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Russia-USA-UK: questione di equilibri

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di NICO DELFINE

 

Siria epicentro di un sisma globale

Aleppo caput mundi. Comunque la si pensi la Siria è diventata, a tutti gli effetti, il teatro in cui sembrano decidersi gli equilibri mondiali dei prossimi decenni, infatti un conflitto, apparentemente regionale, si sta dimostrando l’ago di una bilancia in cui diverse forze si stanno contrapponendo.

Se l’Europa fosse ancora divisa dal Muro di Berlino saremmo qui a parlare di una “crisi alla cubana” tra i due giganti della Guerra Fredda, eppure la situazione pare essere ancora più complessa ed esplosiva di quella che il globo ha visto consumarsi dalla fine della  Seconda Guerra Mondiale sino al 1989.

La Siria è il simbolo di un’area in cui collidono diverse potenze, internazionali e locali, le quali prendono le loro posizioni più o meno legittimamente, e c’è da aggiungere che l’escalation di violenza in Medio Oriente si sta palesando in un periodo molto ricco di appuntamenti elettorali.

Ci sono state le elezioni in Russia, con la conferma del partito di Putin alla Duma, a novembre sapremo chi la spunterà tra Donald Trump e Hillary Clinton nelle presidenziali americane, a giugno scorso la maggioranza degli inglesi ha decretato la Brexit e David Cameron si è dimesso, dando spazio ad un nuovo esecutivo, senza dimenticare che nel 2017 ci saranno le presidenziali in Francia, dove Nicolas Sarkozy è pronto a ricandidarsi.

La Siria, suo malgrado, sta offrendo motivi di apparentamento e di divisione in quella parte di mondo in cui si decidono gli assetti geo-politici.

Ci ha pensato Boris Johnson, neo Ministro degli Esteri inglese ed ex-sindaco di Londra, a scaldare gli animi con una dichiarazione che ha lasciato di sasso anche buona parte della stampa britannica, visto che l’eccentrico ministro ha pensato bene di aizzare la folla inglese contro la Russia, invitando il Movimento “Stop the War” a manifestare davanti all’Ambasciata russa a Londra, dopo che gli americani hanno incriminato la Russia e Assad per gli ultimi bombardamenti ad Aleppo.

Il Fattore-Russia tiene banco anche nella campagna elettorale per la Casa Bianca che vedrà il culmine il prossimo 8 novembre e che ci offre la possibilità di riflettere per andare ben oltre gli insulti reciproci dei due candidati e le continue illazioni di molta stampa, la quale sembra stia utilizzando due pesi e due misure.

Chi si interroga sulle conseguenze di queste elezioni sulla politica internazionale avrà già capito che le relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia tracciano una precisa differenza nelle visioni di Trump e della Clinton.

Hillary sembra puntare molto sullo spauracchio russo, usando, a dir la verità, una collaudata strategia in cui si demonizza un presunto nemico comune per poter unire il proprio elettorato e magari conquistare gli indecisi, visto che questi ultimi sono ancora tanti.

Trump, dal canto suo, ha espresso fin dall’inizio di voler imbastire delle nuove relazioni con Mosca, seppur la sua strategia di politica estera è stata oscurata dalle frasi sessiste che hanno conquistato le prime pagine di tutti i media generalisti, i quali hanno poco interesse a parlare, ad esempio, della rimodulazione della NATO, se non addirittura della sua soppressione.

Sull’altra sponda dell’Atlantico il nuovo Esecutivo inglese post-Brexit accusa tutta l’inesperienza diplomatica, e non solo, di un bambino che piange alle giostre perché vuole fare un giro con tanto di zucchero filato.

In una Europa fagocitata dall’influenza statunitense, i rampanti Tories che oggi sono al governo del Regno Unito pensano bene di prendere una posizione così netta verso la Russia e nei confronti della Unione Europea, ma dovrebbero spiegarci, allo stesso tempo, il motivo per cui odiano tanto le regole di Bruxelles e subito dopo chiedono protezione al grande fratello americano, come se gli Stati Uniti non dettino regole, scritte e non scritte.

Intanto ad Aleppo si continua a morire e di certo non è giusto, chiunque siano i responsabili, ma noi opinione pubblica possiamo onorare quei morti attraverso uno spirito più critico e meno addormentato, uno spirito che ci porti a dire che anche noi siamo in grado di capire gli equilibri internazionali, evitando così di “fidarci” di una sola campana.

Aleppo docet….