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Home Legalità ILVA, non si può barattare il risanamento dell’azienda con 4000 esuberi

ILVA, non si può barattare il risanamento dell’azienda con 4000 esuberi

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Sono 9.930 i dipendenti del gruppo Ilva che la cordata Am InvestCo intende impiegare per il rilancio del gruppo siderurgico.

 

La cifra è indicata in una lettera che la nuova proprietà ha inviato ai sindacati in vista dell’incontro di lunedì prossimo al Mise. Questo significa che gli esuberi saranno 4.000 circa.

A oggi l’organico delle società nel perimetro Ilva che sono oggetto del trasferimento è composto da 14.220 lavoratori, ed il Mise, in fase di aggiudicazione, aveva parlato di un «impegno sul piano occupazionale» da parte di Am Investco, «nel quadro di una occupazione complessiva di circa 10mila occupati nel gruppo Ilva, per tutta la durata del piano». Nella lettera di avvio della procedura Am conferma questo quadro: si tratta di 9.500 addetti di Ilva, ai quali aggiungere 45 dirigenti e i dipendenti delle controllate, comprese le francesi Socova e Tillet. Si parte da qui, vale a dire da circa 4.200 esuberi.

Nel dettaglio 7.600 sarebbero impiegati a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti. Per un totale di 9.600 addetti. Quanto alle controllate sono previsti 160 dipendenti in forze
aIsm, 35 a Ilvaform, 90 Taranto Energia.

Immediata la reazione degli operai dell'Ilva: nella serata di venerdì il consiglio di fabbrica dell'Ilva ha proclamato 24 ore di sciopero per lunedì 9 ottobre per i lavoratori del siderurgico, dell'appalto e dell'indotto. Fim, Fiom, Uilm e Usb “invitano i lavoratori ad aderire in massa alle iniziative di mobilitazione e di lotta messe in campo per impedire ad Am InvestCo e governo di sbeffeggiare ulteriormente un territorio già fortemente devastato dal punto di vista ambientale, sanitario e occupazionale”.

Cosa ancor più grave è che i dipendenti della nuova Ilva dovranno sottoscrivere un verbale individuale di conciliazione e avviare un nuovo rapporto di lavoro con Am Investco dopo avere cessato quello con Ilva e con le controllate (i contratti saranno metalmeccanico e marittimo a seconda dell'azienda di provenienza). Non è chiaro invece cosa ne sarà degli accordi di secondo livello: Am Investco avrebbe manifestato una parziale disponibilità a discutere il mantenimento di alcuni istituti, previa verifica della compatibilità con il piano industriale.

Secondo il segretario generale della Uilm di Taranto Antonio Talò “noi abbiamo già dato in termini di salute, abbiamo dato in termini di ambiente, abbiamo dato in termini di salario, abbiamo dato in termini di occupazione. Allora il governo e AmInvestco sappiano che non siamo disponibili a fare un passo indietro”. contro la proposta di piano industriale di AM InvestCo, che per i lavoratori significa soprattutto la prospettiva di 4mila esuberi e la mancata continuità contrattuale tra vecchia e nuova gestione, che comporta la perdita delle anzianità guadagnate sul campo e l'essere ri-assunti con le tutele crescenti del Jobs act.

“Dal punto di vista contrattuale - precisa Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim - AmInvestCo dichiara di non tenere conto della continuità delle condizioni contrattuali dei lavoratori, fornendo su questo capitolo solo una generica disponibilità. A due giorni dall’avvio del negoziato, il piede è quello sbagliato: ci si prospettano presupposti ancora più arretrati rispetto a quanto concordato tra l’acquirente e la gestione commissariale. Se tale approccio sarà confermato nell’incontro di lunedì è chiaro che il ricorso alla mobilitazione generale diventerà inevitabile. Per il segretario generale della Fiom Francesca Re David, ArcelorMittal è arrogante e inaffidabile. Non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale, l’unica risposta a tale provocazione è una forte azione conflittuale”.

Vacue le promesse del ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, secondo cui non ci sarà alcun licenziamento perché tutti quelli che non saranno assorbiti dalla società del nuovo investitore resteranno dipendenti dell'Ilva in amministrazione straordinaria e saranno impiegati per le attività di bonifica e risanamento ambientale nelle zone attorno il perimetro aziendale.

A sollecitare un intervento pubblico è l'ex segretario della Fiom Maurzio Landini:  "A questo punto, sarebbe molto importante che Cassa depositi e prestiti entrasse nella società, anche come elemento di garanzia degli investimenti e di chiarezza sugli impegni. Sarebbe una scelta intelligente, anche a tempo: qui c'è un gruppo che ha dimostrato qualche problema di attendibilità", ha spiegato.

Di questo e di altro avrebbero dovuto parlare al Ministero dello Sviluppo economico da una parte AM InvestCo Italy (la nuova società di Arcelor Mittal e Marcegaglia), dall'altra i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Usb. Ma secondo quanto hanno riferito i rappresentanti dei lavoratori, Calenda ha annullato tutto e l'azienda dovrà tornare al tavolo dopo un confronto con gli azionisti. I sindacati hanno spiegato che il ministro si è detto "pronto a mettere in campo tutto quanto nelle prerogative del governo per il rispetto degli impegni presi".

Lo stesso Calenda ha in prima persona chiarito che la posizione dell'AccelorMittal per Ilva è irricevibile. "Abbiamo incontrato con il viceministro Bellanova l'azienda e abbiamo comunicato che l'apertura del tavolo in questi termini è irricevibile", ha riferito ai giornalisti, "soprattutto per quanto concerne gli impegni sui livelli di stipendio e inquadramento (dei lavoratori) su cui c'era l'impegno dell'azienda a rispettare l'attuale situazione".

Posizioni distanti dunque e per il momento inconciliabili da parte datoriale e sindacale, con il Governo che intento a cercare una mediazione che difficilmente sarà possibile raggiungere fino a quando resterà invariato il numero degli esuberi.