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Mobilitiamoci contro le guerre

Mobilitiamoci contro le guerre

 

Redazionale

Nell'imminenza della guerra alla Libia, ordinataci dalla Nato, per tornare a distruggere e depredare quel paese e alla luce della sempre più massiccia aggressione della coalizione Nato-Israele-Golfo a Siria e Iraq, cui si oppone la vittoriosa resistenza del popolo siriano, assistito dalla Russia, il COMITATO NO GUERRA NO NATO diffonde questo volantino. Invitiamo a riprodurlo e a distribuirlo ovunque.

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Save Cizre! Save Aleppo! Save Lesvo! Save Gaza!

Save Cizre! Save Aleppo! Save Lesvo! Save Gaza!

 

di MARIO CENEDESE

Amuíllang Aukan - Il gelsomino di Cizre non appassisce.

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Da Hebron l'indignazione dilaga sul web

Da Hebron l'indignazione dilaga sul web

 

di ROSSELLA PERA

Da domenica 14 febbraio sul web impazza un discusso filmato che mostra un poliziotto israeliano rovesciare un uomo su una sedia a rotelle.

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Le schiave sessuali yazide pronte a vendicarsi delle violenze dello Stato islamico

Le schiave sessuali yazide pronte a vendicarsi delle violenze dello Stato islamico

Molte delle donne yazide  che i miliziani neri dello Stato Islamico/Daesh hanno utilizzato come schiave sessuali  si sono arruolate nella milizie kurde irakene o dl Rojava Siriano per partecipare alla riconquista di Mossul, la città a nord dell’Iraq che è uno dei principali capisaldi del Daesh e dove presto arriveranno un migliaio di soldati italiani con il compito ufficiale di difendere i lavori di consolidamento di una grande diga.

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UIKI: Lo Stato turco ha massacrato 60 civili usando armi chimiche

UIKI: Lo Stato turco ha massacrato 60 civili usando armi chimiche

Uiki

Un altro massacro dello Stato turco contro i curdi

Da due mesi davanti agli occhi del mondo lo Stato turco sta conducendo un massacro sistematico a Cizre. Decine di migliaia di civili sono stati oggetto di pesanti bombardamenti e di uccisioni nelle strade.
Per diversi giorni le forze dello stato hanno bombardato diversi edifici al cui interno si trovavano civili feriti, ora hanno uccisi quasi 60 persone usando armi chimiche.

Secondo rapporti da Cizre le persone sono state uccise da armi chimiche e i media del governo dell’AKP (TRT-News) ne hanno dato notizia annunciandolo come una vittoria.

Di fronte alla significativa resistenza del popolo curdo lo stato fascista dell’AKP ha commesso un genocidio a Cizre, mettendo in atto metodi non etici e illegali.

• Chiediamo all’UE e all’ONU di dichiarare con urgenza sanzioni militari ed economiche contro la Turchia.

• Chiediamo che la Turchia venga processata per i suoi crimini di guerra e contro l’umanità.
• Chiedamo a tutte e tutti di mostrare solidarietà con il popolo curdo.

Regeni

Regeni

 

di ROSSELLA PERA

Lividi. Lividi su occhi e zigomi, fratture multiple e incisioni su petto, braccia e gambe.

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TTIP: la dirittura di arrivo

TTIP: la dirittura di arrivo

di MAURO POGGI, Ars Liguria

Le trattative per il TTIP, l’accordo di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti fortemente voluto da Obama, stanno ormai per concludersi.


Gli obiettivi dichiarati sono lodevoli: promuovere gli scambi e gli investimenti tra i paesi aderenti, per stimolare l’innovazione, la crescita economica e lo sviluppo, e per sostenere la creazione e il mantenimento di posti di lavoro. Esattamente gli stessi perseguiti dal trattato omologo dell’altro oceano, il TPP, chiuso nell’ottobre del 2015 dopo dieci anni di negoziati, e ora all’esame dei parlamenti dei singoli stati per la ratifica.

Il TTIP è in fase negoziale da soli tre anni. Negli anni ’90 c’era già stato un tentativo di introdurre fra i paesi OCSE delle deregolamentazioni che limitassero la sovranità degli stati a vantaggio degli investitori (MAI, Multilateral Agreement on Investment), ma era abortito nel 1998 a causa delle forti resistenza dell’opinione pubblica, sensibilizzata grazie a Internet – di cui per la prima volta si erano scoperte le potenzialità non solo di informazione ma anche di mobilitazione.

Bisogna però tenere presente che a quell’epoca i popoli erano più reattivi, perché ancora non avevamo subito il trattamento di shock economy che ci viene sapientemente inflitto dal 2008. Oggi siamo tutti molto più arrendevoli; condizionati a una mansuetudine ovina accettiamo con rassegnazione, quando non con riconoscenza, il doloroso ma salvifico percorso di redenzione che ci viene indicato.

Allo stesso tempo, e di conseguenza, oggi i nostri decisori sono molto meno preoccupati di dover rispondere politicamente delle loro azioni: un conto è avere a che fare con cittadini consapevoli, un altro è gestire inconsapevoli sudditi.

Non è per caso se questa volta, a differenza del MAI nel 1998,  il negoziato si concluderà felicemente.

TTIP e TPP formeranno così un colosso economico con epicentro gli USA, in grado di imporre le proprie le regole al resto del mondo. Alain Benoist li definisce una NATO economica a governance americana, che toglierà alle altre nazioni il controllo dei loro scambi commerciali a favore di multinazionali la cui unica responsabilità è quella verso i potentati finanziari che le controllano. Un parallelo non peregrino, dal momento che insieme essi costituiscono anche una cintura di contenimento economico delle due potenze escluse, Russia e Cina, in conformità alla visione unipolare dell’ordine mondiale che la “missione manifesta” americana impone.

I termini del Trattato Transatlantico sono stati elaborati in segretezza, sia sul versante americano che su quello europeo. La strategia iniziale, seconda una prassi di neo-demokràtia ormai consolidata, era di procedere nel modo più sommesso possibile fino a che i lavori fossero arrivati al punto di non-ritorno, cioè alle ratifiche parlamentari, senza alcun previo dibattito nell’opinione pubblica o nei parlamenti. Peraltro, chi avrebbe da obiettare ad accordi illuminati che mirano alla promozione degli scambi e degli investimenti fra i paesi, all’innovazione, alla crescita economica e alla creazione e mantenimento dei posti di lavoro ?

Questa strategia ha dovuto essere rivista a partire da un paio di anni fa, a causa della fuga di alcune allarmanti notizie, prima in rete, e poi su alcuni organi del circuito mediatico ufficiale (dove però la questione non ha mai fatto oggetto di vera attenzione). All’inizio dell’anno scorso la Commissione Europea ha cominciato a pubblicare sul suo sito comunicati che sanno più di propaganda che di informazione, e lanciato nello stesso tempo apologetici spot televisivi molto convincenti, specie per chi ne sentiva parlare per la prima volta, cioè la maggioranza delle persone.

Secondo la rappresentazione della Commissione Europea, obiettivo dell’accordo è la rimozione dei dazi sulle merci e le restrizioni in materia di servizi, per consentire una maggiore accessibilità ai mercati e una maggiore facilità degli investimenti. Le regole che finora hanno bene o male garantito il consumatore europeo non verrebbero sostanzialmente alterate ma tutti beneficeremmo dei vantaggi che inevitabilmente produce la libera concorrenza in termini di prezzi, qualità e scelta dei consumi, occupazione e benessere generale.

Le cose non stanno esattamente così.

Come è stato già osservato, le tariffe sono ormai a un livello minimo e non costituiscono alcun ostacolo significativo all’interscambio commerciale fra le due aree. I veri obiettivi possono essere riassunti in due punti:

a) abolizione delle barriere “non tariffarie”, cioè quei vincoli e norme di carattere tecnico, giuridico, commerciale e politico a tutela di produttori,  lavoratori e  consumatori nazionali;

b) adozione di misure a salvaguardia delle multinazionali, alle quali viene conferita la facoltà di contestare per via legale qualunque iniziativa politica uno stato voglia assumere (si tratti di materia ambientale, sanitaria, sociale o altro)  ove ritenessero lese le loro aspettative di profitto. È la famigerata clausola  ISSD – Investor State Settlement Dispute: in pratica una drastica riduzione di sovranità a loro favore.

Ne ho scritto a più riprese, e per chi avesse voglia e tempo di approfondire rimando in particolare a questo articolo.

Chi non volesse entrare nei dettagli, invece, può dare un’occhiata al disegnino che segue; dovrebbe bastare per capire l’orientamento generale dell’accordo e indovinare chi ne è il principale beneficiario. Vi si spiega graficamente che la Commissione europea, su 597 riunioni a porta chiusa con le parti interessate, 525 (88%) sono avvenute con i vari gruppi lobbistici delle multinazionali e solo 54 (9%) con rappresentanti di interesse pubblico (il restante 3% sono incontri con gruppi parlamentari).

Volendo si può anche ascoltare lo spezzone di tre minuti dedicati all’argomento da  Joseph Stiglitz, durante il suo intervento nella Sala Regina di Montecitorio:

Sulla democraticità dell’intero processo Cecilia Malmstroem,  Commissario europeo per il commercio – quindi colei che presiede alle trattative per parte europea – è stata adamantina.
Intervistata dal giornalista John Hilary, alla domanda come si conciliava il suo entusiasta appoggio all’accordo con le massicce manifestazioni contrarie che si sono avute in tutta l’Europa nel corso del 2015, ha risposto che non era dal popolo europeo che aveva ricevuto il suo mandato: “I do not take my mandate from the European people“. Un modo brutale ma sincero per dire che non ha alcuna responsabilità politica nei confronti del popolo europeo (tanto lei quanto ogni altro membro della Commissione, peraltro: la Commissione, nonostante sia l’organo esecutivo della UE, è “al riparo dal processo elettorale”).

Il successivo suo tentativo di ridimensionare la dichiarazione ha finito per darne sostanziale conferma.

L’intervista cadeva nella stessa settimana (10 -17 ottobre 2015) nella quale erano state indette centinaia di manifestazioni in tutte le principali città europee (decine in Italia), con Berlino – fulcro dell’iniziativa – che aveva visto sfilare 250.000 persone.

Non mi risulta che stampa e TV italiane abbiano dato all’evento un rilievo adeguato: in Italia, molto più che altrove, i media ufficiali hanno sempre trattato l’argomento TTIP con la stessa scrupolosa riservatezza adottata dai negoziatori, e i risultati ahimè si vedono.

La petizione contro l’accordo, lanciata da Stop-TTIP, ha ricevuto quasi 3,4 milioni di adesioni in tutta Europa. Ho cliccato sulla mappa interattiva del sito per sapere in che misura abbiamo contribuito noi italiani, e risulta che le nostre adesioni sono state 78.234, il 2,3% del totale. Un po’ pochino, considerato che la nostra popolazione rappresenta il 12% dell’Unione.

Firmato l’accordo, la battaglia si sposterà nei parlamenti dei singoli Stati. Ma se i nostri parlamentari non sentiranno la pressione di un’opinione pubblica determinata e consapevole, è prevedibile che lo ratificheranno con la stessa bovina indifferenza di cui hanno già dato prova in passato, approvando a cuor leggero riforme e leggi della cui portata letale sembra che ancora oggi non si siano resi conto.

Fonte: Appello al popolo Rivista Sovranista

Clamori dalla Colombia: Cartello di giudici reintegra in servizio poliziotti e militari corrotti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La rivista Semana di recente ha denunciato l'esistenza di un “cartello del reintegro”, costituito da giudici, procuratori, avvocati e lobbisti che si adoperano per reintegrare e indennizzare ufficiali e sottufficiali delle Forze Militari condannati per narcotraffico, paramilitarismo, intercettazioni illegali,


Negli ultimi due anni, oltre 5000 uomini in divisa coinvolti in delitti sono stati congedati; di questi, ben 1800 hanno visto le sentenze ribaltate, riottenendo i gradi perduti e la fedina penale pulita.

Secondo quanto riferito dal settimanale, i servigi del “cartello del reintegro” costano fino a 300 milioni di pesos (circa 82.000 euro), a seconda del grado del militare o poliziotto sotto processo.
Gli indennizzi che lo Stato, in funzione delle sentenze manipolate, è costretto a versare agli imputati, rimborsano il cartello e permettono di alimentare l'intera catena.

L'impunità, da sempre garantita ai militari e poliziotti al servizio di oligarchia e multinazionali, si perpetua grazie agli innumerevoli intrecci ed alle complicità occulte fra un sistema politico putrefatto e un sistema giudiziario tutt’altro che imparziale. Solo la disarticolazione dello Stato colombiano, e una sua rifondazione su nuove basi, permetterà di districare questo intreccio e ristabilire la giustizia. E per ottenere questo risultato, lo strumento è, e resta, l'Assemblea Costituente.


ONU appoggia cessate il fuoco bilaterale in Colombia


< http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6418-onu-appoggia-cessate-il-fuoco-bilaterale-in-colombia.html>

Lo scorso 18 gennaio l'ONU ha confermato di aver ricevuto la richiesta della Colombia per organizzare una missione per la verifica del cessate al fuoco bilaterale e definitivo fra l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC e lo Stato.

Attraverso un comunicato, il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-Moon, si è congratulato con le parti per “un altro passo significativo verso la risoluzione pacifica del conflitto armato”, appoggiando la richiesta della “Comunità degli Stati Latinoamericani Caraibici (CELAC) perché contribuiscano con
osservatori internazionali alla missione”.

La verifica del cessate il fuoco, secondo quanto previsto dal Tavolo dell'Avana, verrà realizzata da osservatori del Governo, della guerriglia e della CELAC, appunto.

Finalmente il governo Santos si impegna nel cessate il fuoco bilaterale, passo indispensabile per la costruzione della Pace. Ma se anche le forze militari regolari del regime colombiano interrompono le
azioni militari contro l'insorgenza, il terrorismo di Stato, attraverso il paramilitarismo, continua imperterrito la sua guerra contro il popolo.



FARC: Le guerrigliere sono donne rivoluzionarie coscienti e libere

< http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6408-0601-farc-le-guerrigliere-sono-donne-rivoluzionarie-coscienti-e-libere.html>

Attraverso un comunicato del Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP, datato 2 gennaio, l'insorgenza rivoluzionaria rispedisce al mittente le calunnie dei media oligarchici nazionali ed
internazionali in merito ad inesistenti aborti forzati cui sarebbero state costrette centinaia di guerrigliere.

“La contraccezione, nella nostra organizzazione, è una norma obbligatoria per uomini e donne, dettata dalle condizioni della guerra”, si legge nel comunicato.

“L'aborto non è considerato un metodo contraccettivo. Rappresenta  l'ultima risorsa cui appellarsi quando, nonostante le misure anticoncezionali adottate, si presenta una gravidanza indesiderata.
In ogni caso si soppesano molto bene i rischi per la madre, la futura creatura e l'ambiente guerrigliero”, chiarisce il comunicato, aggiungendo che “è un diritto fondamentale delle donne decidere sul proprio corpo”, ed in conseguenza di ciò il regolamento interno proibisce “qualunque intervento senza il consenso dellaguerrigliera”.

Il cancan mediatico sul tema mostra tutta l'ipocrisia di oligarchi colombiani e relativi corifei; in un paese dove l'aborto è consentito solo per motivi di salute o in caso di violenza sessuale, e dove il 99,9% delle interruzioni di gravidanza viene effettuato in strutture clandestine, nessun oligarca -men che meno il fascistissimo opusdeista procuratore Ordoñez- ha la decenza di tacere.


http://news.nuovacolombia.net/lists/index.php?p=unsubscribe&uid=98760607b5932ca333778225f093c587

La rivoluzionaria Mariela Castro Espìn, attivista per i diritti-umani delle persone LGBT, racconta la sua Cuba

La rivoluzionaria Mariela Castro Espìn, attivista per i diritti-umani delle persone LGBT, racconta la sua Cuba

Stralcio dell'intervista tradotto e rielaborato da MADDALENA CELANO

 

La figlia del presidente cubano Raul Castro e Vilma Espìn

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