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Coronavirus: in Israele lockdown fino all’11 Ottobre

Coronavirus: in Israele lockdown fino all’11 Ottobre

 

di MICHELE PETTINATO

Fino all’11 Ottobre, in Israele resterà in vigore un lockdown ancora più rigido rispetto a quello già in atto e coinciderà con la fine delle festività ebraiche. Tra i provvedimenti presi, la chiusura dei servizi non essenziali, il blocco delle manifestazioni al di là di un chilometro dalla propria abitazione. Vi saranno interventi anche per il settore aereo.

Si tratta di una decisione giunta dopo una lunga riunione nella quale sono venuti fuori diversi dissidi tra i Ministri del Gabinetto di Governo per la lotta al coronavirus, anche in riferimento alla difficile questione legata alla chiusura dei luoghi di culto e sulla restrizione alle manifestazioni.

Il bilancio dei morti, intanto, ha superato in Spagna la quota di 31 mila morti. Lo afferma il quotidiano El Pais che riporta i dati del Ministero della Sanità. Negli ultimi giorni ci sono stati ulteriori decessi che portano il totale delle vittima a quota 31 mila.

Guardando invece al Sud America, i contagi hanno superato quota 710 mila. Ad oggi, Il Messico è il settimo paese al mondo per numero di infezioni dopo gli Stati Uniti, India, Brasile, Russia, Colombia e Perù.

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Assemblea nazionale di Rete Kurdistan Italia 2020

 

Rete Kurdistan Italia

Dopo l’invasione del Rojava da parte dell’esercito turco, con la complice indifferenza delle istituzioni internazionali di fronte ai crimini di guerra e alla pulizia etnica nei confronti della popolazione curda, come comunità curda in Italia abbiamo invitato tutte le realtà che si sono mosse in solidarietà con la resistenza del Rojava e di tutto il Kurdistan a partecipare alla grande assemblea nazionale che si è tenuta a Firenze, città natale di Lorenzo Orsetti, il 25 e 26 gennaio.

Purtroppo l’emergenza Covid-19 in questi mesi ci ha impedito di mettere a frutto molte delle idee che sono nate in quei giorni e ad oggi la situazione in tutto il Kurdistan non è migliorata; dopo l’invasione del Rojava iniziata il 9 ottobre 2019 che continua a minacciare le conquiste della rivoluzione nel Nord-est della Siria lo stato turco ha iniziato una pesante offensiva anche contro le zone di autodifesa nel Kurdistan del sud.

L’attacco turco contro il popolo curdo tuttavia non è solo militare, il regime di Erdogan ormai da anni reprime ogni movimento democratico del paese, a partire dai partiti di opposizione come l’HDP fino ad arrivare agli avvocati ed i giornalisti che si oppongono alla deriva autoritaria del governo turco.

Alla luce di questi avvenimenti riteniamo necessario convocare una nuova assemblea nazionale il 17 ottobre 2020, a cui invitiamo a partecipare chiunque voglia portare un contributo a sostegno del Kurdistan e del popolo curdo.

L’assemblea avrà luogo a Bologna presso il centro sociale TPO in  via Casarini 17/5

con il seguente ordine del giorno:

Ore 10-13 : Discussione sulla situazione politica in Kurdistan ed in Medio Oriente

Ore 13-14 : La pausa pranzo

Ore 14-19: Discussione organizzativa, campagne iniziative e varie ed eventuali

Comunicare la propria partecipazione a info@retekurdistan.it, info.uikionlus@gmail.com

Saluti cordiali e fraterni

Ufficio Informazione del Kurdistan in Italia

Rete Kurdistan Italia

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Aree di crisi nel mondo n. 57 del 25.9.2020

 

di STEFANO ORSI

Torniamo come ogni settimana ad occuparci delle aree di maggiore crisi nel mondo.

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8 anni di reclusione per Muhlise Karagüzel, ex co-presidente provinciale di HDP a Muş

 

Redazionale

Muhlise Karagüzel ex co-presidente provinciale di HDP a Muş, è stata condannata a 8 anni e 1 mese di reclusione durante l’udienza finale della causa intentata contro di lei. La detenuta malata di 59 anni Muhlise Karagüzel è stata collegata all’udienza con il sistema audio visivo (SEGBİS) del carcere femminile Bünyan di Kayseri. La deputata di HDP di Muş Gülistan Kılıç Koçyiğit ha assistito all’udienza in aula in cui erano presenti gli avvocati.

8 anni di carcere di condanna

Parlando all’udienza Muhlise Karagüzel ha ripetuto la sua precedente difesa e ha chiesto il suo rilascio come ha fatto il suo avvocato. In seguito all’udienza della difesa il tribunale ha condannato Karagüzel a 8 anni e 1 mese di reclusione con l’accusa di “essere membro di un’organizzazione illegale”.

L’11 agosto 2019 i co-presidenti provinciali di HDP Muş Muhlise Karagüzel, Ferhat Çakı e Kudbettin Çelik sono stati arrestati durante irruzioni nelle abitazioni a Muş.

Mentre Ferhat Çelik è stato rilasciato dopo aver rilasciato la sua dichiarazione al pubblico ministero, i co-presidenti Muhlise Karagüzel e Ferhat Çakı sono stati arrestati con l’accusa di “essere un membro di un’organizzazione illegale”. Karagüzel soffre di diabete, ipertensione e asma. Inoltre, se Karagüzel non si sottoporrà a un secondo intervento chirurgico, correrà il rischio di perdere la vista.

 

MRCE e CS promuovono l'appello internazionale per le prossime elezioni presidenziali in Ecuador

 

Ufficio stampa

Il Movimiento Revolución Ciudadana Europa (MRCE) e Convergenza Socialista (CS) promuovono l’appello internazionale per le prossime elezioni presidenziali in Ecuador. Con questo appello chiediamo a tutti i partiti e a tutte le organizzazioni politiche socialiste e comuniste nel mondo di denunciare la destra imperialista e il Governo di Moreno, di sostenere il MRC, di monitorare le prossime elezioni e di creare una rete contro la prepotenza dell’imperialismo, fase suprema del capitalismo.

L'appello internazionale, qui sotto riportato in lingue diverse, avviato dal MRCE e da CS richiede il sostegno politico di tutte le organizzazioni socialiste e comuniste. Per essere aggiunti come organizzazione/partito alla lista dei firmatari, l’organizzazione interessata può scrivere a: info@convergenzasocialista.it

Per la classe lavoratrice.
Per socialismo e comunismo.

Convergenza Socialista

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Aree di crisi nel mondo n. 56 del 18-9-2020

 

di STEFANO ORSI

Proseguiamo il nostro monitoraggio e con grosse novità per questa settimana.

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Coronavirus: Preoccupa la diffusione in Sud-America

 

di MICHELE PETTINATO

Il Covid 19 non ferma la sua avanzata drammatica nel Sud America. Il bilancio dei morti provocati dal virus nella regione America Latina-Caraibi ha ormai superato quota 300mila. Particolarmente preoccupanti le situazioni in Perù, Messico e Argentina. Il Perù ha superato i 30 mila decessi mentr eil Messico ha registrato 5.351 nuovi casi di coronavirus e 703 ulteriori decessi. son dati che destano grande preoccupazione secondo quanto affermato dai Ministeri della Sanità dei rispettivi paesi. Dati che portano i bilanci complessivi dei contagi a quota 642.860 e quello dei morti a quota 68.484. In Argentina è stata superata la quota del mezzo milione di casi. Il dato Argentino è stato comunicato dalla John Hopkins University. Secondo l'università americana il paese registra ora 500.034 contagi, inclusi 10.405 decessi. Finora sono guarite 366.590 persone.

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Greenpeace condanna discorso di Bolsonaro che incita alla violenza contro gli ambientalisti

 

Greenpeace

Greenpeace replica al presidente brasiliano Bolsonaro che, durante un discorso in diretta streaming, il 3 settembre ha pronunciato le seguenti frasi: “Sai che le ONG, in larga misura, non possono battermi. Siamo pronti a uccidere quelli lassù [in Amazzonia]. Non sono riuscito a uccidere questo cancro chiamato ONG che si trovano in Amazzonia”.

In risposta alla minaccia di morte di Bolsonaro alla società civile e al suo appello che incita alla violenza contro coloro che lavorano per proteggere la foresta amazzonica e il clima del Pianeta, Mariana Mota, di Greenpeace Brasile, dichiara:

«Bolsonaro sta condannando a morte coloro che lavorano per proteggere l’Amazzonia e per una vita sana su questo pianeta. Questa è una tattica atroce che può avere conseguenze reali, e il suo piano mortale deve essere fermato. I leader politici e industriali del Pianeta devono condannare immediatamente l’incitamento alla violenza di Bolsonaro, o affrontare il fatto di esserne complici».

«Il 2020 è sulla buona strada per vedere la peggiore stagione degli incendi in Amazzonia degli ultimi dieci anni», continua Mota. «Un chiaro risultato dello smantellamento delle protezioni ambientali da parte di Bolsonaro e delle minacce alla vita dei Popoli Indigeni dall’inizio della sua amministrazione. Bolsonaro usa i discorsi di odio e la retorica come una cortina fumogena per distogliere l’attenzione della gente dal pericolo reale che il suo governo rappresenta non solo per il Brasile ma anche per il clima globale».

Il discorso di Bolsonaro segue le crescenti critiche e le campagne contro la politica anti-ambientale del suo governo e i suoi attacchi ai diritti dei Popoli Indigeni.

Lo sfruttamento della natura e delle persone è una delle cause principali delle attuali crisi sanitaria, climatica e della biodiversità. Greenpeace chiede ai governi e alle aziende di porre fine ai business con i distruttori delle foreste, di ridurre drasticamente la produzione di carne e di latticini e di allineare il commercio per sostenere le economie che mettono la natura e le persone al primo posto.

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Aree di crisi nel mondo n. 55 del 11-9-2020

 

di STEFANO ORSI

Ritroviamo anche questa settimana degli scenari ormai divenuti abituali: Bielorussia, Siria, Libia Turchia, Grecia e ritorna anche l'Ucraina.

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