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Aleppo: i ribelli tengono in ostaggio la popolazione

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di ROSSELLA PERA

La città siriana di Aleppo è stata teatro di gravissime violazioni

dei diritti umani da parte delle forze governative. Scopriamo nelle ultime settimane che, secondo un rapporto di Amnesty International, anche i gruppi ribelli che occupano parte della città, si sono macchiati di crimini e abusi sulla popolazione avvenuti soprattutto nei campi, a detta delle ONG.

Leggiamo dai rapporti che "alcune azioni perpetrate dal governo equivalgono a crimini contro l'umanità. Si mira deliberatamente e persistentemente ad adottare contro i civili di Aleppo una politica insensibile di punizione collettiva"

I documenti condannano torture diffuse, detenzioni arbitrarie e rapimenti effettuati sia dal goverso sia dai gruppi armati di opposizione.

Il regime di Assad, che occupa la parte occidentale della città dal 2012, è accusato di condurre raid aerei incessanti contro la vecchia capitale economica del Paese, costringendo gli abitanti a "condurre un'esistenza sotterranea".

L'uso di barili esplosivi, un'arma distruttiva in grado di uccidere le persone in maniera indiscriminata, ha causato puro terrore e sofferenze insopportabili. L'ONG ha stimato che con le uniche armi in dotazione, l'esercito ha ucciso oltre 3.100 civili tra il gennaio 2014 e il marzo 2015. Assad continua a negare l'utilizzo dei barili esplosivi da parte dell'esercito nonostante le dichiarazioni contrarie di superstiti, attivisti, ONG e osservatori occidentali.

Al contempo i ribelli stessi sono accusati di compiere atrocità contro le persone che sono loro ostili. Usano armi "imprecise" come mortai e razzi artigianali realizzati con bombole di gas. Queste "armi dell'infermo", come vengono chiamate dalla popolazione, hanno causato la morte di 612 civili, tra cui 137 bambini, 80 donne e 455 uomini nel 2014, secondo il rapporto redatto dall'Osservatorio siriano per i diritti umani.

In questo contesto Amnesty International critica l'incapacità della comunità internazionale di punire gli abusi e le violazioni dei diritti all'interno del Paese; atti descritti come "espressione di fredda indifferenza".

La persistenza dell'inazione è interpretata dagli autori di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, come un segno che concede a questi individui di poter continuare a mantenere la popolazione di Aleppo in ostaggio senza il timore di ritorsione alcuna.

Si è chiesto anche un trasferimento della situazione siriana peresso la corte penale internazionale, al fine di porre un freno all'impunità e in modo da assicurare i violenti alla giustizia.

Più di 220.000 persone sono state uccise nel paese dall'inizio del conflitto, avviato nel marzo del 2011 a seguito della repressione da parte del regima di Assad di un movimento pacifico di protesta.