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Le forze dello Yemen

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di ROSSELLA PERA

Nonostante la stampa italiana ne abbia avuto sentore solo nelle ultime settimane,

la crisi in Yemen ha iniziato progressivamente ad intensificarsi a partire da settembre 2014, quando le milizie sciite Houthi sono irrotte a Sana'a con l'intento di contrastare fisicamente il potere del presidente del più povero degli stati della penisola arabica, Abd Rabbo Mansour Hadi, costretto successivamente alla fuga e dunque all'esilio ad Aden.

Spaccato in due con un nord dominato dagli Houthi e un sud pro-Hadi, lo Yemen è oggi il teatro di una guerra per procura tra i due pesi massimi della regione: l'Iran sciita e il sunnita regno saudita. Non a caso Teheran non ha esitato a condannare l'intervento militare di Riyadh lanciato in difesa di Hadi giovedì 26 marzo.

Due parole sugli Houthi. Houthi rappresenta il potere politico degli "emarginati", in un paese di volta in volta sotto scacco di clan arbitrari e gruppi armati. Questa formazione "politica" divenne gradualmente il campo di scontri settari tra le milizie sciite e gruppi armati di al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), ossia il ramo principale di al-Qaeda. Per aggiungere caos al caos, lo Stato Islamico (ISIS), che prevale in molti paesi arabi, ha fatto il suo debutto nella scena yemenita, lo scorso 20 marzo. Il primo attentato rivendicato dall'ISIS nello Yemen è costato la morte di oltre 140 persone nelle moschee sciite di Sana'a.

Il presidente Mansour Hadi, al potere dal 2012, non è mai stato in grado di attuare il tanto raccomandato dialogo nazionale, istituito dopo la Rivoluzione popolare del 2011 che causò la caduta di Alì Abdullah Saleh, al potere dal 1978. Sopraffatto nel mese di settembre 2014 dal movimento sciita Houthi, Hadi è scappato prima nel nord del paese, unitamente ad alcuni elementi dell'esercito. Costretto a dimettersi nel mese di gennaio 2015, quando gli Houthi sequestrarono il palazzo presidenziale di Sana'a, è ora rifugiato in pianta stabile in Arabia Saudita.

Considerato ancora dalla comunità internazionale come il legittimo presidente dello Yemen, Hadi si trovava di fatto agli arresti domiciliari prima di riparare ad Aden, porto strategico situato nel sud. Il 20 marzo sono invece scoppiati aspri scontri per il controllo dell'aeroporto internazionale di Aden e il capo di Stato ha dovuto essere rapidamente evacuato in luogo sicuro. La violenza si è scatenata tra le forze rivali: i sostenitori di Hadi, supportati dalle forze speciali e l'ufficiale ribelle, il generale Sakkaf che, unendosi alle forze Houthi è a capo di un'unità che conta tra i 1000 e i 2000 uomini pesantemente armati. Dal canto loro le forze lealiste avevano rafforzato il loro presidio sulla citta di Aden, moltiplicando i posti di blocco.

Il presidente yemenita ha nel mentre esortato le Nazioni Unite, lo scorso 24 marzo per la seconda volta, ad adottare una "risoluzione vincolante" al fine di fermare le milizie Houthi di stanza ad Aden. Prima dell'intervento dell'aviazione saudita nei siti strategici degli Houthi a Sana'a, avvenuto tra la sera di mercoledì 25 e la mattina di giovedì 26 marzo, il presidente Hadi è stato costretti a lasciare il rifugio di Aden, senza indicare dove sarebbe fuggito.

I sostenitori Houthi seguono Abdel Malik al-Houthi, leader nello Yemen del nord, della provincia di Saada, sul confine con l'Arabia Saudita. Questi seguaci sono di obbedienza "Zaidi": un ramo dissidente dello sciismo che si formò sotto il quinto Imam, contrariamente ai "Twelver sciiti", che sono 12 e dominano in Iran, Iraq meridionale e Libano del sud.

Questi "Imitatori di Dio" (Ansar Allah), esasperati dall'immobilità del potere, hanno deciso di cavalcare il malcontento sociale, convinti che la rivoluzione del 2011 sia stata corrotta dai partiti politici. Gli Ansar Allah conducono una contro-rivoluzione, si stanno formando in modo da poter estendere il loro potere, cercando un'alleanza con l'ex presidente Saleh, che in passato li aveva duramente combattuti proprio nella loro roccaforte di Saada.

L'enorme sostegno fornito dall'Iran agli Houthi, ha fatto infuriare il vicino sunnita saudita e accresciuto le tensioni settarie nello Yemen tra sunniti e Zaidi. E' in questo contesto che prospera il ramo yemenita-saudita di al-Qaeda (AQAP).

Al-Qaeda aveva ampiamente attecchito nello Yemen durante il 2000, per poi indebolirsi fortemente dopo l'intervento internazionale in Afghanistan e con l'aumento dei droni di combattimento, sotto l'amministrazione Obama, nelle zone tribali del Pakistan. Il franchising di al-Quaeda nella penisola arabica (AQAP) nasce nel 2009 dalla fusione di rami sauditi e yemeniti del movimento.

AQAP si sta muovendo con rapidità nell'idea di un'azione internazionale, che vedrebbe nello Yemen la base posteriore. Nell'agosto del 2009 il principe saudita Nayef era sfuggito ad un attacco suicida messo in atto da un attentatore kamikaze yemenita. Il 25 dicembre dello stesso anno, dopo un paio di soggiorni nello Yemen, Omar Farouk Abdulmutallab, un giovane nigeriano, tentò di far espolodere un volo Northwest Airlines con tratta Amsterdam- Detroit, dando fuoco alla sua biancheria intima impregnata di infiammabile.

Durante la rivoluzione del 2011, il gruppo AQAP ha approfittato del caos politico e ha proceduto prendendo possesso di diversi distretti situati nel sud e ad est dello Yemen. Ovviamente il governo di Hadi si è da subito impegnato in una lotta contro la presenza di questa formazione terroristica, grazie anche all'importante aiuto diretto dall'operativo statunitense.

Nei primi giorni di febbraio l'attacco di un drone statunitense ha ucciso uno dei principali ideologi del movimento, Al-Harith Nadhari: l'uomo che ha dato sostegno pratico ai fratelli Kouachi per il loro attacco a Charlie Hebdo a Parigi. L'AQAP sostiene infatti di essere l'organizzazione terroristica che ha sia inviato sia incaricato i Kouachi di compiere l'attentato.

Indubbiamente la morte di Nadhari è il più grande successo operativo degli Stati Uniti nello Yemen dall'uccisione del chierico usa-yemenita Anwar al-Awlaki nel 2011 (ispiratore della sparatoria alla base militare di Fort Hood in Texas nel 2009) e di Said al-Chihri, il capo di AQAP nel 2013.
Se i membri di AQAP erano contati tra le 200 e le 300 unità alla fine del 2009, oggi possiamo dire che superano senza difficoltà il migliaio di individui.

Dal momento che una parte dello Yemen è controllata dalle milizie Houthi, AQAP ha rivendicato la responsabilità di nuomerosi attacchi contro di loro. Nonostante qualche dissenso interno, AQAP denuncia apertamente la "barbarie" dello Stato Islamico in Iraq e in Siria e rimane fedele a Ayman al-Zawahiri, il successore di Osama bin Landen. La filiale locale dell'ISIS nello Yemen è nata da una scissone nell'organizzazione. Scissione che proviene sia dall'intreno di AQAP, sia da altri gruppi fondamentalisti che hanno annunciato la loro fedeltà all'ISIS tra novembre 2014 e febbraio 2015, durante il reclutamento delle milizie Houthi.

Gli attacchi progettati a Sana'a e a Saada nel giorno del venerdì (giorno di preghiera), mirati ai luoghi di culto, sono la dimostrazione dell'intenzione di causare il massimo numero di perdite civili e smorzare gli spiriti, oltre che accelerare la sectarisation del conflitto nello Yemen. La gestione di AQAP ha recentemente e fortemente condannato queste tattiche.

Harith al-Nadhari ha condannato lo Stato Islamico per i suoi attacchi indiscriminati contro i civili sciiti nel suo ultimo discorso, registrato poco prima di essere ucciso. Egli sosteneva che il target dell'AQAP era individuato: le milizie Houthi militari e i nemici ideologici.