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L'Islam e la sinistra

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di ROSSELLA PERA

Dall'inizio della rivoluzione iraniana vediamo la sinistra faticare

a comprendere la rinascita dei fermenti religiosi.

Ognuna delle grandi religioni sperimenta oggi un ritorno: questa riscoperta della fede, lungi dall'indicarla come un oppiaceo, diviene un potente stimolante. Dalla fine degli anni settanta, ma in particolare negli ultimi decenni, è il mondo musulmano quello che si palese con più forza.

Pakistan , Nigeria, ma anche in alcuni stati europei è l'islam la religione in grado di indurre un gran numero di donne e uomini ad uccidere o morire per suo conto.

Molti di noi stanno cercando di rispondere a detta situazione ma per la maggior parte ci si scontra con il fallimento. Una delle ragioni di questo fallimento è la paura di essere additati come "islamofobi". L'antiamericanismo e una forma radicale di relativismo culturale giocano un ruolo importante, ma sono vecchie malattie.

Personalmente mi ha sempre spaventato qualsiasi forma di militanza religiosa ma ammetto che gli islamisti fanatici sono quelli che oggi più spaventano, perchè il mondo musulmano rappresenta, in questo momento della nostra storia (che non è sempre stato così e che non vi è motivo di credere che sarà sempre così) il movimento più febbrile ed appassionato.

Questo dovrebbe essere considerato come una posizione anti-musulmana, nutrita di pregiudizi o ostilità? Se affermassi che il cristianesimo era, inotrno al XI secolo, un movimento crociato pericoloso per ebrei e musulmani, sarei tacciata come anti-cristiana? So che il proselitismo zelante non è essenziale per il cristianesimo e che le crociate nella storia sono durate "solo" 200 anni.

Si può e si dovrebbe essere in grado di ripetere le stesse sentenze riguardo gli islamisti di oggi anche se la violenza jihadista non è richiesta nella teologia islamica, anche se molti musulmani moderati si oppongono alla violenza religiosa, anche se la maggior parte dei musulmani sono felici di lasciare al creato la decisione circa il destino degli eretici e degli infedeli.

Sappiamo bene che esiste una jihad dell'anima, oltre a quella delle spada e sappiamo che il Profeta Mohammed ribadiva che la prima corrispondeva alla jihad maggiore. Siamo perfettamente consapevoli che il mondo musulmano non è monolitico, tuttavia la "jihad di spada" è oggi quella che va per la maggiore, la più potente, la più spaventosa.

Spesso mi sono confrontata con quella sinistra tanto ansionsa di evitare accuse di islamofobia, che ha finito per dimenticarsi di condannare il fanatismo islamico, cancellando velocemente i moniti di colui che da sempre ricopre il ruolo di leader indiscusso del pensiero politico sinistrorso: Kark Marx.

Per questi comportamenti troviamo una ragione sia in Europa occidentale, sia negli Stati Uniti, dove i musulmani sono immigrati recentemente. La discriminazione, la sorveglianza stretta delle forze dell'ordine, la brutalità (a volte) della polizia, l'ostilità popolare... Tutto questo ci ha portato a scusare la violenza del fanatismo per non cadere nell'ondata islamofoba in continuo aumento non solo nella destra populista e nazionalista.

Nonostante la loro incapacità di comprendere il fenomeno religioso, la maggior parte delle persone di sinistra non esprimono lo stesso timore nel combattere i nazionalisti indù, i monaci buddisti devoti, i sionisti impegnati nella difesa degli insediamente israeliani (in questo caso si afferma addirittura di non aver "nessun problema" per usare un eufemismo). La questione più rilevante, e a mio avviso più grave, è il rifiuto da parte della maggioranza di sinistra a riconoscere questi crimini e dunque a svolgere un'analisi generale e una critica che comprende anche il fanatismo islamico. Cosa ostacola questa analisi e questa critica?

Molti autori di sinistra insistono sul fatto che la causa del fanatismo religioso non sia la religione bensì l'imperialismo occidentale, l'oppressione e la povertà diffusa. Ci sono anche persone portate a ritenere che il fanatismo islamico non sia il prodotto dell'imperialismo occidentale ma una forma di resistenza allo stesso. Qualunque siano i gruppi attirati a sè, andrebbe dunque a rappresentare una sorta di ideologia degli oppressi, in alternativa addirittura una politica di sinistra.

Il filosofo sloveno Slavoj Zizek sostiene che il radicalismo islamico esprime "la rabbia delle vittime della globalizzazione capitalista". A onor del vero devo ricordare che Zizek non teme di essere tacciato di islamofobia: ha difeso una critica rispettosa, ma per questo motivo non meno spietata, dell'islam e di tutte le altre religioni. La sua critica, però, non avrà successo finchè continuerà a ritenere che il soggetto della rabbia islamista sia la stesso di quello della propria rabbia.

E' ovviamente necessario distinguere il fanatismo islamico dall'islam vero e proprio. Dobbiamo insistere sulla differenza tra gli scritti di fanatici come Hassan al-Banna (1906-1949), il fondatore dei Fratelli Musulmani e il lavoro dei filosofi razionalisti appartenenti sia all'antica storia musulmana sia agli odierni riformatori liberali.

La filosofa americana Judith Butler incappa nello stesso errore quando spiega che "è estremamente importante considerare Hamas e Hezbollah alla stregua di movimenti sociali progressisti, che sono a sinistra e fanno parte di un mondo di sinistra". Questo precetto, affermato nel 2006 è ripetuto nel 2012 con una correzione: Hamas e Hezbollah appartengono alla sinistra perchè sono anti-imperialisti; la Butler non approva però l'uso della violenza adottato dalle suddette associazioni. Fa piacere riconoscersi in questo ultimo punto ma assimilare queste organizzazioni a sinistra è sbagliato.

Nell'analisi del fanatismo islamico i postmodernisti non fanno meglio degli antimpeialisti. Ricordiamo Michel Foucault e le sue scuse dinnanzi alla brutalita della riviluzione iraniana di Khomeini: "l'Iran non possiede lo stesso regime di verità che possediamo noi". Questa versione del relativismo culturale è divenuta un luogo comune.

La più forte difesa postmoderna del radicalismo islamico la troviamo nel professore di letteratura Michael Hardt e nel filosofo nostrano Antonio Negri i quali, in sostanza, affermano che l'islam è di per sè un progetto postmoderno : "La postmodernità del findamentalismo è riconoscita dal suo rifiuto della modernità intesa come arma dell'egemonia euro-americana; a questo proposito il fondamentalismo islamico rappresenta un esempio paradigmatico di bene" oppure "Dal momento che la rivoluzione iraniana ha espresso un profondo rifiuto del mercato globale, potrebbe essere considerata come la prima rivoluzione postmoderna".

Tutte queste risposte della sinistra intorno ai fondamentalisti, sembrano strane soprottutto quendo si considerano i contenuti della loro ideologia. L'opposizione jihadista all'occidente dovrebbe preoccupare seriamente le sinistre. Boko Haram ha cominciato il suo percorso attaccando le scuola "in stile occidentale" e altri gruppi islamisti hanno lanciato attacchi siumili, in particolare contro le scuole femminili.

La libertà individuale, la democrazia, l'uguaglianza di genere, il pluralismo religioso sono e devo dunque essere al centro del dibattito.

Ovviamente gli occidentali non sono sempre all'altezza di questi valori e spesso non siamo stati in grado di difenderli a sufficienza, ma sono questi i valori a cui l'ipocrisia occidentale deve un tributo e che alcuni di noi stanno cercando con forza di proteggere. Sono questi i valori che caratterizzano gran parte della sinistra.

Cosa sarebbe un movimento di sinistra contro l'oppressione e la povertà? Sarebbe un movimento degli oppressi, la mobilitazione di uomini e donne in precedenza passivi, incapaci di parlare perchè spaventati, che riescono ora a parlare per conto proprio e a difendere i propri diritti in quanto esseri umani. Lo scopo sarebbe la liberazione di questi individui e la loro forza motrice sarebbe una visione, in parte forgiata dalla cultura del luogo, di una nuova società i cui membri sia uomini sia donne, sarebbero più liberi ed eguali e per i quali il governo dovrebbe essere ragionevole e responsabile.

Come dovrebbe rispondere a mio avviso la sinistra a questi gruppi islamici? Dovrebbe sostenere gli sforzi militari, compresi quelli mirati a fermare il massacro degli infedeli e degli eretici. Una volta superato questo passo bisognerà prendere in considerazione una politica concentrara sul contenimento dell'islamismo e non una guerra votata alla sua totale distruzione. Bisogna spegnere il fuoco, estinguerlo.

Questa idea, però, ci pone di fronte ad una fida profonda: molte persone soffrono questo processo di "estinzione" e la sinistra ignora queste sofferenze. E' necessario aiutare le forze islamiche oggi prese di mira (ad esempio gli sciiti)? E' una domanda che sorge in continuazione ma la risposta più sensata è quella di iniziare una guerra. Una guerrà ideologica, non una guerra armata.

L'obbligo morale che ci impone questa guerra ideologica è l'immediata distinzione tra fanatismo islamico e islam stesso. Dobbiamo insistere in particolare sulla differenza tra gli scritti di fanatici come Al-Banna o il teologo pakistano Maulana Maududi (1903-1979) e, come già affermato in precedenza, l'opera dei grandi filosofi razionalisti.

Dobbiamo anche lavorare finaco a fianco dei musulmani, professionisti e non che combattono il fanatismo e dar loro il sostegno di cui necessitano. Se ne incontrano molti di antifanatisti come la saggista somala Ayaan Hirsi Ali. Le persone di sinistra sono in grado di comprendere come si difende la laicità dello Stato in quest'epoca post-secolare e anche come difendere l'uguaglianza e la democrazia contro argomentazioni religiose basate su gerarchia e taocrazia.

Dobbiamo riconoscere il potere detenuto dai fanatici e la portata del loro messaggio politico; disignarsi chiaramente come nemici dei fondamentalisti e impegnarsi in una campagna che sia innanzitutto intellettuale, basata sulla difesa delle libertà, dell'uguaglianza e del pluralismo.

Non sto dicendo con questo che la sinistra dovrebbe radunarsi intorno al famoso "scontro di civiltà". Tutte le grandi civiltà religiose sono in grado di produrre fanatici violenti e santi pacifici, ma anche tutto ciuò che sta nel mezzo. Non dobbiamo pensare a questa lotta contro gli islamisti in termini di civiltà ma in termini di ideologia.

Esistono pericoli e necessità per i sostenitori dell'idologia di sinistra. Non dobbiamo imbracciare kalshnikov ma partecipare attivamente alle guerre ideologiche, con la penna e non con la spada, cercando di sgominare la brigata internazionale vittima di lasciti intellettuali ancora in attesa di predere una forma reale.