Il SudEst

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Regeni

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di ROSSELLA PERA

Lividi. Lividi su occhi e zigomi, fratture multiple e incisioni su petto, braccia e gambe.

 

L'Istituto forense di Roma è stato categorico: Giulio Regeni è stato torturato e picchiato a morte.

La sua morte sembra causata da un ultimo, definitivo colpo inferto sul collo.

L'autopsia è stata eseguita domenica, al rientro in Italia della salma dello studente 28enne, rapito al Cairo il 25 gennaio e trovato morto 10 giorni dopo, al bordo di una strada, in un sobborgo della città.

L'immediata ondata di indignazione sollevatasi nella penisola ha portato Roma ad aumentare la pressione sul Cairo, pretendendo spiegazioni. Se dal canto suo Angelino Alfano condanna l'evento definendo gli aguzzini di Regeni “esseri disumani”, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha ammonito le autorità egiziane “Non sarò contento di mezze verità. Vogliamo che i veri colpevoli siano identificati e puniti. […] E' dovere dell'Italia difendere i propri cittadini e fare in modo, qualora siano vittime di reati, che i responsabili siano assicurati alla giustizia”.

Allo stato attuale il governo del generale Abdel Fatah al-Sissi ha assicurato che si perseguirà ogni strada per arrivare alla verità. Ma l'imbarazzo è evidente, mentre i sospetti si rivolgono al Makhabarat, la tanto temuta polizia politica del regime egiziano. “Queste sono accuse e insinuazioni ingiustificate e non supportate da prove. Nessuno ha la certezza che Giulio Regeni sia stato interrogato dalla polizia” è quanto ha affermato il ministro degli Esteri egiziano Sameh Hassan Shoukry in un'intervista al Corriere della Sera, in cui ha anche aggiunto “Io non conosco esattamente le vostre statistiche, ma sono sicuro che ci sono, in Italia come in Egitto, più di una morte al giorno per crimini violenti”.

Tuttavia, per le autorità italiane, sono pochi i dubbi circa l'efferatezza del crimine. Regeni era arrivato al Cairo nel mese di settembre, dottorando presso l'Università di Cambridge in Gran Bretagna, ha condotto ricerche per una tesi sui movimenti del lavoro in Egitto; saltuariamente collaborava con il Manifesto.

La sera del 25 gennaio Regeni lascia la sua casa nel quartiere centrale di Dokki, che condivide con altri quattro studenti, per prendere la metropolitana e raggiungere un altro amico italiano, Gennaro, in piazza Tahrir, dove si commemora il quinto anniversario dalla rivoluzione che ha rovesciato nel 2011 il regime di Hosni Mubarak.

Alle ore 19.41 Giulio invia un sms alla fidanzata ucraina “Vado a raggiungere Gennaro”. Dopo circa una mezz'ora Gennaro, non vedendo sopraggiungere l'amico, inizia a contattare la loro cerchia di amici, tra cui Noura, un'universitaria egiziana che Regeni conosce ai tempi di Cambridge.

I compagni di stanza di Giulio confermano che il ragazzo era uscito con passaporto e cellulare. Lo stesso cellulare a cui dalle 20.00 di quella sera, non risponde più. Noura lancia l'allarme su twitter, il giorno dopo i genitori di Giulio Regeni raggiungono Il Cairo.

La notizia della morte del giovane sarà ufficializzata la sera del 31 gennaio.

La situazione si mostra in tutta la sua complessità: mentre in Italia si grida alla giustizia e alla verità, negli stessi giorni, in Egitto, il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, guida una delegazione volta a firmare un contratto da 7 miliardi di dollari tra l'ENI e il più grande giacimento di gas del Mediterraneo.

Ma torniamo a Regeni. Nei primissimi attimi successivi alla scoperta del corpo, la polizia ha avanzato la tesi dell'incidente stradale. Una tesi immediatamente smentita dal magistrato locale Hossam Nassar, il quale parla chiaramente di omicidio: “C'erano contusioni e ferite sul suo corpo, vestito solo nella sua parte superiore”.

Gli attivisti anti-regime hanno da subito marchiato l'omicidio come crimine di stato. Impegnato in una lotta senza quartiere (e senza garanzie) contro i jihadisti del Sinai, il potere di al-Sissi si dispiega contro ogni genere di opposizione: dai Fratelli musulmani agli attivisti democratici.

La situazione dei diritti umani in Egitto si è fortemente deteriorata dopo la rimozione del Presidente Mohamed Morsi, nel luglio del 2013” ha dichiarato Amnesty International.

Sono tra 20.000 e 40.000 le persone arrestate negli ultimi diciotto mesi in terra egiziana.

Giulio è stato rapito a causa dei suoi contatti con i sindacati egiziani che rappresentano una minaccia agli occhi del Regime?

Un amico cairota di Regeni, attivista della prima ora a piazza Tahrir, ha raccontato al quotidiano La Stampa come egli stesso sia stato torturato il 6 ottobre, in prigione, dal Mukhabarat: “i primi due giorni mi hanno lasciato nel bagno, a terra […] Prima di toccare me, hanno minacciato di uccidermi, di violentare mia madre e le mie sorelle. La prima tortura che usano è proprio quella di far perdere la dignità. Poi mi hanno condotto in una cella sotterranea, dove hanno abbandonato i “guanti”. Prima hanno utilizzato l'elettricità, a meno di 80 volt perchè lascia meno tracce (quando iniziano ad utilizzare il taglierino significa che hanno deciso di non farti uscire vivo). Le scosse elettriche sono durate diversi minuti, fino al momento in cui sono svenuto. Le scariche erano collocate sul retro, vicino ai reni e alle ginocchia: il mio corpo tremava come uno shaker […]. E' probabilmente questo il modo in cui è stato ucciso Giulio”.

Il governo egiziano continua tuttavia a negare che lo scienziato italiano sia mai stato arrestato dalla polizia. L'Egitto è arrivato ad  azzardare l'ipotesi che Regeni fosse omosessuale e che abbia avuto un “brutto incontro”, ma anche che Giulio facesse parte dei Servizi Segreti italiani piuttosto che un sostenitore di gruppi islamisti.

L'opposizione democratica considera queste versioni non credibili. In primo luogo i metodi di tortura sono caratteristici di questa polizia politica, senza contare quanto i sindacati frequentati da Regeni fossero nel mirino del regime.

Dal canto loro però, gli attivisti riconoscono che il presidente Al-Sissi non ha alcun interesse a sponsorizzare un tale omicidio, soprattutto alla luce delle crescenti difficoltà economiche in cui versa il paese.

Le domande restano molte: E' stato vittima di una lotta tra clan e potere? Tra polizia politica e servizi segreti dell'esercito?

Quello che di certo sappiamo è che due sospettati sono stati arrestati e poi rapidamente rilasciati.

Gli investigatori italiani hanno raggiunto Il Cairo venerdì.

Una nuova domanda è spuntata nelle ultime ore: che fine ha fatto il cellulare di Giulio Regeni?