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Home Legalità 540 euro mensili ai Dirigenti scolastici è una follia

540 euro mensili ai Dirigenti scolastici è una follia

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Partigiani della Scuola

Ritornare al preside primus inter pares

 

 


Per i partigiani della Scuola Pubblica esagerato e fuori luogo appare l’aumento di ben 540 euro netti al mese ai dirigenti scolastici a partire dal 2010 stabilito in questi giorni nel corso dell’intesa sindacale.
Ancora più incredibile se lo si inquadra nel corso di una manovra di bilancio così complessa e sotto il capestro della procedura di infrazione da parte della Commissione europea e a fronte di docenti costretti a sopravvivere a mille km da casa per l’algoritmo renziano con uno stipendio di 1300 euro al mese, per i quali non si è ancora trovata una soluzione efficace.

L’aumento che si intende corrispondere ai dirigenti scolastici sarebbe pari a oltre un 1/5 dello stipendio fisso che attualmente percepiscono, 540 euro netti al mese, più dell’equivalente di una pensione sociale. Il tutto diventa ancora più assurdo se si analizza il livello raggiunto dai contenziosi a carico del MIUR dovuti all’assenza di controlli e di sanzioni a quei dirigenti scolastici che adottano condotte abusanti e si fanno difendere dall’avvocatura dello Stato, risultando anche spesso soccombenti.

L’esperienza di almeno 50 anni di scuola prima dell’autonomia conferma il dato che ruolo potenziato del dirigente scolastico non serve, a fronte di responsabilità che sono in capo agli organi collegiali. Quale beneficio è derivato alla funzione della scuola statale pubblica dalla governance autoritaria dei dirigenti scolastici, tale da giustificarne il mantenimento ad oltranza e una corrispettiva retribuzione, se sappiamo benissimo che essa viene esercitata tramite uno staff che può comprendere fino a 10 docenti (quelli sì sovraccarichi di lavoro e sottopagati)?

Sorge il dubbio che con questa manovra si sia voluta “indennizzare” la categoria dei dirigenti scolastici della perdita dell’autorità a decidere della vita e della morte professionale dei docenti, attraverso il ddl 763 con cui si intende abolire chiamata diretta e ambiti territoriali. Ci auguriamo che il governo nella legge di bilancio ci ripensi e dia invece la priorità a chi non arriva a fine mese, rispettando l’art. 36 della Costituzione, mantenendo la linea del contrasto alla povertà come indirizzo nelle contrattazioni di categoria.

Riteniamo assurdo e anti economico in questa congiuntura fare una simile regalia a una categoria che esercita un ruolo che potrebbe tranquillamente essere contenuto entro i limiti certi del rispetto della libertà di studenti, famiglie e docenti con migliori risultati per la gestione delle scuole. La vera rivoluzione sarebbe l’abbattimento della struttura verticistica e il ritorno al PRESIDE PRIMUS INTER PARES, coordinatore della didattica che deve pensare solo al buon andamento della istituzione scolastica curando i risultati formativi degli studenti, uno per uno, e il benessere di tutto il personale. La “buona scuola come il jobs act è servita per assestare il colpo di grazia al sistema istruzione conferendogli una configurazione aziendalistica incostituzionale .

La legge 107/2015 è stata imbastita ed approvata per portare nel mondo della scuola le richieste del mercato, per trasformare centinaia di migliaia di insegnanti da liberi educatori dei cittadini del futuro in disciplinati indottrinatori di sudditi intossicati dall’ideologia del pensiero unico, violando il dettato costituzionale . Il ruolo attribuito ai dirigenti scolastici è stato quello di "guardiani ed attuatori", del disegno politico-culturale di cui la legge 107 è l’incarnazione normativa. Ma il mondo della scuola ha dato fiducia al Movimento 5 Stelle per cancellare, non per attuare la legge 107 comprando il consenso e la collaborazione dei dirigenti scolastici con la sottoscrizione di un contratto che prevede 540 € mensili di aumento stipendiale ben lontano dal principio del taglio dei privilegi applicato anche sugli stipendi dei loro stessi parlamentari .

Nel contempo si profilano riconoscimenti risibili, meno di una elemosina, per il rinnovo del contratto dei docenti ormai in scadenza, che non li aiutano certo ad arrivare a fine mese, né a condurre un’esistenza dignitosa. A tal proposito ricordiamo che un paio di mesi prima del 4 marzo, Luigi Di Maio dichiarava alla rivista “Tecnica della Scuola” (14/01/2018): “Altro che tagli alla scuola: per il Movimento 5 Stelle l’istruzione pubblica è una priorità e se andremo al Governo, dopo il voto politico del 4 marzo prossimo, ve ne accorgerete…


Dobbiamo prima di tutto adeguare gli stipendi dei docenti italiani alla media europea e garantire la valorizzazione della loro professionalità, anche con il rinnovo contrattuale e la retribuzione delle ore di formazione e aggiornamento. La professione docente deve tornare ad avere il prestigio che gli è stato sottratto.

Il mondo della scuola gli ha creduto ed ora, dopo aver votato in massa per i 5*, si ritrova con un pugno di mosche sul piano economico e con una sconfitta epocale sul piano politico.
A noi PSP non ci resta che ripartire con le lotte e facendo opposizione sociale al governo Lega-5*.

Ad un paio di giorni dal natale dello scorso anno, i diplomati magistrale ebbero il brutto "regalo" di vedersi disconosciuto il diritto all'inclusione nelle graduatorie permanenti dall'organo giuridico più alto in Italia: il Consiglio di Stato.

Si attendeva il risultato di quella decisione con tutti i sentimenti che si mettono in gioco quando si tratta di ricevere una notizia che in qualche modo decide l'andare della tua vita, quindi ansia, trepidazione, speranza.

Poi dopo discussioni, manifestazioni, richieste e malcontenti generali, l'attuale governo pensa di risolvere con un concorso straordinario non selettivo. Il bando esce l'11 di novembre 2018, si prospettano circa 40mila domande di partecipazione, ma il vero colpo di scena giunge all'indomani del bando: il Consiglio di Stato decide di ridiscutere la sentenza dell'anno prima!

Possibile che giudici, politici, ministri, legge, nessuno sia ni grado di trovare una soluzione capace di riequilibrare una situazione tanto delicata visto che ha a che fare con il lavoro di migliaia di persone?

Possibile che tutto sembra un gioco perverso a tennis dove questa palla va da una parte all'altra del campo verde e lo spettatore è costretto a fare destra -sinistra col collo e con lo sguardo per non perdere nessun rimpallo?

Che sia un governo tutto rosso, verde, giallo, giallo-verde insieme, nessuno in questo fascio di colore che tutto è meno che splendente, riesce ad abbagliare con scelte che non ledano i diritti di molti.

Il termine per la nuova discussione in CdS è il 12 dicembre guarda caso l'ultimo giorno di presentazione della domanda al concorso straordinario: ma che strana coincidenza! Due casualità una dopo l'altra, prima all'indomani dell'uscita del bando poi una per l'ultimo giorno dello stesso.

Sembrerebbe strano, forse voluto, inutile probabilmente anche chiederselo, ma ciò su cui ci sarebbe però da riflettere è il perchè di una nuova Plenaria. Non è intuibile sapere se si ridiscute per spiazzare con una contro-sentenza o solo per ri-sottolineare una negazione già assorbita, l'unica certezza che le persone hanno è che questa attesa, speranze, illusioni e disattese cominciano ad essere percepite come una mancanza di rispetto ai lavoratori.

Il relatore per questa udienza cautelare sarà Roberto Giovagnoli, il più giovane consigliere di Stato "accusato" in illo tempore di aver vinto il concorso al CdS senza averne i titoli, su nomina diretta dell'ex presidente del consiglio Renzi.

Chi scrive si augura che questo magistrato abbia letto tutte le carte e che sia in grado di mettere pace tra categorie che sono in lotta intestina tra loro, proprio a causa di queste incertezze che il sistema di leggi e decreti che si proclamano e poi vengono smentiti, hanno generato. Ci si augura che diritti negati per cavilli giudiziari, per matasse imbrogliate a causa dei tempi in cui si discuteva e poi si rimetteva a terzi ulteriori decisioni, vengano risolti una volta per tutti, per il benessere di tutto il sistema scolastico italiano vessato ormai da scelte poche serene e troppo spesso prese per convenienze elettorali anche da chi la scuola l'aveva vista solo quando l'aveva frequentata e non aveva le competenze quindi per amministrarla.

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