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Home Legalità Il Consiglio Confederale Regionale della UIL chiede un cambio di passo deciso alla Regione Puglia

Il Consiglio Confederale Regionale della UIL chiede un cambio di passo deciso alla Regione Puglia

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Ufficio Stampa

“Sanità, occupazione, infrastrutture e trasporti, così non va"

"C'è bisogno di un cambio di passo urgente e deciso su questioni vitali per il territorio come l'occupazione, la sanità, le infrastrutture e i trasporti, affinché si creino finalmente le condizioni per un'inversione di tendenza rispetto alla crisi che ancora colpisce la Puglia e i pugliesi, una crisi che ha notevolmente aumentato le differenze con i mercati e le realtà produttive settentrionali, creando di fatto un'Italia a due velocità e facendo sprofondare la nostra regione in un sostanziale stato di isolamento dalle opportunità di crescita e sviluppo, che mortifica le ambizioni e le potenzialità del territorio, nonché le reali esigenze dei cittadini".

È quanto emerso dal consiglio confederale regionale della UIL di Puglia, che ha visto la partecipazione del Segretario e tesoriere nazionale, Benedetto Attili.

"Non è concepibile - spiega il Segretario generale della UIL regionale, Aldo Pugliese - che una regione che si vanta della crescita esponenziale del turismo o che, dati alla mano, dimostra una certa vivacità a livello di tessuto aziendale, debba fare i conti con trasporti e infrastrutture da far west. Si pensi che ormai, grazie alle inefficienze drammatiche del trasporto ferroviario, per raggiungere siti strategici occorrono ore e ore, viaggiando a 50 chilometri all'ora. Eppure, le misure di sicurezza, il doppio binario o il raddoppio della Termoli-Lesina restano ancora sul libro dei sogni... Per tacere di una rete aeroportuale monca, che sfrutta appieno solo due dei quattro scali disponibili, penalizzando di fatto province come Taranto, Lecce e Foggia e disperdendo un potenziale da leader del Mezzogiorno".

Altra questione spinosa è la spesa dei fondi europei. "I numeri - esclama Pugliese - dicono che la Regione Puglia ha un'elevata percentuale di spesa, tra le migliori d'Italia, d'Europa addirittura. È assurdo che queste politiche di spesa delle risorse europee non producano neanche un posto di lavoro e, in generale, abbiano una ricaduta occupazionale e produttiva pressoché nulla. Vuol dire che si spendono male, che manca una progettualità, oltre a una visione condivisa e d'insieme. È uno spreco che un territorio come il nostro, che quotidianamente si trova a fronteggiare vertenze occupazionali anche di grande importanza, non si può permettere".

Infine, e non certo per questioni di importanza, il problema legato alla sanità. "È arrivato il periodo estivo, la popolazione in Puglia è aumentata del 30% circa, senza dimenticare le note emergenze sanitarie e ambientali, tra emissioni e discariche, che da anni travolgono la regione, ma si continua a fare le nozze con i fichi secchi. In alcuni territori il deficit organico è tremendo, a livello regionale mancano almeno 5000 unità fra medici e infermieri, ma ci si continua a muovere con la lentezza di una lumaca, mentre gli accordi sottoscritti lo scorso 12 dicembre sono stati, ad oggi, disattesi. Forse è giunto il momento di ammettere che questa regione ha bisogno di un assessore alla Sanità a tempo pieno".