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Home Legalità Lo Sciopero è un diritto non un abuso

Lo Sciopero è un diritto non un abuso

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Lo sciopero è un diritto essenziale dei lavoratori, ed in Italia viene disciplinato dall’articolo 40 della Costituzione.

 

L'articolo 40 è stato un grande riconoscimento per i lavoratori, e storicamente non rappresenta semplicemente il recupero della libertà già vigente al tempo del Codice Zanardelli, né rappresenta una mera contrapposizione alla repressione penale delle leggi fascistissime e del Codice Rocco, ma costituisce la presa di coscienza da parte dello Stato dell'ineguale rapporto di forza esistente fra le parti del conflitto industriale e la eleva a diritto.

Concretamente lo sciopero si sostanzia in una astensione collettiva dal lavoro da parte di lavoratori subordinati e, di regola, viene indetto dai sindacati. Esso ha di solito lo scopo di sollecitare migliori condizioni di lavoro (ad esempio in ordine alla retribuzione o all'orario di lavoro) ma può anche tendere a fini diversi, come quello di evitare licenziamenti, di contestare l'autorità (sciopero politico) o di sostenere le richieste di altri (sciopero di solidarietà).

Secondo Calamandrei lo sciopero costituisce un diritto di libertà, cioè un diritto il cui esercizio non può essere limitato nè può comportare alcuna sanzione da parte dell'ordinamento. Inoltre si tratta di un diritto che la Costituzione non crea ma si limita a rilevare, in quanto preesiste ad essa, e di un diritto soggettivo che, come tale, riguarda i rapporti tra lavoratore e datore di lavoro.

Lo sciopero nel nuovo assetto costituzionale, pur consistendo in un'astensione dei lavoratori dall'adempimento della prestazione contrattuale, deroga ai principi del diritto comune e manda esente da responsabilità il lavoratore che si presti ad esercitare questo diritto.

Con la legge n. 146 del 12 giugno 1990 si sono stabilite norme chiare sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali – che possono essere considerati, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, “quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all'assistenza e previdenza sociale, all'istruzione ed alla libertà di comunicazione” –, le quali comprendono le regole sulle modalità e i tempi dello sciopero sanzionando eventuali violazioni. In alcuni servizi di interesse pubblico lo sciopero può essere annullato di fatto tramite la precettazione da parte delle autorità di pubblica sicurezza, dei Trasporti o della Sanità.

Di regola lo sciopero viene indetto dalle organizzazioni sindacali ed è esercitato da una pluralità di lavoratori: del resto, si è sempre ritenuto che maggiore è l'adesione e più sono le possibilità di ottenere i risultati sperati. Tuttavia, formalmente, si tratta di un diritto individuale, di cui il singolo è titolare e che può scegliere liberamente di esercitare. Durante lo sciopero il rapporto di lavoro viene considerato sospeso, pertanto il lavoratore, che non percepisce la retribuzione, non ha responsabilità verso il datore di lavoro.

In occasione dell’ultimo sciopero dei trasporti pubblici indetto venerdì 16 giugno torna adesso a farsi sentire forte la voce di chi vorrebbe rimetter mano al diritto di sciopero. Rivedendolo a loro dire, e non sopprimendolo.

A detta di Matteo Renzi infatti “lo sciopero andrebbe rivisto in modo tale che le piccole sigle non possano mettere in ginocchio le città, guarda caso sempre di venerdì. Il governo è favorevole alla riforma, anche se un'iniziativa in questo senso spetta al Parlamento, al quale non mancherebbe il sostegno dell'esecutivo.”

Secondo il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, “ci sono tutte le condizioni per riformare la legge che regola gli scioperi, ma l'iniziativa spetta al legislatore, ed il governo è prontissimo a studiare questo dossier ed è pronto ad affiancarsi al Parlamento.”

Per quanto riguarda i sindacati non molto distante è la linea della Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, secondo cui “non è abusando di uno strumento cosi' importante e delicato come lo sciopero nei servizi pubblici che si portano a casa risultati. Anzi è l'esatto contrario: si danneggia l'immagine del sindacato e si portano a casa solo difficoltà inutili per la gente e per gli stessi lavoratori”.

Nella speranza che con la scusa di evitare di abusarne il Governo cerchi di mettere un bavaglio a questo fondamentale diritto dei lavoratori, che specialmente in un momento di crisi come questo più che mai hanno bisogno di far sentire forte la propria voce per far valere i propri diritti costituzionali.