Il SudEst

Thursday
Dec 12th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Inchiesta Inchiesta Aree di crisi nel mondo del 14-11-2019

Aree di crisi nel mondo del 14-11-2019

Email Stampa PDF


di STEFANO ORSI

Dovrei aggiornare sulla Siria ma dall'altra parte dell'oceano stanno accadendo fatti di assoluta gravità e pertanto estendo l'attenzione anche sui paesi del Sud America, in particolare la Bolivia.

Iniziamo come di consueto con la Siria.

Questa settimana ha visto la conferma dell'arresto subito dalle forze FSA sul fronte di Tell Tamer.

L'arrivo annunciato di unità di maggiore esperienza, addestramento e fornite di adeguati mezzi militari, ha garantito finalmente quella forza necessaria al dispositivo siriano per poter imbastire non solo la difesa delle posizioni di fronte agli assalti degli jihadisti filo-turchi, ma anche di progettare ed realizzare delle controffensive efficaci che stanno portando i loro frutti. Come prima cosa nei giorni scorsi l'SAA con formazioni SDF ha attaccato diversi villaggi a ridosso della M$ che porta a Qamishli e li ha liberati dalle FSA mettendola in sicurezza.

https://www.youtube.com/watch?v=jVXP3GMjKPI

https://www.youtube.com/watch?v=rq-5O4KUeCo

https://www.youtube.com/watch?v=R-D_bhg629s

https://www.youtube.com/watch?v=IApi6Bnyk3A

https://www.youtube.com/watch?v=JT0vjZKf3is&t=1369s

Ora si stanno concentrando sull'allontanamento dai villaggi vicini a Tell Tamer per riportare le FSA entro il settore stabilito negli accordi di Sochi.

La terza fase di stabilizzazione verterà sul totale controllo della M4 ed un sufficiente allontanamento da questa delle FSA, in modo che sia libera per il transito e sicura.

Nei giorni scorsi un grande convoglio USA è transitato per questa parte di Siria, entrato dall'Iraq ha percorso la M4 sotto gli occhi vigili dei militari siriani, era composto da molti blindati anche numerosi cingolati Bradley, ha percorso un lungo tratto fino alla base aerea a sud di Kobane. Qui erano ancora presenti e ormai isolati molti soldati USA con molto materiale della base e mezzi, sono arrivati numerosi trattori stradali con rimorchi e hanno caricato tutto il caricabile, e trasportabile, alla fine la colonna lunga molti Km era composta da circa 170 mezzi in movimento. Due giorni di lavoro sono stati necessari per il carico di tutto il materiale e uomini. Alla fine ieri, 13 novembre, il grande convoglio è ripartito e ha ripercorso a ritroso la M4 lungo il percorso i giornalisti siriani hanno girato servizi che presentavano il ritiro USA dal settore di nord est, ora concluso in gran parte. Al momento restano ancora forze usa nei pressi di installazioni petrolifere vicine ad Al Rumalian, ma il controllo di questi è più affare politico che militare, gli USA affermano di voler garantire il controllo dei pozzi per le SDF mentre l'SAA intende farli tornare sotto l'amministrazione dello stato siriano. Chiaramente le Sdf si giocano i loro introiti extra se il controllo passasse alla Siria che necessita del petrolio come non mai, al momento dipende quasi interamente dagli aiuti e dalle forniture russe e iraniane, ricorderete il caso della superpetroliera Grace 1 poi divenuta Adrian Darya, il governo di Damasco controlla un certo numero di pozzi nella provincia di Homs e di Deir Ezzour ad ovest del fiume, molti sotto attacco periodico dei rimasugli ISIS sostenuti presumibilmente dagli USA attraverso la base di Al Tanf, in queste province ci sono anche alcuni campi di estrazione gassosa, ma non sono assolutamente sufficienti al fabbisogno nazionale, carburanti e da poco anche l'energia elettrica, sono razionati e senza il recupero almeno dei pozzi del nord est e di Al Hasakah, difficilmente la situazione potrà modificarsi.

Un certo quantitativo di petrolio viene inviato per la raffinazione direttamente dalle SDF in Siria, perché le raffinerie sono nel territorio della Siria libera e non in quello occupato dagli USA, l'accordo prevede però che solo una parte di questo rimanga alla Siria ed il resto sia invece di proprietà SDF, che in parte lo “rivende” ai commercianti siriani, assistiamo quindi al paradosso del petrolio siriano, rubato dagli USA per le SDF, che viene rivenduto allo stato siriano e da questo pagato a caro prezzo, oltre che essere di pessima qualità, cosa che sanno bene gli automobilisti siriani. Aggiungiamo che il blocco economico impedisce alla Siria di approvvigionarsi attraverso altre fonti e quindi deve distogliere preziose risorse economiche dalla ricostruzione del Paese, per sopperire a ciò che già avrebbe, ma che le viene rubato dagli USA.

Già due anni fa avevamo preannunciato questo disegno criminale di Washington, che il Presidente Trump, a dispetto dei finti proclami di ritiro, continua a seguire e realizzare, hanno chiuso basi che non servivano più, si sono concentrati attorno al possesso e custodia dei pozzi e hanno obbligato la Siria ad occuparsi di un fronte militare in più disperdendone quindi le risorse militari e forze disponibili avendone nuovamente allungato la linea della logistica.

La strategia dell'uso dell'ISIS per danneggiare il fronte interno siriano al momento sta procedendo bene,  infatti il Pentagono si è guardato ben bene dal rimuovere la base di Al Tanf che si trova in strategica posizione al confine sud tra Siria e Iraq, l'unico scopo di questa base è proprio il sostegno ai gruppo del fu Califfato, affinché proseguano il lavoro ai fianchi delle retrovie siriane.

Idlib

Da due giorni le operazioni di bombardamento aereo sulla provincia occupata da Al Qaeda si stanno intensificando, stanotte c'è stato un momento di grandissima attività e alle prime luci dell'alba, nel settore di sud est sono iniziate nuove operazioni di terra da parte SAA.

Luwaibydah e Mushayrifah sono due villaggi già liberati oggi, al momento non possiamo certamente confermare che si tratti dell'inizio della nuova grande operazione attesa da tempo, ma di certo le modalità dell'ingaggio, attacchi settoriali per saggiare la resistenza, e l'intensità dei bombardamenti aerei, sono sicuramente indizi che portano a pensare che la prossima fase della Grande Battaglia per Idlib stia iniziando in queste ore, un obbiettivo sicuro sarà raggiungere e liberare Maraat al Numan e porre un tassello importante per il controllo dell'autostrada M5, al momento si potrebbe auspicare, più che prevedere, un nuovo fronte verso Aleppo, per allontanare la presenza terrorista dai confini della cerchia urbana e garantire maggiore sicurezza ai cittadini della grande città siriana.

Con l'eventuale ripresa di una campagna su Aleppo, la stampa occidentale ritroverà nuovamente la chiarezza che l'ha sempre contraddistinta schierandosi dalla parte dei terroristi che finalmente potrà tornare a chiamare come “ribelli moderati” anche se sono la parte più estremista e violenta di quelli che hanno invaso il nord della Siria in funzione anti-curda, e avrà finalmente modo di riprendere la narrativa interrotta momentaneamente nel cortocircuito tra la realtà siriana e il loro storytelling fatto di disinformazione, mistificazione e fake news.

Il silenzio tremendo sullo scandalo che ha rivelato come l'OPCW avesse alterato le indagini sul finto attacchi chimico di Duma, come per tutti gli altri probabilmente , ma non possiamo affermarlo se non in forma dubbiosa, per ovvie ragioni, non fa che confermarci come attraverso un'informazione di massa menzognera e controllata, si possa alterare la percezione della realtà dei cittadini e controllarne quindi il processo che li porta a formarsi un'opinione sul mondo in cui viviamo e tutto questo con buona pace del principio di “democrazia” che, in questo modo, viene reso una mera parvenza.

Sud America

Balzando oltreoceano, arriviamo nel continente americano, precisamente in Bolivia.

In questi mesi il continente è stato oggetto di una massiccia opera di destabilizzazione da parte degli USA.

In Venezuela sappiamo bene tutti cosa hanno tentato, oltre ad un blocco economico che definire feroce, contro il governo di Caracas, è davvero un eufemismo. Facendo terra bruciata attorno al Paese, imponendo sanzioni ai Paesi che osassero sfidare i diktat di Washington, il Governo Trump, al pari e forse peggio dei suoi predecessori, sta causando un lento collasso dell'economia del Paese, ricchissimo di risorse minerarie e primo nelle riserve petrolifere come in quelle aurifere, eppure non riesce a vendere quasi nulla, le sue società all'estero sono state sequestrate, come le sue riserve auree o valutarie depositate in USA o presso la banca d'Inghilterra. L'immagine che viene data del Venezuela è quella di un Paese alla fame dove la gente non riesce a mangiare, ma niente è così falso come il racconto che ci viene fatto, Ogni video che abbiamo visto ci mostrava persone in salute e ben vestite, in questi mesi abbiamo scoperto come i golpisti o coloro che avevano abbandonato il Paese per prendere parte alle iniziative di Guadò fossero stati pagati con i proventi delle donazioni ed in parte con i fondi dell'Alto commissario per i Rifugiati dell'ONU, da cui è nato uno scandalo anche se non ne hanno parlato sui nostri media, mentre in sud America ne hanno scritto molto.

Tutte le iniziative contro il Venezuela si sono infrante nella granitica resistenza ed unità del popolo, che sostiene in grande maggioranza il Presidente Maduro e nella fedeltà alla Costituzione boliviana di tutti i vertici dell'esercito e delle forze di polizia che hanno sempre compiuto il loro dovere.

Tutto questo, unito alla consapevolezza di come si vivesse prima dell'arrivo di Chavez e del terrore di vedersi ricacciare indietro in quel passato di miseria e soprusi ha fatto si che ogni prova e tentativo americano finissero miseramente nel ridicolo.

Dimenticato il Venezuela, di cui poco o nulla ormai si parla sui media, ma di cui vi riparlo in questa intervista con Geraldina Colotti , nota giornalista e scrittrice, Gli Usa si sono dedicati ad altri Paesi, l'Ecuador è ancora in rivolta contro l'austerità e il neoliberismo dell'odiato Lenin Moreno, traditore del suo elettorato, l'Argentina ha cambiato presidente, abbattendo con i voti il regime di Macri, che ha gettato il Paese in un nuovo baratro di fallimento dopo aver privatizzato ogni bene dello stato seguendo i precetti folli del FMI della Lagarde, non ci crederete ma è diventata Presidente della banca Centrale Europea, follia pura! In Brasile continuano gli omicidi mirati degli attivisti per l'ambiente, quelli veri, che combattono contro le politiche distruttive del regime di Bolsonaro, altro invasato di neoliberismo e sionismo, le sette religiose pseudo-cristiane di cui fa parte, non scherzo, pregano davanti alla bandiera di Israele. Bolsonaro ricordiamo che ha agito sottobanco per impedire che l'ex Presidente Lula potesse essere candidato dalla Sinistra, premiando poi il giudice che si era occupato del suo caso nominandolo Ministro, ora Lula è stato finalmente scarcerato, vedremo se le accuse montate contro di lui reggeranno ancora.

Anche in Argentina avevano operato per la destabilizzazione tentando di coinvolgere la Presidente Kirchner in vari scandali e addirittura un omicidio, ma sempre senza successo, riuscendo però a far si che vincesse le elezioni Macri.

Arriviamo così alla Bolivia.

Qui si sono tenute a fine ottobre, le elezioni presidenziali, il cammino era stato già travagliato, Evo Morales aveva avviato un iter parlamentare per modificare un articolo che limitava il numero di mandati alla Presidenza, le prime avvisaglie delle interferenze straniere si ebbero durante la campagna 2016 sul referendum confermativo della riforma costituzionale per permettere più mandati come presidente , principio più che democratico se pensiamo che ad esempio Angela Merkel sta ricoprendo per la 4° volta la carica di Cancelliere. In occasione del referendum si scatenò una campagna mediatica contro la sua persona, risoltasi poi nel nulla, ma che influenzò pesantemente l'esito referendario, perso per un soffio 51 a 49 circa, il Tribunale. Si espresse poi il Tribunal Supremo de Justicia si espresse in favore della richiesta del Presidente Morales in quanto l'articolo che limitava i mandati era contrario allo spirito costituzionale e alla Convenzione americana dei Diritti Umani, come può ad esempio accadere da noi con un pronunciamento della Corte Costituzionale.

Il voto si è tenuto il 20 di ottobre, il risultato ha visto prevalere Morales sul candidato Mesa per 47.08% a 36,51% ed essendoci più del 10% di scarto tra i due, secondo la legge elettorale, Morales è stato eletto presidente.

Anche sulla regolarità del voto non ci sono dubbi, osservatori internazionali presenti e voto elettronico certificato, nessun broglio, voto oltretutto confermato anche dal voto politico per rinnovare il Parlamento Camera e Senato, dove il partito Movimento per il Socialismo ha avuto la maggioranza assoluta, 68 deputati contro 62 e al Senato con 21 senatori contro 15. Tutto a posto quindi? Invece no, perché le opposizioni sconfitte nelle urne hanno chiamato i loro sostenitori in piazza e a La Paz si è riversata la feccia della popolazione scatenando violenze crudeli contro i sostenitori di Morales, portando la contestazione anche in chiave razzista, essendo Morales un indio, la polizia non ha reagito con violenza, ma nemmeno ha impedito le violenze ed i pestaggi contro esponenti politici o simpatizzanti del Presidente. La situazione è andata via via deteriorandosi, è mancata la volontà di mobilitare in massa i propri sostenitori in una prova di forza, da parte di Morales, come invece Maduro è sempre riuscito a fare annichilendo ed umiliando pesantemente i filo-americani.

Ai primi di novembre la polizia ha dichiarato di non voler fermare i manifestanti, badate bene hanno detto di essere dalla parte del popolo, e il dieci di novembre è stato il generale Williams Carlos Caliman Romero a prendere posizione togliendo il supporto dell'esercito al Presidente legittimo chiedendone, leggasi intimandone, le dimissioni immediate. Evo Morales si è trovato in una capitale assediata dai militanti violenti delle opposizioni di destra razzista, senza l'appoggio della polizia che solidarizzava in strada con i manifestanti, e infine l'esercito che gli intimava di dimettersi. Non credo che di fronte ad una simile situazione si potesse avere qualche speranza di combattere o resistere, si avrebbe solamente avuto un bagno di sangue ma l'esito non sarebbe stato diverso. Fatte queste considerazioni il Presidente ha dovuto dimettersi si è rifugiato in una città sicura della Bolivia, Chimore, dove attende un paio di giorni e poi accetta l'offerta di asilo politico presso il Messico.

https://www.youtube.com/watch?v=6UU-v1ckVDI&t=2s

https://www.youtube.com/watch?v=ElTfw1DBnEM&t=13s

https://www.youtube.com/watch?v=5frLpRMKQpM&t=5s

In città a La Paz la situazione peggiora ancora, arrivano i sostenitori del legittimo presidente ma trovano stavolta, la polizia, “amica del popolo” che li manganella ferocemente, davanti al parlamento i senatori di maggioranza vengono malmenati e viene loro impedito di entrare nell'aula dove , senza numero legale, la minoranza elegge prima un nuovo presidente del Senato e poi sempre quest'ultima, viene eletta Presidente ad interim della Bolivia in quanto presidente del senato, la vera presidente del senato, Adriana Salvatierra, era nel frattempo spintonata, trattenuta e picchiata in strada sotto il palazzo anche da agenti della polizia, in seguito ha denunciato all'opinione pubblica mondiale quanto accaduto, nulla ha alcun supporto di legalità se non l'immediato riconoscimento di Jeanine Anez come nuovo presidente ad interim, da parte degli USA,  si è subito affrettata a nominare dei ministri e il leader dell'opposizione Mesa ha già richiesto nuove elezioni nel più breve tempo possibile e che si ricandiderà, Morales dal Messico non riconosce la Anez, in quanto una votazione senza quorum previsto, non è una votazione valida, e ci mancherebbe. Una situazione davvero difficile.

La stampa nostrana ha storpiato poi le dichiarazioni del viceministro degli esteri russo Ryabcov che non ha formalmente riconosciuto la Anez come legittima , ma ha detto che di fatto al momento pare l'unico interlocutore presente fino a elezioni, che non è la stessa cosa.

Vedremo che accadrà se al senato venisse consentito di avere una seduta al completo.

Ci sono alcune considerazioni da fare, intanto che nessun Paese pare prendere provvedimenti nemmeno vicini a quelli presi contro il Venezuela, che invece era nel giusto. La UE latita o nessuno si accorge neppure che esista, gli USA gongolano per essere finalmente riusciti ad organizzare un bel golpe come nei bei tempi andati, e il popolo Boliviano si deve invece preparare ad una dura resistenza per riaffermare i propri diritti, non possono certo attendersi che esseri così insulsi e violenti da commettere una serie di reati simili, consenta poi un domani di avere elezioni corrette e credibili.

Un Paese che è guidato da persone senza rispetto della Costituzione e dei diritti del popolo, che non ha esitato a impedire che i Parlamentari di maggioranza potessero sedere in aula, perché mai dovrebbe rispettare il voto dei cittadini? Faranno in modo di dare loro i risultati che vogliono e possiamo già dare l'esito del voto fin da ora, non ci sbaglieremo di certo.

Per farci una risata, tra autoproclamati ci si riconosce, la Anez appena eletta ha riconosciuto come presidente del Venezuela Guaidò, non aggiungo altro...

Se l'Italia fosse ancora un Paese serio dovrebbe premere affinché tutta la UE ponesse immediatamente sanzioni economiche pesanti contro la Bolivia, e bloccasse tutti i conti di questo Paese all'estero, imponesse un pesante controllo su tutte le operazioni di preparazione al voto e vigilasse su eventuali brogli pena il non riconoscimento di validità del voto e ulteriori sanzioni economiche. Se si fosse in un Paese serio, ma siamo in Italia e ancora peggio nella UE.