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Aggiungi un posto a tavola

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di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.


La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

La Panissa

(E’ un classico della cucina bianca genovese (chiamata così perché povera di colori), si potrebbe anche definire una sorta di polenta di legumi. Per irrobustirla e per darle consistenza aggiungiamo della pancetta croccante da abbinare con questa arcaica preparazione che i stagione potrete accompagnare con una “padellatazza” di funghi).

Brevi cenni, l’origine

La panissa è un piatto tipico della cucina ligure per il quale si usano gli stessi ingredienti della farinata di ceci, con l'esclusione però dell'olio di oliva. Si unisce la farina di ceci con l'acqua ed il sale e si mette sul fuoco, quando ha raggiunto una certa consistenza si rovescia dentro a dei piatti fondi oppure, più spesso, in appositi stampini lunghi e stretti con profilo semicircolare di 7–10 cm di diametro. Dopo che si è solidificata si taglia a fette con sezione semicircolare, si taglia a cubetti e si serve fredda o tiepida, condita con olio e limone, o si condisce con cipolla. Si può mangiare anche calda appena fatta, condita solo con olio e limone, pepe a piacimento. Oppure si friggono le striscioline in abbondante olio, dando origine alle panissette (a Genova), o fette (a Savona), analoghe alle panelle palermitane; si servono salate da sole o, più spesso, dentro un panino speciale, a forma di piccola focaccia bianca senza crosta, rotonda, piatta e senza sale: sono le "fette con le fugassette". Altra variante prevede di tagliare a cubetti la panissa dopo che è solidificata e farla passare in padella con cipolla o cipollotti.  Il piatto ligure è totalmente diverso dall'omonimo piatto tipico della cucina piemontese. Sicuramente dovuto ai rapporti commerciali con le Americhe confluenti in Europa attraverso il porto di Cadice (Spagna), questo piatto esiste anche nella cucina della città iberica con il nome di paniza. La versione spagnola è preparata usando la farina di ceci in una percentuale variabile fino al 20% insieme alla farina di frumento per dar consistenza al tipico fritto di pesce locale. È un cibo di origine povera, ma nutriente.

Ingredienti per 4 persone

250 gr. di farina di cicerchie (possibile sostituirla con quella di ceci); 250 gr. di farina di piselli; 250 gr di farina di grano tenero tipo 0; 100 gr. di formaggio grattugiato (a scelta); 200 gr. di pancetta tagliata a fette non troppo sottili; alcune foglie di salvia e un paio di rametti di rosmarino; olio extravergine di oliva, acqua, sale q.b.; olio di semi da frittura (per una variante della ricetta).

Preparazione

In un’ampia pentola mettete almeno tre litri di acqua salata e portatela a bollore. Mescolate tutte insieme le farine e fatele cadere a pioggia nella pentola mentre continuate e girare. Proseguite la cottura per 50’ fino a quando la polenta non si sarà addensata. Nel frattempo in una padella fate scaldare un filo d’olio con la salvia e il rosmarino e rosolate la pancetta. Potrete servire la Panissa a mò di polenta accompagnandola con la pancetta e del formaggio oppure stendete la Panissa su una spianatoia, fatela raffreddare, poi la tagliate a losanghe non troppo grosse e friggete

Tempo stimato: 60’ h. – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Rossese di Dolceacqua

 

Con questo piatto così morbido e dai sapori variegati il vino perfetto è il Rossese di Dolceacqua soprattutto se alla Panissa abbinate la pancetta croccante. Il Rossese ha sfumature di sottobosco che ben si sposano con i sentori delle farine di legumi che sono si dolci ma hanno una forte componente erbacea. La consistenza del grasso  di maiale poi, mentre ispessisce il piatto, “chiama” un vino capace di sostenere la pietanza e che abbia sufficiente forza per pulire il palato.

Pallotte cacio e ova - Abruzzo

(E’ un piatto omnibus: potete proporlo come antipasto, come primo o come secondo, magari accompagnato da un contorno consistente. Semplicissimo da realizzare, fa parte dell’antica tradizione gastronomica abruzzese. Se, invece che col sugo al pomodoro, lasciate le pallotte semplici semplici e le accompagnate con verdure pastellate potete realizzare un ottimo aperitivo).

Brevi cenni, l’origine

Anche se è in dialetto, sono certa che hai capito di che piatto sto parlando, soprattutto se sei del centro-sud: le pallotte cacio e uova, un'eccellenza della tradizione gastronomica abruzzese e alto- molisana, una sorta di monumento della cucina contadine. Come tante altre ricette popolari, la loro origine è povera, legata a una cucina di sussistenza e strettamente legata ai prodotti del territorio, come il formaggio e le uova, che permettevano di dare vita a piatti semplici ma molto sostanziosi, in grado di sfamare le famiglie anche in periodi di difficili e di grandi restrizioni, causate sia dalle calamità naturali che dalle guerre.

Le storie che si tramandano oralmente raccontano che, durante la II Guerra Mondiale, a causa dei saccheggi delle case e dei casali di campagna, si nascondevano il formaggio, qualche uovo e il pane, sotto le travi del pavimento o dietro i mattoni dei muri, ingredienti che le sapienti mani delle donne seppero trasformare in questa delizia. Dopo la guerra le massaie hanno continuato a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, infatti durante le lunghe giornate in campagna serviva un pasto veloce, sostanzioso e ricco di gusto che rifocillasse i contadini. Pensa che secondo alcuni storici, le "pallotte cac'e ove" hanno anche ispirato gli spaghetti alla Carbonara.

Ingredienti per 4 persone

200 gr. di formaggio di vacca semi stagionato; 100 gr. di pecorino stagionato; 6 uova; 3 fette di pane raffermo; 250 ml. di latte; prezzemolo e sale q.b.

Per la salsa: 600 gr. di passata di pomodoro; 1 cipolla bianca; 1 peperone verde; olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: Ammollate il pane nel latte poi strizzatelo. Sbattete le uova in una terrina, aggiungete il pane ammollato e i due formaggi grattugiati. Qualora il composto risultasse troppo molle, aggiungete un altro po’ di formaggio e del pangrattato. Lasciate riposare per ¼ d’ora. Quindi preparate la salsa: in una padella fate imbiondire la cipolla tagliata finemente con il peperone ridotto a cubetti, aggiustate di sale e pepe, aggiungete la salsa di pomodoro e fate sobbollire. Realizzate cin l’impasto di uova e formaggio delle polpettine (pallotte) che friggerete in abbondante olio extravergine d’oliva. Scolatele e ripassatele nella salsa.

Tempo stimato: 45’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

Con questo piatto che è corposo e sapido serve un vino capace di sgrassare ma anche di sostenere. Ed ecco che la cantina abruzzese ci offre un abbinamento straordinario: affidatevi ad un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo. La minore macerazione sulle bucce conferisce al vino maggiore freschezza, ma nulla toglie alla sapidità e alla struttura; in compenso l’acidità che pulisce bene il palato.

 

L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 8 al 14 Agosto 2020

Il sole d’Agosto prepara un buon mosto

Sole Luna

1° sorge alle 05.54 – tramonta alle 20.18           sorge alle 19.04 – tramonta alle 03.17

11  sorge alle 06.04 – tramonta alle 20.06           sorge alle 00.02 – tramonta alle 14.31

21  sorge alle 06.14 – tramonta alle 19.51           sorge alle 08.44 – tramonta alle 21.36

Accadeva …

11 Agosto 1870  Il Parlamento discute le leggi di spesa sul pareggio del bilancio presentate da Quintino Sella.

10 Agosto 1950  Viene istituita la Cassa per il Mezzogiorno con il compito di potenziare le infrastrutture e promuovere gli investimenti a lungo termine.

10 Agosto 1970  Ritrovato in Uruguay il cadavere di Dan Mitrione, il diplomatico americano rapito dai guerriglieri il 31 Luglio. E’stato ucciso dopo che il Governo ha rifiutato di liberare, in cambio della sua vita, 159 detenuti politici.

12 Agosto 1970  Firmato a Mosca, tra Germania Federale e URSS, il trattato che riconosce tra l’altro i confini dell’Europa Orientale. E’ il primo atto dell’Ostpolitik.

11 Agosto 1980  Prime Linea uccide due Carabinieri nei pressi di Viterbo.

13 Agosto 1980  La mafia uccide Vito Lipari, Sindaco democristiano di Castelvetrano in provincia di Trapani.

14 Agosto 1990  Il Governo decide di inviare nel Golfo Persico una squadra navale per partecipare alle operazioni di pattugliamento decise dall’ONU che ha decretato l’embardo nei confronti dell’Iraq responsabile di aver invaso il Kuwait.

12 Agosto 2000  Il sottomarino nucleare russo Kursk si inabissa nel mare di Barents. Muoiono tutti i membri dell’equipaggio.

10 Agosto 2010  L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara terminata la pandemia dell’influenza H1N1 affermando che l’attività influenzale in tutto il mondo è tornata al tipico andamento stagionale.

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Quando c’è di mezzo il denaro la gente perde valore”.

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

Vie di fuga                   Lucrezia Sarnari                Rizzoli

Promised                     Kiera Cass                         Sperling & Kupfer

Io sono il castigo        Giancarlo de Cataldo         Einaudi

Non dire una bugia      Alafair Burke                      Piemme

Le isole di Normann    Veronica Galletta               Italo Svevo Edizioni

Un buon libro da leggere a casa

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Gli onomastici della settimana

8 Agosto  Domenico

9 Agosto  Romano

10 Agosto  Lorenzo

11 Agosto  Chiara

12 Agosto  Giuliano

13 Agosto  Ippolito

14 Agosto  Alfredo

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Piazza Armerina - Enna

(Ciazza nella locale lingua gallo-italica, Chiazza in siciliano) è un comune italiano di 21 547 abitanti del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia, ed è sede di vescovado con un'estesa diocesi. Il territorio di Piazza Armerina sorge su un'altura dei monti Erei meridionali, nella parte centro-orientale della Sicilia, a 697 mt d'altitudine. Fino al 1927 era capoluogo di un esteso circondario e sede di sottoprefettura, quando non era ancora stata istituita la provincia di Enna, alla quale fu inglobata. È un'antica città d'impianto medievale con un pregevole centro storico barocco e normanno. Sul suo territorio si trova la Villa romana del Casale con i suoi famosi mosaici, dal 1997 Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Città d'arte, già definita Urbs Opulentissima, con forte richiamo turistico per il suo importante patrimonio archeologico, storico, artistico e naturale, nota come la "Città dei Mosaici e del Palio dei Normanni". Piazza Armerina sorge su un'altura dei monti Erei meridionali, nella parte centro-orientale della Sicilia, a 697 m d'altitudine. La città è incastonata tra fitti ed estesi boschi misti con predominanza di eucaliptus, che si estendono ai suoi piedi a nord come a sud. Ha un esteso territorio comunale e rientra tra i primi 100 comuni italiani per superficie. Il suo punto più alto è di 877 m sul livello del mare, mentre quello più basso si colloca a quota 225 m, determinando una notevole escursione altimetrica che si registra tra il centro urbano e le località sottostanti, tra cui numerose sono le enclavi, ritagliate nei territori dei comuni limitrofi.

Tesori nascosti: Roca Vecchia - Salento

Roca VecchiaRocavecchia è una località costiera del Salento e una delle marine di Melendugno, in provincia di Lecce. Si affaccia sul Mare Adriatico ed è posta tra San Foca e Torre dell'Orso. Sede di importanti scavi archeologici, è un centro turistico di rilievo durante il periodo estivo. Si segnalano la torre di avvistamento cinquecentesca, le rovine del castello a picco sul mare, il santuario della Madonna di Roca del XVII sec. e le due grotte Poesia (dal greco, "sorgente d'acqua dolce"), meglio note come grotte della Poesia. Queste ultime, in particolare, distanti circa 60 metri l'una dall'altra, sono delle grotte carsiche cui sono crollati i tetti; l'acqua del mare giunge in ciascuna di esse attraverso un canale percorribile a nuoto o con una piccola imbarcazione. La più grande delle due ha una pianta approssimativamente ellittica con assi di circa 30 e 18 metri e dista dal mare aperto una trentina di metri. La Poesia Piccola, invece, ha assi di circa 15 e 9 metri ed è separata dal mare aperto da una settantina di metri in linea d'aria. La sua notevole importanza in ambito archeologico è legata al rinvenimento nel 1983, grazie all'archeologo Cosimo Pagliara, di iscrizioni messapiche (ma anche latine e greche) sulle sue pareti, da cui è stato possibile stabilire che la grotta fosse anticamente luogo di culto del dio Taotor (o anche TatorTeotor, o Tootor).  A nord dell'area archeologica sorge il centro attualmente abitato (22 residenti nel 2001), noto anche come Roca li Posti, frequentato in estate da vacanzieri.Lungo la strada che collega Torre dell'Orso a Melendugno sorge il vecchio villaggio disabitato, con una masseria fortificata attualmente in restauro, di Roca Nuova. Tale borgo sorse intorno al 1480, quando la popolazione di Roca Vecchia fu messa in fuga dalle incursioni turche. Gli scavi effettuati a Roca hanno evidenziato un imponente sistema di fortificazioni risalente all'età del bronzo (XV-XI secolo a.C.), oltre a numerosi reperti che per affinità ricordano modelli minoici ed egei. Si ritiene che, in un periodo databile intorno al XV secolo a.C., il sito sia stato assediato e incendiato. Anche le successive mura, ricostruite nell'XI secolo a.C., presentano tracce di incendio. Di questo luogo misterioso, che come la mitica Troia fu più volte distrutto e più volte ricostruito si ignora chi fossero i popoli fondatori e perfino se queste fortificazioni servissero a difendere una città oppure - come appare più probabile - un importante luogo di culto. Il sito fu comunque frequentato per tutta l'età del ferro, mentre decisamente più cospicue sono le tracce relative all'età messapica (IV-III secolo a.C.): una cinta muraria (che tuttavia non fu completata), un monumento funerario, diverse tombe e delle fornaci. Il nome della città messapica (o per meglio dire la sua latinizzazione) si pensa fosse Thuria Sallentina. Il sito fu successivamente abbandonato (non sono state rinvenute tracce del periodo romano), mentre fu frequentato nell'alto medioevo da anacoreti, provenienti perlopiù dall'Impero Romano d'Oriente, che col tempo costituirono una comunità, abitando in una serie di grotte scavate nel calcare. Agli inizi del XIV secolo, Gualtieri di Brienne, conte di Lecce, ricostruì Roca facendone una città fortificata, ma nel 1480 la sua popolazione venne messa in fuga dalle incursioni turche. In quell'anno infatti il sultano Maometto II, dopo aver conquistato Costantinopoli (1453) e sottomesso tutta la Penisola Balcanica, inviò una spedizione che sbarcò sulla costa orientale del Salento. Roca Vecchia fu saccheggiata e usata dai Turchi come base operativa per sferrare attacchi alla città di Otranto e ad altri centri salentini. .

Curiosando

“L’Abbazia di San Galgano” - Toscana

L’abbazia di San Galgano è un'abbazia cistercense, sita a una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino.

Il sito è costituito dall'eremo (detto "Rotonda di Montesiepi") e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura, meta di flusso turistico. La mancanza del tetto - che evidenzia l'articolazione della struttura architettonica - accomuna in questo l'abbazia a quelle di Melrose, di Kelso e di Jedburg in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda, di Eldena in Germania, di Beauport a Paimpolm(Bretagna) e del Convento do Carmo a Lisbona. In Italia, un paragone, almeno estetico, può compiersi con il Complesso della Santissima Trinità detta Incompiuta di Venosa (Potenza), che, però non cadde in rovina: i lavori di edificazione non vennero mai completati. Di san Galgano, titolare del luogo che si festeggia il 3 dicembre, si sa che morì nel 1181 e che, convertitosi dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza. Il momento culminante della conversione avvenne nel giorno di Natale del 1180, quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l'arma in una croce; in effetti nella Rotonda c'è un masso dalle cui fessure spuntano un'elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca di polimetilmetacrilato. L'evidente eco del mito arturiano non ha mancato di sollevare curiosità e, ovviamente, qualche ipotesi ardita su possibili relazioni fra la mitologia della Tavola Rotonda e la storia del santo chiusdinese. In molte biografie di San Galgano, compresa la Vita Sancti Galgani de Senis si accenna a contatti che il santo avrebbe avuto con l'eremo di San Guglielmo di Malavalle (Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto). Molte sono le affinità tra i due personaggi: entrambi cavalieri, decisero di votarsi alla vita eremitica abbandonando la milizia terrena, entrambi avevano legami con la materia arturiana. San Galgano infigge la spada nella roccia, con gesto simile, ma inverso a quello di Artù che la estrae. Guglielmo, secondo una tradizione popolare antica in certi comuni della zona (Castiglione della Pescaia, Tirli, Buriano, Vetulonia) sarebbe in realtà Guglielmo X d'Aquitania, padre di Eleonora alla cui corte operò Chrétien de Troyes, autore de Le Roman de Perceval ou le conte du Graal nel quale compare per la prima volta il Santo Graal. Guglielmo X duca d'Aquitania morì nel 1137 mentre stava recandosi in pellegrinaggio a Santiago di Compostela, ma nessuno mai vide la sua salma. Lasciò erede del suo vastissimo dominio la figlia Eleonora. Potrebbe essere il santo di Malavalle che compare in Maremma alcuni anni dopo questi fatti. Per la prima volta se ne fa menzione nella Vita S. Guilelmi scritta dopo il 1210. I risultati di indagini scientifiche eseguite sulle reliquie di san Guglielmo, compresa quella del DNA mitocondriale, rendono fortemente probabile l'origine nordica del personaggio.

#solovacanzeitaliane

Campagna di sensibilizzazione morale

L’abbandono di un Animale è un reato penale (lg.189/2004) PENSACI!

Por TIAMO li con noi, SEMPRE!

"Alle origini del jazz: lo spiritual"

di ROSAMARIA FUMAROLA

In un mio precedente scritto ho cercato di chiarire quale sia stato in origine il legame tra jazz e blues e quale formidabile contributo abbia quest'ultimo dato al primo. Tuttavia vi sono altri generi appartenenti al patrimonio culturale nero, che hanno partecipato in maniera determinante alla nascita del jazz. Tra di essi non è possibile non citare lo spiritual, il gospel o il  work-song.

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"Le origini del jazz: New Orleans"

di ROSAMARIA FUMAROLA

New Orleans, capitale della Louisiana, venne fondata dai francesi nel 1718.

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Aggiungi un posto a tavola

di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.


La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

Stinco di maiale alla birra

(Davvero un classico della cucina tanto trentina che altoatesina che è un inno alla tavola di tutti i giorni. Si accompagna di solito a patate al forno e crauti).

Brevi cenni, l’origine

Il maiale (Sus scrofa domesticus L.), chiamato anche suino o porco, è un suide addomesticato appartenente ai mammiferi dell'ordine artiodattili suiformi. Il maschio fertile si chiama verro, la femmina scrofa e i cuccioli lattonzoli; questi ultimi, in particolare, a loro volta si definiscono verretti se maschi o scrofette se femmine. Si tratta di uno tra gli animali da macello più diffusi e più utilizzati dall'uomo, anche in ragione dell'ampia gamma di sottoprodotti derivati, che vanno da articolatissime specifiche lavorazioni delle sue carni allo sfruttamento delle setole (da qui il detto "del maiale non si butta via niente"). Il maiale domestico appartiene alla stessa specie del cinghiale (sus scrofa) e può riprodursi con esso. Il termine maiale deriva dal latino majalem ("porco castrato"), così chiamato poiché era spesso utilizzato come sacrificio a Maia, madre di Mercurio. L'utilizzo del maiale in cucina è sempre stato il principale e spesso unico scopo del suo allevamento. La sua carne viene utilizzata in svariati modi culinari, cotta con tecniche simili a quelle della carne bovina, oppure utilizzata per farne salumi di vario genere o per utilizzarne il solo grasso, a seconda del taglio. Si usano in cucina anche alcune frattaglie, fra cui il cervello, il fegato, il sangue (come, ad esempio, nel migliaccio pistoiese) e addirittura i piedi. Le varie forme culinarie di utilizzo possono variare da paese a paese e, all'interno dello stesso, da regione a regione. Nemmeno il grasso distribuito nella parte interna del maiale viene sprecato: si tratta della sugna, che viene fusa e poi utilizzata in vari modi, tra i quali la ricopertura della parte magra del prosciutto nella fase di stagionatura di quest'ultimo. In Italia la cottura delle carni avviene quasi sempre in padella o sulla griglia, mediante frittura o a fuoco lento nella preparazione di arrosti e brasati. Nei paesi nordici quali Germania e Austria parti delle carni di maiale idonee vengono anche servite bollite.

Ingredienti per 4 persone

4 stinchi di maiale; 1 cipolla; 1 gambo di sedano; 1 carota; 1 lt. Di birra (meglio scura); rosmarino e timo freschi; bacche di ginepro; grani di pepe nero; 2 chiodi di garofano; 2 spicchi d’aglio; 250 gr. di crauti; 1 kg. di patate novelle; olio extravergine e sale q.b.

Preparazione

Lasciate maturare per una notte in frigo, in un contenitore gli stinchi con la birra, i rametti di timo e rosmarino, un cucchiaio di pepe in grani, qualche bacca di ginepro frantumata nel mortaio, i chiodi di garofano e gli spicchi d’aglio interi ma schiacciati. Al mattino scolate la carne conservando il liquido di marinatura e asciugate gli stinchi tamponando con carta da cucina. In un tegame basso e largo versate un filo d’olio e fate un soffritto con le verdure tagliate grossolanamente con del rosmarino per un paio di minuti, aggiungete gli stinchi e rosolate per bene su ogni lato. Portare il forno a 180° e in una pirofila sistemate gli stinchi con il soffritto, il loro liquido di e metà della birra di marinatura filtrata. Cuocete per circa 2 h. irrorando regolarmente con la birra rimasta. Passate al grill per 5’ e servite con le patate al forno e crauti saltati in padella.

Tempo stimato: 2,30 h. – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Lagrein

 

Verrebbe da dire che ci vuole una birra. E invece c’è un accostamento dello stinco alla birra con uno dei grandi rossi di questi territori che non ammette repliche. Questo è un piatto da esaltare con un Lagrein (molti lo pronunciano, forse correttamente, Lagrain) che è niente altro che “lagarino”. La sua terra d’elezione è comunque la zona di Appiano. Ha un profumo di frutti neri, leggera bacca e sottobosco, elegante, molto ben bilanciato nei tannini.

Pallotte cacio e ova - Abruzzo

(E’ un piatto omnibus: potete proporlo come antipasto, come primo o come secondo, magari accompagnato da un contorno consistente. Semplicissimo da realizzare, fa parte dell’antica tradizione gastronomica abruzzese. Se, invece che col sugo al pomodoro, lasciate le pallotte semplici semplici e le accompagnate con verdure pastellate potete realizzare un ottimo aperitivo).

Brevi cenni, l’origine

Anche se è in dialetto, sono certa che hai capito di che piatto sto parlando, soprattutto se sei del centro-sud: le pallotte cacio e uova, un'eccellenza della tradizione gastronomica abruzzese e alto- molisana, una sorta di monumento della cucina contadine. Come tante altre ricette popolari, la loro origine è povera, legata a una cucina di sussistenza e strettamente legata ai prodotti del territorio, come il formaggio e le uova, che permettevano di dare vita a piatti semplici ma molto sostanziosi, in grado di sfamare le famiglie anche in periodi di difficili e di grandi restrizioni, causate sia dalle calamità naturali che dalle guerre.

Le storie che si tramandano oralmente raccontano che, durante la II Guerra Mondiale, a causa dei saccheggi delle case e dei casali di campagna, si nascondevano il formaggio, qualche uovo e il pane, sotto le travi del pavimento o dietro i mattoni dei muri, ingredienti che le sapienti mani delle donne seppero trasformare in questa delizia. Dopo la guerra le massaie hanno continuato a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, infatti durante le lunghe giornate in campagna serviva un pasto veloce, sostanzioso e ricco di gusto che rifocillasse i contadini. Pensa che secondo alcuni storici, le "pallotte cac'e ove" hanno anche ispirato gli spaghetti alla Carbonara.

Ingredienti per 4 persone

200 gr. di formaggio di vacca semi stagionato; 100 gr. di pecorino stagionato; 6 uova; 3 fette di pane raffermo; 250 ml. di latte; prezzemolo e sale q.b.

Per la salsa: 600 gr. di passata di pomodoro; 1 cipolla bianca; 1 peperone verde; olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: Ammollate il pane nel latte poi strizzatelo. Sbattete le uova in una terrina, aggiungete il pane ammollato e i due formaggi grattugiati. Qualora il composto risultasse troppo molle, aggiungete un altro po’ di formaggio e del pangrattato. Lasciate riposare per ¼ d’ora. Quindi preparate la salsa: in una padella fate imbiondire la cipolla tagliata finemente con il peperone ridotto a cubetti, aggiustate di sale e pepe, aggiungete la salsa di pomodoro e fate sobbollire. Realizzate cin l’impasto di uova e formaggio delle polpettine (pallotte) che friggerete in abbondante olio extravergine d’oliva. Scolatele e ripassatele nella salsa.

Tempo stimato: 45’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

Con questo piatto che è corposo e sapido serve un vino capace di sgrassare ma anche di sostenere. Ed ecco che la cantina abruzzese ci offre un abbinamento straordinario: affidatevi ad un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo. La minore macerazione sulle bucce conferisce al vino maggiore freschezza, ma nulla toglie alla sapidità e alla struttura; in compenso l’acidità che pulisce bene il palato.

L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 1 al 7 Luglio 2020

Il sole d’Agosto prepara un buon mosto

Sole Luna

1° sorge alle 05.54 – tramonta alle 20.18           sorge alle 19.04 – tramonta alle 03.17

11  sorge alle 06.04 – tramonta alle 20.06           sorge alle 00.02 – tramonta alle 14.31

21  sorge alle 06.14 – tramonta alle 19.51           sorge alle 08.44 – tramonta alle 21.36

Accadeva …

3 Agosto 1920  Viene firmato a Tirana il trattato italo-albanese che prevede il rimpatrio delle truppe italiane.

6 Agosto 1920  La Federterra stipula il nuovo patto agricolo dopo mesi di agitazioni contadine.

1 Agosto 1960  Indipendenza del Dahomey,Niger, Alto Volta, Costa d’Avorio, Ciad, Repubblica Centro Africana, Congo-Brazzaville e Gabon.

6 Agosto 1970  Emilio Colombo vara un nuovo Governo di centrosinistra.

2 Agosto 1980  Alla stazione di Bologna esplode una bomba. Restano uccise 85 persone e più di 200 i feriti. La strage sarà attribuita alle trame nere e nelle indagini verrà coinvolta anche la P2.

6 Agosto 1980  La mafia uccide a Palermo Gaetano Costa Procuratore capo.

2 Agosto 1990  L’Iraq invade il Kuwait. L’occupazione irachena condurrà alla prima Guerra del Golfo.

7 Agosto 1990  A Roma l’impiegata ventenne Simonetta Cesaroni viene assassinata nell’ufficio di via Poma dove lavora. Il delitto resta ancora oggi senza colpevoli.

4 Agosto 2010  La British Petroleum annuncia il successo dell’operazione “Static Kill” finalizzata a richiudere a 106 giorni dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon il pozzo di petrolio sottomarino che ha originato la marea nera nel golfo del Messico.

5 Agosto 2010  A Copiapò in Cile crollano delle gallerie nella miniera di San Josè. Non ci sono vittime, ma 33 minatori rimangono intrappolati a 700 metri di profondità. Verranno liberati il 13 Ottobre.

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Nel mare della vita i fortunati vanno in crociera, gli altri nuotano, qualcuno annega”.

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

A ogni svolta                                   Danielle Steel                      Sperling & Kupfer

Vocabolario dei desideri                 Eshkol Nevo                        Neri Pozza

L’invenzione di noi due                    Matteo Bussola                   Einaudi

Il taccuino delle cose non dette     Clare Pooley                       Mondadori

Storie della mia città                      Sarah Ladipo Manyika         Frassinelli

Un buon libro da leggere a casa

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Gli onomastici della settimana

1 Agosto  Alfonso

2 Agosto  Eusebio

3 Agosto  Lidia

4 Agosto  Nicodemo

5 Agosto  Osvaldo

6 Agosto  Trasf. Del Signore

7 Agosto  Gaetano

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Parco Nazionale del Pollino

l Parco nazionale del Pollino (internazionalmente noto come Pollino Global Geopark), situato a cavallo di Basilicata e Calabria tra le province di Cosenza, Potenza e Matera, con i suoi 192 565 ettari, di cui 88 650 nel versante lucano e 103 915 in quello calabro, è il parco nazionale più grande d'Italia; prende il nome dall'omonimo massiccio montuoso. Dal novembre 2015, con l'inserimento nella lista globale dei geoparchi da parte dell'UNESCO, il Parco del Pollino è considerato sito patrimonio mondiale. Il Parco Nazionale del Pollino è stato istituito nel 1988, mentre la perimetrazione provvisoria è del 1990, così come le misure di salvaguardia. Tra gli anni 1993 e 1994 s'insediano gli organismi amministrativi e tecnici: presidenza, consiglio di amministrazione e direzione; la sede dell'ente di gestione è ubicata in Rotonda (PZ). Il Pollino è, dunque, l'area protetta più estesa d'Italia, comprendendo, a cavallo fra il confine geografico e amministrativo delle regioni Calabria e Basilicata, 3 province (Cosenza, Potenza, Matera) e 56 comuni (di cui 24 in Basilicata e 32 in Calabria), 9 comunità montane e 4 riserve orientate: Rubbio in Basilicata, Raganello, Lao e Argentino in Calabria. Le sue vette, tra le più alte del sud d'Italia, sono coperte di neve per molti mesi dell'anno. Dalle cime, ad occhio nudo, si osservano, ad occidente, le coste tirreniche di Sapri, Maratea, Praia a Mare, Belvedere Marittimo e, ad oriente, da Sibari a Metaponto, il litorale ionico. L'emblema del parco è il pino loricato; qualche esemplare simile è presente in altre stazioni fitoclimatiche delle montagne balcaniche e greche.

Tesori nascosti: La Scala dei Turchi – Porto Empedocle

La Scala dei Turchi è una parete rocciosa (falesia) che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, in provincia di Agrigento.

È diventata nel tempo un'attrazione turistica sia per la singolarità della scogliera, di colore bianco e dalle peculiari forme, sia a seguito della popolarità acquisita dai romanzi con protagonista il commissario Montalbano scritti dallo scrittore empedoclino Andrea Camilleri, essendo il comune immaginario di Vigata da inquadrare con Porto Empedocle. La Scala è costituita di marna, una roccia sedimentaria di natura argillosa e calcarea, con un caratteristico colore bianco puro. Tale scogliera dal singolare aspetto si erge tra due spiagge di sabbia fine, per accedervi bisogna procedere lungo il litorale e inerpicarsi in una salita somigliante a una grande scalinata naturale di pietra calcarea. Una volta raggiunta la sommità della scogliera, il paesaggio visibile abbraccia la costa agrigentina fino a Capo Rossello. Scala dei Turchi è un sito geologicamente noto anche perché è possibile riconoscere in maniera molto semplice le ciclicità legate alle variazione dei parametri orbitali. In particolare si possono ben correlare le variazioni di insolazione con cicli di mediamente 21.000 anni e le variazioni di eccentricità dell'orbita con cicli di mediamente, 100.000 anni. Questo ha consentito di effettuare delle datazioni con ordini di errore al più delle migliaia di anni. La Scala dei Turchi presenta una forma ondulata e irregolare, con linee non aspre bensì dolci e rotondeggianti. Il nome le viene dalle passate incursioni di pirateria da parte dei saraceni, genti arabe e, per convenzione, turche; i pirati turchi, infatti, trovavano riparo in questa zona meno battuta dai venti e rappresentante un più sicuro approdo.

Curiosando

“Il Vallone dei Mulini - Sorrento”

Il Vallone dei Mulini è una valle della costiera sorrentina, ubicata a Sorrento: deve il suo nome alla presenza di un mulino utilizzato per la macinazione del grano. Sorrento era originariamente attraversata da tre valli, unite tra loro in epoca romana; oltre al cosiddetto Vallone dei Mulini, che rappresentava il fulcro di questo sistema, era presente anche una valle che terminava a Marina Grande ed un'altra, coltivata ad alberi di agrumi, si inoltrava verso l'interno, sulle colline della città: queste ultime due valli sono in parte scomparse, ricolmate, per far spazio a strade ed edifici.  Il  Vallone dei Mulini si è originato circa trentacinquemila anni fa, quando una violenta eruzione dei Campi Flegrei, ricoprì la zona che va da Punta Scutolo a Capo di Sorrento di detriti: le acque sorgive che formavano ruscelli dalla bassa portata, chiamati Casarlano e Sant'Antonino, che si incontrano poco prima dell'inizio della valle, scavarono un profonda e stretta gola, in cerca di uno sbocco verso il mare. Nel XVI secolo la zona era di proprietà della famiglia Tasso, mentre in seguito passò sotto il controllo dei Correale: fu proprio uno dei membri di questa famiglia, Onofrio, che nel XVII secolo, fece costruire allo sbocco della valle un porto, in quella che è l'attuale Marina Piccola, ma che un tempo veniva chiamata Capo Cervo o Capo di Cerere, per la presenza di un antico tempio romano dedicato a Cerere e distrutto poi da due frane nel 1580 e nel 1604. Negli anni successivi, sul fondo della valle, venne costruito un mulino, che, sfruttando le acque del torrente, era utilizzato per la macinazione del grano da vendere poi ai sorrentini, una segheria, che trattava legno di ciliegio, ulivo e noce, utilizzato poi agli artigiani della zona, i quali ne ricavavano manufatti artigianali, ed un lavatoio pubblico: di questo complesso industriale sono ancora visibili i ruderi; i costoni della vallata furono inoltre, con molta probabilità, utilizzati come cave di tufo per reperire blocchi per la costruzione degli edifici a Sorrento e le grotte formatesi vennero riconvertite come pozzi per la raccolta dell'acqua. Il Vallone dei Mulini, pur essendo un lungo di vita popolare, fu comunque oggetto, in questo periodo, di opere pittoriche e riproduzioni di artisti sia italiani che stranieri: queste fonti rappresentano le uniche testimonianze della zona. Sorrento era unita al resto della costiera da uno stretto ponte che superava la valle: nel 1866 venne deciso di eliminare il ponte e sostituirlo con una piazza, ottenendo lo spazio necessario per la sua realizzazione, riempiendo parte della gola, ricavandone anche alcuni locali; fu così che il Vallone dei Mulini si trovò diviso in due: da un lato, lo sbocco verso il mare, occupato poi dalla strada per il porto, dall'altra il piccolo complesso industriale che cessò di funzionare agli inizi del XX secolo, sia per la mancanza di acqua, incanalata, sia per motivi di ordine climatico, in quanto la totale assenza di vento e l'elevata umidità, che si aggira costantemente intorno all'80%, dovuto allo sbarramento artificiale, resero impossibile qualsiasi forma di vita umana. Tuttavia ciò ha beneficiato il proliferare di numerose piante, alcune considerate rare o quasi del tutto scomparse, come la Phyllitis vulgaris, oltre a diverse forme di piante carnivore e cespugli di capperi.

#solovacanzeitaliane

Campagna di sensibilizzazione morale

L’abbandono di un Animale è un reato penale (lg.189/2004) PENSACI!

Por TIAMO li con noi, SEMPRE!

L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 25 al 31 Luglio 2020

Luglio soleggiato, vino assicurato

Sole Luna

1° sorge alle 05.28 – tramonta alle 20.39           sorge alle 16.48 – tramonta alle 02.29

11  sorge alle 05.35 – tramonta alle 20.36           sorge alle 00.01 – tramonta alle 11.44

21  sorge alle 05.43 – tramonta alle 20.29           sorge alle 06.09 – tramonta alle 21.35

Accadeva …

29 Luglio 1900  Umberto I viene assassinato a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci che verrà condannato all’ergastolo (sarà poi ucciso nel 1901 dalle guardie carcerarie che faranno passare l’esecuzione come suicidio.

30 Luglio 1900  Sale al trono Vittorio Emanuele III che, nonostante le pressioni del “partito di corte”, non ordina nessuna violenta repressione.

27 Luglio 1960  Fanfani forma un nuovo Governo, un monocolore democristiano, appoggiato da una maggioranza quadripartita con l’astensione del PSI.

25 Luglio 1970   Rimpatriano gli italiani residenti in Libia, in seguito ai provvedimenti di espulsione e di confisca dei beni decisi dal Governo libico.

27 Luglio 1970  Muore a Lisbona Antonio de Oliveira Salazar che aveva mantenuto il potere in Portogallo per 40 anni.

25 Luglio 1980  Il gruppo hard rock AC/DC pubblica l’album Back in Black che diventa il secondo album più venduto della storia della musica.

27 Luglio 1990  A Auerberg, in Germania, una bomba della RAF fa espoldere l’auto del sottosegretario Hans Neusel responsabile dell’antiterrorismo che riesce comunque a salvarsi.

28 Luglio 1990  A Lima si insedia il nuovo Presidente Alberto Fijimori

25 Luglio 2000  Un Concorde dell’Air-France, il volo 4590, precipita poco dopo il decollo dall’Aeroporto De Gaulle causando 113 vittime.

28 Luglio 2000  In Italia viene stampata l’ultima banconota della Lira Italiana (5.000 lire)

30 Luglio 2010  In Russia inizia una serie di incendi che nelle settimane successive provocheranno 52 vittime. La capitale Mosca viene più volte invasa da una nube di fumo. A rischio alcune centrali nucleari e l’area contaminata di Cernobyl.

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Le gabbie che rinchiudono gli esseri umani sono invisibili; per questo le loro sbarre sono invalicabili”.

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

Il preside                   Marco Lodoli                       Einaudi

Io sono Zelda            MacDonald                          Sperling & Kupfer

Nella balena              Alessandro Barbaglia        Mondadori

Il paese degli altri     Leila Slimani                      La nave di Teseo

The game                  Alessandro Baricco            Feltrinelli

Un buon libro da leggere a casa

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Gli onomastici della settimana

25 Luglio – Giacomo

26 Luglio – Anna e Gioacchino

27 Luglio – Liliana

28 Luglio – Nazario

29 Luglio  - Marta

30 Luglio  - Pietro

31 Luglio -  Ignazio

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Porto Selvaggio e la storia di Renata Fonte

L'omicidio di Renata Fonte venne commesso a Nardò il 31 marzo 1984. La vittima era un assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del comune di Nardò, eletta nel 1982 nelle liste del PRI, che venne uccisa la notte del 31 marzo a Nardò da due sicari con tre colpi di pistola mentre ritornava a casa dopo una seduta del consiglio comunale.[1] Fu la prima donna nel 1982 ad assumere la carica di assessore alla cultura e alla pubblica istruzione. Renata Fonte, nata a Nardò il 10 marzo 1951, divenne consigliere comunale nello stesso comune oltre che militante nel Partito Repubblicano Italiano, e le venne assegnato l'assessorato all'ambiente; durante il mandato, al fine di difendere l'area di Porto Selvaggio dalla speculazione edilizia, promosse una modifica al piano regolatore; l'omicidio venne commesso pochi giorni prima dalla seduta nella quale si sarebbe decisa la modifica da lei proposta. La notte del 31 marzo 1984, mentre rientrava a casa dopo una riunione del consiglio comunale, venne uccisa a colpi di pistola da due sicari. Le indagini inizialmente si concentrarono sul marito, separato dalla moglie e trasferito in Belgio per lavoro ma grazie anche alla testimonianza di due donne, vennero individuati gli esecutori materiali, Giuseppe Durante e Marcello My e gli intermediari, Mario Cesari e Pantaleo Sequestro, e soprattutto il mandante, Antonio Spagnolo, un collega di partito della vittima e che alle elezioni amministrative era risultato il primo dei non eletti. Le indagini non riuscirono però a ricostruire con certezza le motivazioni dell'omicidio. Il processo di primo grado condannò all'ergastolo per omicidio premeditato Antonio Spagnolo come mandante e Giuseppe Durante come esecutore materiale del delitto. Spagnolo era subentrato dopo la morte di Renata Fonte come consigliere comunale in quanto era il primo dei non eletti, e assunse anche l'incarico di assessore; vennero condannati anche a 24 anni di carcere Mario Cesari, come intermediario, e Marcello My, che era insieme al killer e che confessò la sua partecipazione al delitto il 25 aprile 1984, dopo essere stato arrestato; Pantaleo Sequestro venne condannato a 18 anni per aver contattato, su mandato di Antonio Spagnolo, My e Durante.

I gradi successivi hanno confermato il giudizio precedente condannando come mandante Antonio Spagnolo, come esecutori materiali Giuseppe Durante e Marcello My, Mario Cesari e Pantaleo Sequestro come intermediari.

Accanto a un'avversione personale di Spagnolo, la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Lecce ipotizzò la presenza di ulteriori personaggi, non identificati, che avrebbero avuto obiettivi non raggiungibili con l'elezione di Renata Fonte come la costruzione di un villaggio turistico sull'area naturalistica di Porto Selvaggio. In memoria della vittima nel 1998 venne fondata l'associazione "Donne Insieme" con l'intento di promuovere la legalità e non violenza sul territorio. Da un'intensa collaborazione con la Procura Nazionale Antimafia, la Questura e il Pool Antiviolenza del Tribunale, nasce la “Rete Antiviolenza Renata Fonte”, primo centro antiviolenza, riconosciuto dal Ministero dell'Interno in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità. Nel comune di Nardò è stata dedicata a Renata Fonte una piazza.

Nel 2009, in occasione del 25º anniversario della morte, è stata inaugurata al Parco di Porto Selvaggio una stele in memoria dell'impegno civile e politico di Renata Fonte.

Renata Fonte è ricordata ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi.

A lei è dedicata la scuola di politica della Fondazione Benvenuti in Italia, che si riunisce a Torino, nella sede del Gruppo Abele, ogni lunedì sera.

Il comune di Nardò nel 2014, a trent'anni dell'assassinio, ha organizzato delle manifestazioni per ricordare la concittadina Renata Fonte con la presenza di don Luigi Ciotti e del vescovo di Nardò-Gallipoli Fernando Filograna.

.Nel comune di Mottola le è stata intitolata una piazzetta, che attende di essere inaugurata ufficialmente, su proposta di una classe dell'IC "Manzoni" che ha vinto la seconda edizione del concorso indetto da Toponomastica femminile. La vicenda di Renata Fonte è stata narrata da Carlo Bollino, nel libro La posta in gioco, edito da Carmine De Benedittis e da Antonella Mascali nel libro Lotta civile, nel quale è narrata la vita di Renata Fonte raccontata dai suoi familiari. Dal libro di Bollino è stato tratto l'omonimo film, La posta in gioco, per la regia di Sergio Nasca e interpretato da Lina Sastri, Turi Ferro e Vittorio Caprioli. Si ipotizza nel film che Renata Fonte abbia potuto impedire la realizzazione di forti guadagni mediante speculazioni edilizie nell'area del parco di Porto Selvaggio, oggi dichiarato Parco naturale regionale insieme alla Palude del Capitano.

Tesori nascosti – LA GROTTA Del Soffio – Santa Maria di Leuca

Limite riconosciuto dai romani, tra l’Adriatico e lo Ionio, il Capo di Santa Maria di Leuca sancisce il limite estremo d’Italia, dove anche il sussurro del mare all’imboccatura di una grotta sembra richiamare gli dei per un incontro fuori dai confini consentiti. Sacra al dio Batius o Vatius, antesignano di Giove tonante, cui chiedere aiuto per il viaggio in mare, questa costa si rivela ricca di reperti neolitici e di bellezze naturali impareggiabili, come il corallo bianco. Appena superata in barca la Grotta dell’Orto Cupo si incontra la Grotta del Soffio, meta generalmente destinata al bagno, sia per la posizione, sia perché la visita dell’interno impone un breve tratto in immersione per attraversare un piccolo sifone sommerso. Il mare all’interno, addolcito dalle infiltrazioni di acqua dolce provenienti dalla parete alle spalle, è sottoposto ad una moderata pressione atmosferica, producendo degli spruzzi e un movimento d’aria che la caratterizzano e danno il nome alla grotta. Un consiglio: per una visita indimenticabile, provate a raggiungere la grotta in barca e, una volta arrivati all’imboccatura della Grotta del Soffio, stretta e a tratti sommersa dalle onde continue del mare, lo spettacolo è impagabile. La risacca, quando defluisce, lascia spazio a sbuffi di spuma, colorata dai raggi riflessi dalla superficie increspata. Sbuffi creati dalla corrente che, attraverso l’ingresso, creano una nuvola irreale insieme all’impressione che la grotta respiri. Ci si tuffa in mare per avvicinarsi timorosi, l’aria che accarezza la faccia, appena fuori dal pelo dell’acqua, sembra invitare alla visita e il piccolo tratto in apnea, che i più coraggiosi prolungano immergendosi, apre a una dimensione di quiete meraviglia.

Curiosando

“La Scarzuola”

La Scarzuola è una località rurale dell'Umbria, ubicata nella frazione Montegiove del comune di Montegabbione, in provincia di Terni. È ben conosciuta per l'antico convento dove, secondo tradizione, avrebbe dimorato san Francesco d'Assisi, e per la villa sotto forma di "città-teatro", concepita e costruita nel ventesimo secolo dall'architetto milanese Tomaso Buzzi come personale interpretazione del tema della "città ideale" La località è citata dalle cronache medievali per essere quella in cui, nel 1218, San Francesco costruì una capanna nel punto in cui aveva piantato una rosa e un alloro e da cui era sgorgata miracolosamente una fontana. La capanna fu realizzata con una pianta palustre di nome Scarza, da cui deriverebbe il nome Scarzuola. Successivamente, per ricordare l'avvenimento, i conti di Marsciano vi fecero costruire una chiesa e successivamente un convento, entrambi affidati ai Frati Minori, che vi rimasero fino agli ultimi anni del Settecento, quando ne presero possesso i marchesi Misciatelli di Orvieto.Nella seconda metà del Novecento, più precisamente nel dicembre 1957, l'architetto milanese Tomaso Buzzi acquisì la proprietà dell'intero complesso, creandovi accanto una "città ideale" che lo rappresentasse, una vera e propria allegoria escatologica dell'esistenza, adottando il linguaggio ermetico caratteristico dell'aristocrazia massonica del Settecento.

Dal 1958 al 1978, l'architetto progettò e costruì, nella valletta dietro al convento, una grande scenografia teatrale che egli definì "un'antologia in pietra", rimasta volontariamente incompiuta, che permise il recupero di esperienze visive del passato: Villa Adriana per la palestra, piscina, terme eccetera, Villa d'Este (Tivoli) per la Rometta dell'architetto-archeologo Pirro Ligorio, i sette edifici nell'Acropoli (Partenone, Colosseo, Pantheon, Piramide, Torre dei Venti, Tempio di Vesta, la torr dell’orologio di Mantova); Bomarzo per l'effetto di gioco e meraviglia (barca, Pegaso, mostro). Solo in funzione teatrale sono pienamente legittimate le costruzioni fuori tempo, le false rovine, le città ideali. L'aggancio in tema di scenografia è quello di modelli rinascimentali di Andrea Palladio, Vincenzo Scamozzi e Sebastiano Serlio.

Il complesso si sviluppa dentro una spirale formata dai pergolati. All'interno di questi vi è un asse verticale che dalla statua scheletrica del Pegaso, attraverso un sistema di terrazzamenti, conduce a un anfiteatro, gradualmente al teatro agnostico, al teatro erboso, per finire alla torre colonna rotta e a un asse orizzontale delimitato a sinistra dal teatro delle api, al centro dal palcoscenico con labirinto musicale, e a destra dalla città Buzziana con al culmine l'Acropoli. Una contraddittoria relazione di tipo iniziatico viene a stabilirsi tra l'antico convento e le intellettualistiche fabbriche del teatro, sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni: dalle allusioni a divinità sia pagane sia cristiane, ai ricordi delle Ville di Plinio, al “AB OLIMPO” di Montagna, al Hypnerotomachia Poliphili di Frate Colonna, alle idee non concretate di Francesco Borromini e Filarete.

La complessa simbologia creata da Buzzi permette di individuare una seconda interpretazione dell'intero complesso urbano. L'intricato percorso iniziatico, che si dipana tra gli edifici della città, rappresenta un confronto con l'inconscio e si completa attraverso una serie di incontri con figure archetipiche, secondo il modello di individuazione sviluppato da C. J. Jung. L'incontro con le figure che popolano la città, simboleggianti i diversi aspetti della psiche, porta gradualmente il visitatore a una maggiore consapevolezza di sé, in un metaforico percorso di rinascita che scende nelle parti più profonde e buie dell'inconscio per poi arrivare all'Acropoli, simbolo della piena realizzazione del Sé.

Lo stile che meglio interpreta l'ansia di licenza di Buzzi è il neo-manierismo che egli identifica anche nell'uso di scale e scalette in tutte le dimensioni, allungamenti di membrature architettoniche, varietà di modi alla rustica, un po' di mostri, volute sproporzioni di alcune parti, statue verdi all'Arcimboldi, affastellamento di edifici, di monumenti, un che di labirintico che arriva a un certo surrealismo, di evocativo, di sinuoso, di antropomorfico, di geometrico, astronomico, magico.

Alla morte di Buzzi, nel 1981, la città era stata realizzata solo in parte ma, grazie agli schizzi lasciati, l'erede Marco Solari terminò l'opera.

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Campagna di sensibilizzazione morale

L’abbandono di un Animale è un reato penale (lg.189/2004) PENSACI!

Por TIAMO li con noi, SEMPRE!

Aggiungi un posto a tavola

di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.


La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

Spezzatino alla Trentina

(Piatto di carne di grande gusto. Non è difficile da preparare ed è anche relativamente economico. Si può preparare con diversi tipi di carne ma è importante che non manchi mai ne la luganega e ne il lardo).

Brevi cenni, l’origine

Lo spezzatino è un secondo piatto simile allo stufato. Si tratta di un alimento a base di carne di manzo che, dopo essere stata tagliata a cubetti, infarinata e fatta rosolare con olio o burro, viene soffritta con carote e sedano e insaporita con pomodori. Tale ricetta trova dei corrispettivi in tutto il mondo fra cui il gulasch ungherese. il Makhan murg della cucina indiana e lo stufatu corso.

Nelle tavole italiane, ove lo spezzatino è una ricetta tipica, la carne di manzo viene sostituita con quella di vitello e insaporita con le patate e i piselli. In Umbria è tradizionale lo spezzatino con la carne di montone.

Ingredienti per 4 persone

500 gr. di carne tra luganega, spalla di suino e di vitellone, muscolo di manzo e di maiale; 50 gr. di lardo; 1 cipolla rossa; 1 bicchiere di vino bianco secco; un roux  preparato con un cucchiaio di farina + 20 gr. di burro; 30 gr di burro e olio extravergine di oliva; 500 ml. di brodo vegetale o di carne; prezzemolo tritato, sale e pepe q.b.

Preparazione

Stufate la cipolla tagliate grossolanamente nel burro e nel lard, aggiungete la carne fatta a cubetti e rosolate a fuoco vivace. Sfumate con il vino, abbassate la fiamma, incoperchiate e lasciate sfumare per un’ora e mezza a fuoco dolce bagnando di tanto in tanto con il brodo. A cottura ultimata lucidate con il roux e aggiustate di sale e pepe. Aromatizzate con il prezzemolo e servite. Volendo si può sostituire il pepe con della paproka.

Tempo stimato: 90’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Teroldego Rotaliano

 

Un perfetto matrimonio è assaggiare questo piatto magari con del pane di segale leggermente abbrustolito e imburrato con un ottimo Teroldego Rotaliano. E’ tra gli autoctoni trentini il rosso di maggior caratura. Lo si coltiva nella Piana Rotaliana, un territorio molto scheletrito con notevoli escursioni termiche, che conferiscono al vino ampi profumi di mora, di sottobosco di fiori rossi. Il tannino è ben levigato, la struttura del vino importante, e la palato, è molto elegante.

Pallotte cacio e ova - Abruzzo

(E’ un piatto omnibus: potete proporlo come antipasto, come primo o come secondo, magari accompagnato da un contorno consistente. Semplicissimo da realizzare, fa parte dell’antica tradizione gastronomica abruzzese. Se, invece che col sugo al pomodoro, lasciate le pallotte semplici semplici e le accompagnate con verdure pastellate potete realizzare un ottimo aperitivo).

Brevi cenni, l’origine

Anche se è in dialetto, sono certa che hai capito di che piatto sto parlando, soprattutto se sei del centro-sud: le pallotte cacio e uova, un'eccellenza della tradizione gastronomica abruzzese e alto- molisana, una sorta di monumento della cucina contadine. Come tante altre ricette popolari, la loro origine è povera, legata a una cucina di sussistenza e strettamente legata ai prodotti del territorio, come il formaggio e le uova, che permettevano di dare vita a piatti semplici ma molto sostanziosi, in grado di sfamare le famiglie anche in periodi di difficili e di grandi restrizioni, causate sia dalle calamità naturali che dalle guerre.

Le storie che si tramandano oralmente raccontano che, durante la II Guerra Mondiale, a causa dei saccheggi delle case e dei casali di campagna, si nascondevano il formaggio, qualche uovo e il pane, sotto le travi del pavimento o dietro i mattoni dei muri, ingredienti che le sapienti mani delle donne seppero trasformare in questa delizia. Dopo la guerra le massaie hanno continuato a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, infatti durante le lunghe giornate in campagna serviva un pasto veloce, sostanzioso e ricco di gusto che rifocillasse i contadini. Pensa che secondo alcuni storici, le "pallotte cac'e ove" hanno anche ispirato gli spaghetti alla Carbonara.

Ingredienti per 4 persone

200 gr. di formaggio di vacca semi stagionato; 100 gr. di pecorino stagionato; 6 uova; 3 fette di pane raffermo; 250 ml. di latte; prezzemolo e sale q.b.

Per la salsa: 600 gr. di passata di pomodoro; 1 cipolla bianca; 1 peperone verde; olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: Ammollate il pane nel latte poi strizzatelo. Sbattete le uova in una terrina, aggiungete il pane ammollato e i due formaggi grattugiati. Qualora il composto risultasse troppo molle, aggiungete un altro po’ di formaggio e del pangrattato. Lasciate riposare per ¼ d’ora. Quindi preparate la salsa: in una padella fate imbiondire la cipolla tagliata finemente con il peperone ridotto a cubetti, aggiustate di sale e pepe, aggiungete la salsa di pomodoro e fate sobbollire. Realizzate cin l’impasto di uova e formaggio delle polpettine (pallotte) che friggerete in abbondante olio extravergine d’oliva. Scolatele e ripassatele nella salsa.

Tempo stimato: 45’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

Con questo piatto che è corposo e sapido serve un vino capace di sgrassare ma anche di sostenere. Ed ecco che la cantina abruzzese ci offre un abbinamento straordinario: affidatevi ad un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo. La minore macerazione sulle bucce conferisce al vino maggiore freschezza, ma nulla toglie alla sapidità e alla struttura; in compenso l’acidità che pulisce bene il palato.

"New York: il jazz degli anni venti e le sue contraddizioni"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Negli anni venti del secolo scorso nel quartiere nero di New York, Harlem, i bianchi ogni sera andavano ad ascoltare musica.

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