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Nel nostro Paese se nasci povero, resti povero

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NICO CATALANO

“Rapporto Oxfam: Italia ultimo tra i Paesi del G7 per mobilità sociale”

 


“Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto fare parti uguali fra disuguali “scriveva don Lorenzo Milani. Oggi nel mondo l’uno per cento più ricco dell’umanità, detiene più del doppio della ricchezza netta posseduta da oltre sette miliardi di persone o meglio la quota di ricchezza della metà più povera del genere umano, circa quattro miliardi di persone non arriva nemmeno all’uno per cento della ricchezza mondiale totale. È quanto emerge dal rapporto redatto come ogni anno dall’ organizzazione non governativa Oxfam alla vigilia del World Economic Forum che si terrà nei prossimi giorni in Svizzera a Davos.

Secondo quanto pubblicato da Oxfam, una confederazione di ong attive nel contrasto della povertà globale, la ricchezza globale, registrata in crescita nel periodo compreso tra giugno 2018 e il giugno 2019, resta fortemente concentrata al vertice della piramide distributiva. Oggi un’élite di circa duemila persone gode di una ricchezza di gran lunga maggiore rispetto al patrimonio di circa quattro miliardi di persone, mentre alla metà più povera della popolazione umana resta meno dell’uno per cento di ricchezza disponibile. Inoltre dallo stesso rapporto si evince come il patrimonio delle ventidue persone più facoltose del mondo supera la ricchezza di tutte le donne del continente africano.

La disuguaglianza di ricchezza cresce tra le Nazioni e all’interno di molti Stati, in un mondo in cui il quarantacinque per cento delle persone vive con meno di 5,50 dollari al giorno, si registrano notevoli disparità nella distribuzione dei redditi. Infatti con un reddito medio da lavoro pari a ventidue dollari al mese, un lavoratore collocato tra quelli con le retribuzioni più basse dovrebbe lavorare quasi tre secoli e mezzo per raggiungere la retribuzione annuale media di quell’élite di poche migliaia di persone.

Se la disparità di reddito è un problema di caratura mondiale secondo dati Oxfam, il nostro Paese risulta ultimo per mobilità sociale tra le Nazioni più industrializzate.  Nella particolare classifica, che tiene conto  di  82 Stati, l’Italia risulta trentaquattresima, alle spalle non solo dei Paesi del nord Europa  ma anche della vicina Francia, della Germania e perfino della Spagna e di molte ex repubbliche sovietiche.

Un blocco dell’ascensore sociale quello italiano, avvalorato sempre secondo il rapporto, infatti il dieci per cento degli italiani più ricchi della popolazione possiedono oltre sei volte la ricchezza del cinquanta per cento più povero. Basti pensare che i primi tre miliardari italiani hanno una ricchezza netta superiore rispetto a quella di quei 6 milioni di persone, che costituiscono il dieci per cento più povero della popolazione italiana.

Quanto sopra esposto è dimostrato in un recente studio di Francesco Bloise, secondo cui in Italia il cinquanta per cento dei figli di genitori che appartengono al quaranta per cento più ricco manterrà una posizione apicale a differenza di quel trenta per cento di figli di genitori poveri sotto il profilo patrimoniale, destinati a rimanere fermi al piano più basso della società, quello in cui si colloca il venti per cento più povero della popolazione. Questa tendenza è confermata dai dati forniti dalla Caritas con   quasi due milioni di famiglie in stato di povertà assoluta, a causa di una serie di tagli  di diritti e conquiste da parte dell’alto verso il basso, come se negli ultimi due/tre decenni fosse stata  combattuta una “lotta di classe” al contrario, dagli attici contro le baracche, dal centro contro le periferie, un conflitto in cui gli ultimi sono stati sconfitti con la complicità prima di partiti, sindacati, media e poi delle politiche di austerità imposte dall’Europa. È necessaria una svolta, un ‘inversione di tendenza affinché questa malattia sociale chiamato squilibrio tra ricchi e indigenti non sia fatale alla nostra repubblica.

Fonte della Foto: Il Fatto Quotidiano