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La vittoria delle donne e degli uomini di Cajamarca, Colombia, sulle multinazionali

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di DALE ZACCARIA

Il 26 marzo i cittadini di Cajamarca, nel dipartimento di Tolima, hanno votato No all’unanimità alla grande miniera a cielo aperto

La nuova colonizzazione del capitale e delle multinazionali

I vecchi conquistadores europei, spagnoli e portoghesi, sotto la spinta delle scoperte di Cristoforo Colombo, arrivarono nel nuovo continente con la stessa sete di oro e di violenza della nuova colonizzazione, quella attuale, più sofisticata, più subdola, dell’economia neo-liberale e capitalistica. Annotava Cristoforo Colombo nel suo diario di bordo: “io stavo attento e ceravo di sapere se c’era oro, e vidi alcuni di essi che ne portavano un pezzetto infilato in un foro che hanno nel naso, venni quindi per segni a comprendere che andando al sud, c’era lì un re che aveva grandi vasi d’oro, e ne aveva una gran quantità, mi adoperai perché andassimo laggiù, ma poi capì che essi non erano di quell’idea(…).”

Ma c’è un principio più irrazionale in questa colonizzazione moderna. Se in passato i conquistatori erano ben delineati e definiti, oggi sono anche persone del luogo, del Latino America, colombiani, venezuelani, peruviani che sono alla mercé e al servizio delle multinazionali presenti in loco. Aggiungiamoci anche il consumismo irrazionale che ci rende più o meno tutti inconsapevoli e se vogliamo anche complici nell’acquisto e nel consumo di materie sporche di sangue, ricavate in questi paesi con la forza e con l’inganno.

Una colonizzazione dicevamo più sofisticata, più evoluta, ma anche più falsa e più folle. E allora ecco che tutte le multinazionali, finanziarie e non, pubblicizzano il loro massacro come sostenibile. La miniera sostenibile. L’energia pulita. Le azioni etiche che etiche non sono affatto. Una grande menzogna in questa società di specchi per coprire i finanziamenti a paramilitari e guerriglieri che debbono mettere a tacere le voci dissidenti, per coprire il disastro ambientale e al pianeta che si sta arrecando.

Ora tutto il Latino America ha questi nuovi invasori in casa. Le imprese straniere, le transnazionali. Pronti a depredare materie prime e madre terra per l’insaziabile voracità di denaro e di capitale, stringendo accordi con i governi locali, che cedono a loro le terre, le concedono alla morte e alla povertà.  Concessioni che pagano i minatori che si ammalano, la gente a cui viene tolta la terra, i popoli indigeni ancestrali che stanno scomparendo, i bambini e le bambine che muoiono per sete e per fame.

Cajamarca contro la grande miniera d’oro della Anglo Gold Ashanti.

Cajamarca è un paese di 20 mila abitanti, nel dipartimento di Tolima, uno dei 32 dipartimenti con cui è suddivisa la Colombia. Quello che succede in questa cittadina, succede in tutto il Latino America, da anni, ogni giorno.

A poche ore dalla capitale Bogotà, dove è presente la borsa dei valori, le piramidi della finanza, in cui si muove il male del mondo. Solo a poche ore di macchina da qui, nell’indifferenza degli stessi colombiani/e al servizio del denaro e delle multinazionali, un popolo lotta.  Lotta in difesa della propria terra, dell’ambiente, della naturalezza, affinché questa non sia distrutta da una grande miniera d’oro a cielo aperto della multinazionale sudafricana Anglo Gold Ashanti, già accusata di violazione dei diritti umani in Congo.

Domenica 26 marzo attraverso lo strumento della consulta popolare il 97% della popolazione ha votato No alla miniera. Un voto forte, unanime. Ma nonostante l’opposizione al progetto estrattivistico, le multinazionali godono dell’appoggio dei governi, prima sotto il presidente Uribe, oggi sotto il governo del premio Nobel Santos. Ed è così che è intervenuto l’attuale Ministro delle miniere e dell’energia German Arce, affermando che “ la consulta popolare di Cajamarca non ha la capacità di cambiare la legge.” Vale a dire, il voto di domenica poco conta, perché la multinazionale Anglo Gold Ashanti ha la licenza, il benestare del governo, per procedere nella costruzione della miniera, per estrarre l’oro.

Ma non è oro tutto quello che brilla. E in questo gioco di interessi e complicità dei governi locali e imprese straniere si muove in sud-america la nuova colonizzazione. Ieri come oggi i popoli resistono. Non sono solo gli indigeni. E’ anche la gente comune. E a giugno sempre a Cajamarca si terrà un festival internazionale di vignette, satira e illustrazioni per ribadire il No alla grande miniera.

•          In foto Cajamarca Tolima Colombia 26 Marzo 2017 la festa della gente nelle strade per il No alla miniera. Foto di Martha Devia Grisales.

Nota* segnalo due miei libri scritti in forma satirica riguardo al tema affrontato in questo articolo che si possono acquistare online o ordinare in libreria. Sono: La piccola Indi e la tiranna e Donna Fernanda Isabel e il saccheggio delle Americhe. Segnalo inoltre sotto dei link di approfondimento.

Link di approfondimento

http://www.womeninculture.eu/2017/01/miniera-la-colosa-in-colombia-la-denuncia/

http://www.recommon.org/profondo-nero-la-via-del-carbone/

http://www.recommon.org/diga-di-el-quimbo-in-colombia-uneccellenza-nefasta/

http://it.blastingnews.com/ambiente/2017/02/in-colombia-a-giugno-per-ricordarci-che-non-tutto-quello-che-brilla-e-oro-001451047.html

http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/greenwashing/

http://www.unive.it/media/allegato/dep/n30-2016/09_Casafina.pdf

https://ilmanifesto.it/james-petras-il-futuro-a-rischio-del-latinoamerica-ribelle/

http://comune-info.net/2016/10/lestrattivismo-come-cultura/