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L’Egitto nel consiglio Onu per i diritti umani

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di MICHELE PETTINATO

Uno schiaffo alla memoria di Giulio Regeni

L’Egitto è stato eletto nel consiglio Onu per i diritti umani. La notizia, diffusa nei giorni scorsi, ha destato non poche polemiche, soprattutto in Italia che ancora attende risposte dall’Egitto in merito all’uccisione di Giulio Regeni lo scorso Febbraio. Il ricercatore fu sequestrato e poi barbaramente torturato e ucciso.

Una decisione, quella dell’Onu, che non trova corrispondenze con i dati di Amnesty International secondo cui ,nel 2015, L’egitto ha tratto in arresto 41 mila persone per ragioni politiche e 745 omicidi nei primi mesi del 2016. L’Italia, com’era nella logica delle necessarie valutazioni politiche, non ha votato questa decisione dell’Onu sebbene il suo voto negativo non abbia impedito all’Egitto di entrare nel consiglio.

Così, mentre in tante piazze d’Italia in cui sono ancora esposti gli striscioni che chiedono la verità per Giulio regeni, l’Onu opera questa scelta che mette in cattiva luce la sua credibilità nel contesto internazionale.

Tra i 47 stati membri, la composizione Onu si fonda sul principio dell’equa distribuzione geografica con 13 Stati africani, 13 asiatici, 8 latino-americani, 6 dell’Europa orientale, 7 del gruppo occidentale. I membri restano in carica per 3 anni. Non è la prima volta che l’Onu opera una scelta che compromette la credibilità della commissione per i diritti umani. Nel 2003 aveva eletto la Libia alla Presidenza, suscitando anche in quella occasione, non poche polemiche.

Resta, dunque, aperta la domanda sull’effettivo ruolo di questa commissione che sembra una suddivisione del potere con il manuale Cencelli piuttosto che un organo promotore di quei diritti umani di cui porta il nome.

Intanto, sul fronte delle indagini sulla morte di Giulio Regeni, dopo il vertice avvenuto lo scorso 9 settembre tra magistrati italiani ed egiziani, che sembrava aver aperto una nuova via per giungere alla verità, tutto è tornato a tacere, in attesa dell’incontro tra la famiglia Regeni e la procura generale egiziana. Un silenzio ora alimentato da questa scelta dell’Onu che, tuttavia, non deve mortificare quella voglia di verità che in questi mesi ha mobilitato tanti cittadini e che deve essere sostenuta dalle istituzioni.