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Macron e l’identità perduta del riformismo europeo

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di MICHELE PETTINATO

Quale identità per la sinistra europea alla luce dei risultati del primo turno delle presidenziali francesi?

 

La sconfitta dei partiti di sinistra e l’affermazione di Emanuel Macron che con il 23,8%, adesso, si giocherà tutto contro la Le pen, apre una partita il cui esito sarà importante non solo sul piano politico ma anche su quello culturale.

 

La vera partita in gioco, infatti, è quella del destino del riformismo europeo che oggi si affida a Macron per battere la Le pen. Un futuro non privo di domande, anche in riferimento agli obiettivi che il giovane aspirante Presidente intende avviare se sarà eletto.

E’ quanto mai chiaro che, come è stato ricordato in questi giorni da diversi opinionisti, Macron rappresenta gli interessi di quel capitalismo francese che, nell’ottica di un equilibrio nei rapporti di forza con la Germania, intende accrescere i profitti e ridurre i debiti. In tale scenario, Macron cercherà sicuramente di sfruttare la sconfitta dei socialisti per spostare ulteriormente a destra l’asse della maggioranza parlamentare e portare avanti le riforme chieste dagli imprenditori.

Più in particolare, come ricordato più volte dallo stesso Macron, uno dei suoi obiettivi sarà quello di portare a termine una nuova legge sul lavoro, molto più precaria di quella fatta da Hollande. Una sorta di Jobs act italiano in salsa francese. Tutto questo finirà inevitabilmente per gravare su tutti i lavoratori più deboli incrementando quella cultura della precarietà sempre più dominante in Europa.

In tutto questo, torna anche prepotente la domanda su quale sia il popolo che in realtà sostiene Macron. L’analisi di questo aspetto spetta alla sinistra francese ma anche a quella europea. Il sostegno ad un candidato che nel suo programma precarizza ulteriormente il lavoro promettendo avanzamenti su altri ambiti, non farebbe altro che abbandonare le fasce più deboli della popolazione, sempre più in balia del populismo dei movimenti reazionari e sempre più povere sul terreno dei diritti civili ed individuali.