Un assordante silenzio dei compagni

Venerdì 19 Dicembre 2014 00:00
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di ANTONELLO BENASSI

Si nota sostanzialmente una diserzione, nei post, sul tema della svolta politica nei rapporti tra USA e Cuba.

Quasi come se predominasse la paura che ora Cuba rischia una contaminazione ed una invasione economica, che forse ci sarà. Invece, è sicuro che dentro Cuba non si ravvisa questa reticenza. Fidel Castro ha scritto un lungo editoriale su "Granma" la cui sintesi è che il passo più lungo lo ha compiuto Obama. Ci sono manifestazioni di p...iazza che festeggiano questo disgelo. Da noi invece siamo tutti attoniti, quasi fosse stato meglio durante l'embargo che per altro non è stato ancora rimosso e sarà dura con l'opposizione dei repubblicani. Dobbiamo adeguarci. L'embargo era un argomento tutto sommato a buon mercato, anche per il governo cubano. Ora se Obama con i poteri presidenziali riuscirà a vincere la sua partita interna, e non è scontato, cambia era. Le relazioni tra la potenza mondiale e la piccola isola saranno improntate alla trasparenza. Cuba potrebbe importare delle contraddizioni sconosciute? Può darsi. Allora vuol dire che smetterà di essere un'isola felice, quel baluardo che molti hanno visto, e diverrà luogo del mondo come altri? Credo che pure in passato era sbagliato vederla così. Cuba potrà commerciare molto di più? Magari sarà una cosa positiva. A Cuba ci saranno nuovi diritti democratici quali non ha mai avuto? E cosa ci sarebbe di male?
Io, per esempio amo più di altri rammentare che la Rivoluzione cubana non nasce comunista ma fu lo stesso abbastanza per entrare in rotta di collisione con gli interessi USA sin dal 1° gennaio del 1959. La svolta comunista fu una risposta, giusta o sbagliata, allo sbarco alla baia dei porci. Gran parte dei mali di Cuba sono una conseguenza del regime di dipendenza economica dall'ex-URSS.
Ma quei germi libertari, fra mille contraddizioni, a Cuba ancora sopravvivono, anche in questa svolta. Cuba non è la Corea del Nord. Ora è l'occasione per interrompere la penalizzazione del dissenso. Tra l'altro credo che i dissidenti liberi siano molto meno pericolosi, soprattutto quelli palesemente di destra. Ora può essere aumentata la connessione con José partì e diminuita quella con modelli politici sconfitti nel 1989. Ora la partita si sposta ancora di più sulla resistenza contro i tentativi di ripristinare quella dipendenza economica che Cuba conobbe fino al 1959 e si allontana definitivamente dal terreno ideologico. Soprattutto è cambiata la situazione in America Latina. Le avanguardie sono altre, nel Cono Sur. Ma per Cuba non è finita.