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Home Legalità Dopo Amazon ecco Ikea pronta a calpestare i diritti dei lavoratori

Dopo Amazon ecco Ikea pronta a calpestare i diritti dei lavoratori

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Due lavoratori licenziati ingiustamente in una manciata di giorni.

 

È questa l’accusa dei sindacati che stanno facendo fuoco e fiamme contro il colosso dei mobili Ikea, reo di sbarazzarsi dei dipendenti  al mimino segno di insubordinazione.

Dopo Amazon dunque un’altra grande multinazionale presente in Italia sale sul banco degli imputati per il modo in cui tratta i propri dipendenti: Ikea. L'azienda svedese nel giro di poche ore ha licenziato due dipendenti con motivazioni che, almeno stando a quello raccontato dai diretti interessati e dai sindacati, sono piuttosto discutibili.

Il primo caso si è verificato all’Ikea di Corsico, vicino a Milano, dove una impiegata separata, madre di due figli, di cui uno disabile, ha perso il lavoro per non aver rispettato in un paio di occasioni l’orario di ingresso in servizio. L’azienda svedese le ha inviato una lettera di licenziamento per giusta causa che ha sollevato l’indignazione dei colleghi e dei sindacati.

Stando a quanto raccontato dalla dipendente, Ikea l’avrebbe inserita in un turno di lavoro con inizio alle 7 del mattino che lei non sarebbe stata in grado di rispettare a causa dei bisogni di cura e assistenza del figlio disabile. La donna avrebbe segnalato all’ufficio del personale la sua situazione particolare ma senza ottenere alcuna comprensione.

Nonostante in 18 anni di servizio non abbia mai avuto un richiamo o una contestazione disciplinare, la donna si è ritrovata in strada da un giorno all’altro. I sindacati sono insorti al suo fianco anche perché avrebbe avuto diritto alla legge 104 che tutela i figli disabili. Ikea ovviamente ha fornito una versione differente e dato che il licenziamento sarà impugnato saranno i giudici a fare chiarezza sulla vicenda.

Così come dovranno fare luce su un altro episodio dubbio: il licenziamento di un altro dipendente Ikea, della sede di Bari, padre di 2 figli, che come colpa avrebbe avuto quella di essersi trattenuto 5 minuti più a lungo in pausa.

Giuseppe Zimmari, segretario generale della Uiltucs Puglia, racconta maggiori dettagli sulla vicenda. «Il provvedimento verso Claudio – spiega – è eccessivo e sproporzionato. L’azienda non ha poi avanzato tutte le contestazioni, appena avvenivano i presunti ritardi nel rientro in servizio dalla pausa, ma ha atteso di sommarle. Per questo per noi è un licenziamento senza dubbio illegittimo e sarà impugnato a livello legale. Dobbiamo affrontare senza esitazione casi sintomatici che sembrano il tipico esempio del “colpirne uno per educarne cento” che rifiutiamo con forza. Daremo battaglia».

«Entrambi i casi sono sintomatici di una situazione difficilmente sostenibile in Ikea che si sta aggravando sempre di più – sostiene Ivana Veronese, segretaria nazionale del sindacato – È un clima molto pesante quello che si respira in Ikea ultimamente – sostiene Veronese – e i licenziamenti sono la punta di un iceberg».

La sindacalista parla di «prepotenze su cambi di mansioni, variazioni di turni e orari, lavori part time con poche ore e conseguenti miseri stipendi» che hanno prodotto un malessere diffuso registrato dalla campagna «#CambiaIkea». La petizione ha raccolto online 25 mila firme, e altre migliaia sono arrivate in forma cartacea in una settimana. Un segnale giunto a meno di un mese a Natale quando, con le tredicesime, i ritmi di lavoro si fanno ancora più intensi, causa acquisti comulsivi.

“L’Ikea dimostra di considerare i lavoratori come dei mobili da smontare a piacimento” ha attaccato Marco Beretta della Cgil di Milano. “E’ una azienda che è cambiata radicalmente negli ultimi anni” gli ha fatto eco Fabrizio Russo, sempre della Cgil. Sulla vicenda è intervenuta anche la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. “E’ un fatto molto grave, inaccettabile” ha affermato la leader sindacale.

Come detto precedentemente sarà compito dell’autorità competente stabilire come davvero stanno le cose, tuttavia una cosa si può già dire con certezza: lo sciopero dei lavoratori del gigante americano dell’ecommerce e i contestati licenziamenti della multinazionale svedese confermano che tra aziende e lavoratori sta tornando una conflittualità che non si vedeva da anni, frutto della più grande crisi economica del dopoguerra ma anche di una visione della società sempre più liberista che mortifica l’uomo.

Ed è ancor più in questo momento storico che forte si fa sentire l’esigenza di un sindacato forte che tuteli i legittimi diritti dei lavoratori.