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Home Legalità La Flat Tax non risolverà i problemi dell’Italia, li aggraverà

La Flat Tax non risolverà i problemi dell’Italia, li aggraverà

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Di recente il Presidente Mattarella ha ricordato l’importanza di una riforma del fisco che lo renda più leggero ed efficace.

Da qui dunque parte il dibattito sulla flat tax.

La flat tax, letteralmente tassazione forfettaria, è un tipo di tassazione proporzionale, in base alla quale tutti i contribuenti tassano la base imponibile con la medesima percentuale e non con un’aliquota marginale crescente all’aumentare del reddito.

In concreto quindi se approvata la flat tax, alla base imponibile di ciascun contribuente verrebbe applicata un’aliquota fissa, mentre oggi sono previste più aliquote: del 27% fino a 28mila euro di reddito, del 38% fino a 55mila euro, del 41% fino a 75mila euro e del 43% oltre i 75mila euro.

La flat tax attualmente in vigore più nota, che riguarda oltre 2 milioni di contribuenti per un gettito totale di oltre 2 miliardi di euro, è la cedolare secca sulle locazioni abitative, cioè l’imposta che un proprietario di casa paga per l’affitto che riceve e che è un’aliquota del 21% sui contratti di libero mercato e del 10% su quelli a canone concordato: una bella differenza rispetto alle aliquote che si dovrebbero applicare se i canoni di locazione rientrassero nel conteggio dell’Irpef.

Sempre in campo immobiliare è prevista un’imposta sostituiva dell’Irpef del 20% che può scegliere di versare chi realizza plusvalenze (guadagni sulla vendita) per la cessione di fabbricati, o terreni agricoli acquistati da meno di 5 anni.

Un’altra flat tax introdotta da poco è la cosiddetta “Tassa Paperoni”,

Anche per le imprese, nel nostro Paese, è stato sperimentato un metodo di tassazione che molto si avvicina alla flat tax. Le imposte sul reddito delle società, l’Ires e l’Iri, prevedono oggi un’aliquota fissa al 24% degli utili prodotti.

l dibattito che c’è stato sull’opportunità di introdurre in Italia la flat tax ha avuto una grave carenza: non ha tenuto conto adeguatamente dei principi costituzionali contenuti negli articoli 2 e 53 della Costituzione e della tenuta in ordine dei conti e della sopravvivenza dello stato sociale.

L’obbiettivo anzi sembra non la giustizia fiscale ma vuole essere l’eliminazione dello stato sociale voluto dall’art.2 della Costituzione. Difatti la proposta non tiene conto della sua pratica inesistenza se non in alcuni Paesi arretrati del Caucaso.

Si tratterebbe di un passo indietro rispetto ai Paesi europei dove progressività è codificato in Italia e in Spagna e accolto negli altri Paesi europei come specificazione della parità di trattamento in senso sostanziale come parità di sacrificio.

Secondo l’art. 2 della Costituzione «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Il dovere di concorrere alle spese pubbliche (secondo dottrina e giurisprudenza costituzionale) è un dovere di solidarietà politica economica e sociale che richiede il criterio della progressività.

Il concorso alle spese pubbliche deve essere commisurato alla capacità contributiva. L’utilizzazione dell’imposta a fini economici e sociali redistributivi in particolare realizza il principio della capacità contributiva.

L’art. 53 sembra dare una precisa indicazione programmatica quando al secondo comma prescrive «che il sistema tributario è improntato a criteri di progressività» ed è evidente che un tale sistema, non potendo tutte le imposte essere progressive in quanto la progressività tecnicamente si addice solo ad alcune di esse, dovrebbe fondarsi principalmente su quelle imposte che per loro natura si prestano ad un meccanismo di aliquote progressive. La posta in gioco, pertanto, è elevatissima. Se il quadro costituzionale e la politica sono quelli descritti, toccare l’art. 2 della Costituzione vuol dire mettere in discussione lo Stato democratico.

Non si può pensare ad una flat tax con la situazione che ci ritroviamo. L’inadeguatezza della proposta è dimostrata dalla valutazione delle aliquote che l’imposta dovrebbe avere (almeno il 35% - 40% ) se volesse mantenere i conti in ordine; due aliquote fortemente punitive per i piccoli reddituari.

La proposta pertanto è totalmente inutile. A meno che i proponenti perseguano un obbiettivo molto più subdolo: concorrere alla campagna elettorale per orientare l’elettorato in una certa direzione. E si capisce di quale elettorato si tratta.