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La disoccupazione in Puglia continua a salire

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Ufficio stampa UIL

+1% sullo scorso trimestre e +12mila persone in cerca di occupazione.

Per i giovani è vera e propria emergenza.

Ancora una battuta d’arresto del mercato del lavoro in Puglia. L’ultima rilevazione Istat evidenzia nella nostra regione, nel primo trimestre 2017, un tasso di disoccupazione generale che si attesta al 21.5%, con un incremento di 1 punto percentuale sul precedente trimestre. Passivo più negativo rispetto allo stesso periodo del 2016: +1.1%.


Inoltre, la dinamica sul precedente trimestre indica una crescita delle persone in cerca attivamente di occupazione: +12mila unità, passando da 305mila a 317mila. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sono 24mila i disoccupati in più (dai precedenti 293mila agli attuali 317mila). E addirittura è enorme la differenza rispetto al 2008, anno inizio crisi: +149mila disoccupati in più nella nostra regione.

Relativamente al fronte dei giovani della Puglia, invece, siamo di fronte a una vera e propria emergenza. Nel 2016, con un tasso di disoccupazione al 49.6%, quasi cinque giovani su dieci sono senza lavoro. Impressionante la differenza rispetto al 2008, anno di inizio della crisi, allorquando il tasso di disoccupazione giovanile era al 31.6%, dato di per sé molto allarmante.

“Sono passi indietro piuttosto pesanti per la nostra regione - commenta Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia e di Bari BAT. In un contesto simile, è intollerabile registrare ancora, dopo oltre otto anni di crisi economica, simili tassi di disoccupazione peraltro in preoccupante ascesa. Pertanto è importante investire in istruzione e ricerca al fine di prevenire la fuga di cervelli che rallenta in modo significativo il processo di sviluppo del territorio senza dimenticare, in tal senso, le crisi che stanno vivendo le nostre università, sempre più penalizzate rispetto a quelle settentrionali. Inoltre – continua Pugliese – è fondamentale che lo Stato investa, in particolare nel Mezzogiorno, in infrastrutture nonché in vere politiche attive del lavoro non più rinviabili anche alla luce dello specifico decreto n. 150/2015 del Jobs act che ha istituito l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Di conseguenza è urgente una terapia d’urto, un serio piano strutturale di investimento per rafforzare la rete dei servizi pubblici per l’impiego in un rinnovato spirito di leale cooperazione istituzionale che assegni un ruolo strategico e determinante sia alle amministrazioni centrali che a quelle regionali.