro utilizzo, sempre vuoti.  Anche per i fabbricati vale il principio “se paghi l’imu non paghi l’IRPEF”. Si ha l’esenzione imu solo se si ha la residenza. Una particolarità che crea tanti problemi nel 730: se possiedi un immobile nello stesso comune dove hai l’abitazione principale, quell’immobile viene tassato al 50% Irpef nonostante paghi l’imu. In caso di immobile ereditato dove risiede un genitore. In quel caso la legge dà il diritto al genitore superstite di abitarci finché vive. In questo caso questo immobile non va dichiarato perché non abbiamo titolo, perché c’è un diritto reale di abitazione da parte del genitore superstite, il quale dichiarerà invece l’immobile al 100%.

12-  Sbagliare od omettere di informare il caf su immobili locati e se siano a regime ordinario o a cedola secca. Nel regime ordinario viene tassato in base all’aliquota del contribuente, in quello a cedola secca, viene tassato al 21%. Tutte le agenzie immobiliari consigliano, all’atto della stipula del contratto di locazione, la cedolare secca, facendo credere che pagare al 21% crei un vantaggio fiscale. Non è sempre vero e non dipende solo dal reddito ma va analizzata la situazione personale nell’anno. (esempi: il contribuente sta sostenendo spese per la ristrutturazione della casa in cui abita, oppure il costo dell’apparecchio dentale per tutti i 10 figli). In base alla situazione si può scegliere di bloccare la cedolare secca e passare al regime ordinario e viceversa (si può cambiare ogni anno). Garantendo all’operatore del caf tutte le informazioni necessarie, sarà lui stesso a fornirci la scelta migliore.

In definitiva, la prima tutela per difendere i propri interessi è l’autotutela. Certo, non si può pretendere che il contribuente diventi un esperto commercialista ma già sapersi districare sulla materia e fornire tutte le informazioni necessarie al caf fa indubbiamente dormire più sereni ma anche entrare più soldini nel portafoglio. Chi fa da sé fa per….730.