Il SudEst

Wednesday
Nov 13th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Inchiesta Inchiesta La Turchia invade il Kurdistan Siriano e la comunità internazionale tace

La Turchia invade il Kurdistan Siriano e la comunità internazionale tace

Email Stampa PDF


di NICO CATALANO

Come preannunciato pochi giorni fa, dallo stesso presidente turco Recep Tavyp Erdogan, nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso, sono cominciate da parte della Turchia, le operazioni militari contro le forze curde nel nord est della Siria. Una decisione, presa in seguito all’annuncio da parte del presidente americano Trump, di volere immediatamente smobilitare i soldati USA dalla regione e di non opporsi ad una imminente ingerenza militare di Istanbul nella regione del Kurdistan siriano. I convogli militari turchi sono entrati in Siria all'altezza della città frontaliera di Jarablos, sulla sponda occidentale del fiume Eufrate, mentre sia Tal Abyad, così come Ras al-Ayn, sono state violentemente colpite dall’azione combinata dell’artiglieria e dell’aviazione, località di confine che risultano gli obbiettivi dell’esercito di Ankara, due vere e proprie “teste di ponte” per poter penetrare militarmente in modo agevole in tutta l’area. L’offensiva vede impiegati oltre cinquemila soldati delle forze speciali turche e circa 10.000 combattenti dell’esercito siriano libero (ESL) milizie arabe cooptate dal governo di Istanbul. Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu l’azione militare si sta svolgendo nel “quadro del diritto internazionale e degli accordi dell'Onu” al fine di difendere i confini della Turchia e nel contempo di preservare l'integrità territoriale della Siria.

In realtà, questa operazione che ha il nobile fine di facciata nel volere “pacificare” questa porzione di Medioriente, altro invece non è che l’ennesima azione di prepotenza da parte dell’attuale governo turco nei confronti del mondo intero, in particolare nei confronti del popolo curdo così come riferisce proprio l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). Una campagna militare di aggressione che sarà foriera dell’ennesima iniezione di instabilità in un’area già funestata dalla guerra negli anni passati, l’ennesimo inutile conflitto armato capace di generare solo morte, distruzione, povertà, carestie e migrazioni lungo le rotte del mediterraneo. Tutto ciò, tra il silenzio ipocrita della comunità internazionale, dell’Europa e del nostro Paese, l’ennesimo tradimento dell’occidente al popolo Curdo, ancora una volta strumentalmente usato e poi abbandonato. Così come avvenne negli anni 80 e 90 del secolo scorso, quando in Iraq i Curdi, prima furono incitati a ribellarsi contro Saddam Hussein e poi lasciati al loro destino, a morire sterminati dai gas, oggi succede di nuovo in Siria, dove prima sono stati utilizzati ed elogiati dal “civile occidente” per avere combattuto l’ISIS e successivamente per convenienza abbandonati, alla stregua di carne da macello per le bombe di Erdogan.

Per chi ha vissuto quegli anni, sembra il film già visto nella drammatica vicenda della ex Yugoslavia, per dirla alla Tito Livio “mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata” quando nei primi anni 90 mentre all’ONU si discuteva e banchettava a Sarajevo nel cuore della “civile” Europa, invece si combatteva e moriva. È proprio vero, la storia insegna ma non ha scolari.

Fonte della foto: La Repubblica