Melegatti in crisi

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Quando gli operai chiedono di produrre ma l’azienda no


Correva l’anno 1894 quando Domenico Melagatti, prendendo spunto da una ricetta natalizia tradizionale di Verona, inventava il “pandoro”, coniandone il nome e inventandone la tipica forma a tronco di cono con otto punte.

Negli ultimi anni però a causa di un investimento in un nuovo stabilimento destinato a produrre dolci per tutto l’anno ma che non ha dato i guadagni sperati la società ha rischiato seriamente di chiudere.

Giusto un mese fa, il tribunale di Verona aveva dato l’ok al piano di salvataggio dell’azienda in concordato preventivo. Il fondo maltese Abalone ha garantito nell'occasione 6 milioni di liquidità per la campagna di dicembre e per consentire l'avvio della maxi-produzione festiva nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto.

Era stato un colpo quasi insperato per i 90 dipendenti fissi e i 220 stagionali impiegati per sfornare 1,75 milioni tra pandori e panettoni nella lunga corsa verso natale. Lavoratori che da settembre si erano ritrovati le buste paga congelate, ma che si sono visti rassicurare con la promessa di altri 10 milioni da Abalone per proseguire gli affari dopo Capodanno, mentre i Commissari nominati dal tribunale sono al lavoro per ristrutturare e ripagare l’esposizione debitoria del gruppo che aveva chiuso gli impianti causa crisi di liquidità.

Sembrava così ripartita dopo la peggior crisi della sua storia, che l'ha messa seriamente a rischio di sopravvivenza, ma la Melegatti di Verona è ancora lontana dall'aver voltato pagina completamente. O almeno lo sono i suoi lavoratori, che probabilmente vivranno un Natale di tensione e apprensione per l'insicurezza del loro posto. La produttrice del pandoro e del panettone, in crisi di liquidità e salvata nelle ultime settimane grazie a un fondo maltese, si trova ora di fronte allo spettro della cassa integrazione.

Grazie a un tam tam amplificato dai social network, negli ultimi giorni le vendite e prenotazioni di dolci natalizi erano andate a gonfie vele. Soltanto il 22 novembre, i dipendenti festeggiavano il ritorno alla catena di produzione con la speranza - confermata poi nei numeri - di vincere la sfida con i concorrenti anche sugli scaffali e nei carrelli dei clienti. A loro non sono mancati i gesti di vicinanza. Gli studenti veneti si sono mobilitati con una campagna solidale: la Rete degli studenti Medi e il sindacato degli universitari Udu Veneto hanno un tam-tam via social e web per supportare i lavori di Melegatti, "organizzando prenotazioni di vendita nelle classi e nelle scuole".

I sindacati, racconta ora il Corriere, credevano che con la campagna natalizia ben avviata, si potesse già programmare con più calma quella per le colombe pasquali. Ma in una riunione in settimana, inaspettatamente l'azienda avrebbe chiesto di avviare la cassa integrazione lamentando l'estremo ritardo con il quale i dolci prodotti in questi giorni arriverebbero sugli scaffali della grande distribuzione. Produrre ora, è il ragionamento della società, porterebbe pandori & co. nelle disponibilità dei consumatori troppo sotto Natale, quando ormai tutti hanno fatto la loro scorta e anzi i supermercati tendono ad applicare super sconti per smaltire il magazzino. I rappresentanti dei lavoratori chiedono ora di tenere le assemblee per aggiornarsi sulla situazione, ma il Natale dalle parti di Verona rischia di insaporirsi d'amaro.

"La risposta dei clienti è stata ottima e l'obiettivo è stato centrato: è stato dimostrato che questo è un prodotto fantastico, dal marchio fortissimo". Luca Quagini, nuovo direttore generale di Melegatti, ha commentato con queste parole la vendita record di un milione e mezzo di pandori.

Tuttavia, scrive il Corriere, da domani potrebbe tornare la cassa integrazione.

In un incontro con il sindacato, l'azienda ha manifestato questa intenzione, poiché a suo parere aumentare adesso la produzione non offrirebbe dei vantaggi, in quanto i pandori prodotti arriverebbero sugli scaffali dei supermercati troppo tardi, quando, passato il Natale, i prezzi si saranno abbassati.

Il sindacato non appoggia però l'idea.

“Non possiamo nascondere che questa nuova richiesta di cassa integrazione ci ha spiazzato. Contavamo che i lavoratori potessero passare direttamente a lavorare per la campagna delle colombe pasquali. Vigileremo con grande attenzione sulle prossime scelte dell'azienda”, dice Maurizio Tolotto della Fai Cisl di Verona. “Il fatto di lasciare tanti ordini insoddisfatti lascia anche ai lavoratori un grande senso di frustrazione”