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La via letale del Mediterraneo

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di ROSSELLA PERA

Quest'ennesima tragedia a cui assistiamo inermi davanti

al nostro mare è paragonabile a quella avvenuta al largo di Lampedusa nell'ottobre del 2013.

Da sfondo questa volta fa Reggio Calabria. Circa 400 migranti sono scomparsi nel naufragio di un barcone di fortuna la scorsa domenica, il 12 aprile. Questo è quanto riportato dai 150 sopravvissuti, sbarcati martedì mattina in territorio italiano e intervistati dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e dall'ONG Save the Children. Secondo le testimonianze raccolte tra i superstiti, sono circa 400 i mancanti all'appello e il naufragio è avvenuto a circa 24 ore dalla partenza dalla costa libica.

Nella macabra scala dell'orrore, questo incidente supererebbe i 366 annegati del naufragio di Lampedusa, ad oggi la più grande tragedia del Mediterraneo dall'inizio del XXI° secolo.

Lo scorso fine settimana le condizioni meteorologiche erano delle migliori, i passaggi tra Libia, Tunisia e costa italiana si sono moltiplicati. Tra domenica e lunedì la guardia costiera italiana è infatti corsa in aiuto di oltre 42 navi cariche di passeggeri, per un totale di oltre 6.500 migranti.

"Stiamo ancora indagando per capire le dinamiche del naufragio che ha colpito l'imbarcazione che caricava oltre 500 africani, tra cui moltissimi ragazzi minorenni" ha affermato Flavio di Giacomo, portavoce di IOM. I primi dati disponibili suggeriscono l'ipotesi che la barca si sia capovolta a causa del movimento dei passeggeri che si sono agitati vedendo arrivare i soccorsi. Le condizioni in cui questi migranti hanno preso il mare non sono ancora note anche se alcuni africani, nelle loro relazioni, riferiscono di aver trascorso diverso tempo in "cattività" e poco nutriti prima di essere gettate su quelle imbarcazioni che non stentano a definire "canoe".

Accanto a questo dramma, ci giunge l'informazione che due navi impegnate nel Mediterraneo nell'operazione europea di monitoraggio delle frontiere dell'area Schengen "Triton", hanno fatto fuoco contro dei contrabbandieri, determinati a recuperare un barcone dopo il salvataggio. Sembrerebbe infatti che la nave della Guardia costiera islandese Tyre stesse cercando di aiutare un rimorchiatore italiano, dopo il salvataggio di 250 migranti a circa 60 miglia nautiche dalla costa libica, quando il motoscafo dei contrabbandieri si è avvicinato. L'informazione è stata annunciata martedì 14 aprile da Frontex, l'agenzia europea per la sorveglianza delle frontiere. "I trafficanti hanno sparato alcuni colpi in aria, nel tentativo di recuperare la barca di legno a bordo della quale stanziavano i migranti" riporta Frontex in un comunicato.

Già nel mese di febbraio trafficanti armati di kalashnikov avevano costretto la Guardia Costiera italiana a cedergli una barca. "Questo significa che i trafficanti in Libia sono a corto di barconi e sono disposti ad usare le armi pur di recuperare quelli utilizzate" afferma Fabrice Leggeri, direttore di Frontex. Indubbio che tutta questa violenza non faccia ben sperare per gli sviluppi dei prossimi mesi.

Se l'affondamento avvenuto nel weekend confermerà il numero di vittime pre-stimato, saranno 900 le persone che hanno perso la vita lungo questa "via letale" verso la libertà, nel giro di due mesi e mezzo, secondo le stime dell'IOM.

L'interruzione dell'Operazione "Mare Nostrum", il vasto programma di salvataggio sostenuto dagli italiani ma poi sostituito con una pattuglia di frontiera europea che non ha il compito di salvare bensì di monitorare, dovrà ora essere motivata. L'Europa dovrà rendere conto per questo massacro.