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José Martí e la politica rivoluzionaria latino-americana

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di MADDALENA CELANO

José Martí (Jose Marti Julian Perez, l'Avana, 1853 - Dos Ríos, Cuba, 1895) scrittore e politico cubano,

 

 

fu un precursore di spicco del modernismo letterario americano e uno dei principali leader dell’indipendenza del suo paese, e principale esponente del pensiero politico cubano:

Confrontarsi con José Martí è una tappa obbligata per gran parte degli scrittori cubani: fissare un criterio di interpretazione intorno alla sua figura implica una professione di fede intellettuale, e anche qualcosa di più. Sia nei casi in cui è stato analizzato dal punto di vista letteraio, i più numerosi, sia quelli  in cui l’ attenzione si è appuntata alla sua figura politica, si è andati al di là di una mera lezione tradizionale (…) egli è stato un leader politico dell’ immigrazione e morì prima di potersi trasformare in un leader nazionale; è stato uno degli indipendentisti che fecero risorgere le ceneri del 1868, è stato un uomo buono e, più che un politico, fu un consumato moralista. La serietà delle ragioni va diminuendo man mano che la lista si estende, si allontana così l’ immagine di José Martí politico e rivoluzionario e rimane solamente l’ immagine di un esponente, più o meno rilevante, del separatismo della Spagna, e di uno scrittore eccezionale. I motivi reali obbediscono invece a profonde ragioni storiche: il fallimento della rivoluzione del ’95 a causa dell’ occupazione militare statunitense e l’ instaurazione di una repubblica semicoloniale legata a doppio filo all’ imperialismo americano. [1]

Nato in una famiglia spagnola con poche risorse economiche, all'età di dodici anni, José Martí, ha iniziato a studiare nella scuola comunale dove ha incontrato il poeta Rafael María de Mendive, che ha notato le qualità intellettuali del ragazzo e decise di dedicarsi personalmente alla sua istruzione.

Il giovane Martí restò attratto dalle idee rivoluzionarie e indipendentiste, e dopo l'inizio dei dieci anni Guerra e la prigionia del suo mentore, ha iniziato la sua attività rivoluzionaria: ha pubblicato il bollettino El Diablo Cojuelo, e poco dopo una rivista, La Patria Libre, che conteneva il suo poema drammatico Abdala. A diciassette anni José Martí fu condannato a sei anni di carcere per appartenenza a gruppi separatisti; ma la sua cattiva salute lavoro gli valse perdono e scarcerazione.

Deportato in Spagna, in questo paese pubblicò il suo primo lavoro importante, il dramma, l’Adultera. Ha iniziato a studiare legge a Madrid e si è laureato in Giurisprudenza e Filosofia presso l'Università di Saragozza. Durante i suoi anni in Spagna sorse in lui un profondo affetto per il paese, anche se non ha mai perdonato la sua politica coloniale. Nella sua opera La República Española ante la Revolución Cubana richiese alla Spagna di fare un atto di contrizione e di riconoscere gli errori commessi a Cuba.

Dopo aver viaggiato per tre anni in Europa e in America, José Martí, infine si stabilì in Messico dove sposò Carmen Zayas Cuba-Bazán e, poco dopo, grazie alla pace della Zanjón, che sancì la fine della Guerra dei Dieci Anni (1868-1878), tornò a Cuba. Perseguitato per le sue idee rivoluzionarie, si stabilì a New York e si dedicò interamente all’attività politica e letteraria.

Dalla sua casa in esilio, José Martí organizzò un nuovo processo rivoluzionario a Cuba, e nel 1892 fondò il Partito Rivoluzionario Cubano e la rivista Patria. Divenne perciò il leader più importante della lotta per l'indipendenza del suo paese.

Due anni più tardi, dopo l'incontro con il generale Maximo Gomez, riuscì a lanciare un processo d’indipendenza. Nonostante il sequestro delle loro navi da parte delle autorità degli Stati Uniti, riuscirono a far arrivare un piccolo contingente a Cuba. José Martí fu ucciso dalle truppe realiste a quarantadue anni. Martí è accanto a Simón Bolívar e José de San Martin, uno dei principali protagonisti storici nel processo di emancipazione dell'America Latina:

(…) la sua genialità e senso pratico della rivoluzione sono  espresse nell’unità che riuscì ad ottenere fra i vecchi combattenti dal 1868 coloro che, come lui, più  giovani, si  integravano con tale nuova forza nella lotta,  per darle ancora più  vigore e ampiezza. Martí il primo a dargli una struttura politica con la creazione del Partito rivoluzionario cubano, per garantire la continuità e conquistare l’indipendenza di Cuba e Portorico. Questo atto di fondamentale importanza rappresentò, in modo nuovo, un fattore di continuità con la lotta per l’indipendenza d’America, iniziata molti anni prima da Simón Bolívar el Libertador. Lo scossone organizzato dal 24 febbraio  1895 destò il popolo e significò la ripresa della guerra iniziata da Carlos Manuel de Céspedes, il 10 ottobre del 1868, nella fattoria di sua proprietà, La Demajagua, nel sud della provincia di Oriente.[1]

Poetica e Pedagogia in José Martí

Oltre ad essere un ideologo di primo piano e un politico influente, José Martí fu uno dei più grandi poeti latino-americani e la figura più importante nella transizione al modernismo in America che segnò l'arrivo di nuovi ideali artistici. Come poeta è conosciuto dai suoi Versi Liberi (1878-1882, pubblicati postumi); Ismaelillo (1882), un lavoro che può essere considerato un anticipo del bilancio modernista per il dominio della forma sul contenuto. Versos sencillos (1891), sono un libro di poesia certamente modernista in cui le note autobiografiche e il carattere popolare predominano. Scritto in gran parte nel 1882, le poesie Versos libres non videro la luce fino alla sua pubblicazione postuma nel 1913, molti anni dopo la sua morte. Martí faceva chiamare questi versi di "endecasillabi irsuti”, nati da grandi paure, o grandi speranze, dall'amore o dalla libertà selvaggia, si tratta di versi dal linguaggio vigoroso, buio e passionale.[1]

In Versos sencillos (1891), José Martí esprime il sentimento che risveglia la gioia della natura e il male della civiltà. In A mis hermanos muertos el 27 de noviembre (1872), pubblicato durante il suo esilio in Spagna, Martí ha dedicato i suoi versi agli studenti uccisi in un massacro che si verificò in quella data.

Il suo unico romanzo, Amistad funesta, chiamato anche Lucía Jérez e firmato con lo pseudonimo di Adelaida Ral, è stato pubblicato a puntate sul quotidiano El Latino-americano tra maggio e settembre 1885; anche se nel romanzo domina il tema dell'amore, in questo lavoro appaiono anche elementi di critica sociale. Tra le sue commedie è inclusa Abdala (1869), dramma simbolico in un atto, La Adúltera (1873) e Amor con amor se paga (1875), opere in versi e rilasciate in Messico.[2]

La prosa di Martí è stata influenzata dal lavoro dell’americano Ralph Waldo Emerson, per il quale la parola dovrebbe essere eloquente quanto poetica e intensa in un discorso semplice e conciso. Era consapevole, come forse erano solo i modernisti subito dopo di lui, di tutte le possibilità del linguaggio, e sembrava che le loro risorse siano state strettamente legate alle qualità umane delle persone. Sia la prosa che la poesia di Martí sono inseparabili dalla sua biografia; parte indiscutibile della sua massima preoccupazione, che altri non era che la politica. Il suo obiettivo a lungo termine fu di migliorare l'umanità, ma a breve termine fu la liberazione di Cuba, a cui ha dedicato tutti i suoi sforzi.

Pertanto, la produzione in prosa era per lo più funzionale ai suoi ideali sociali e politici, come i suoi saggi su Simón Bolívar, San Martin o il generale Paez. Martí è considerato anche tra i più grandi esponenti del pensiero Pedagogico latinoamericano, pensiero che di portata universale. Sintesi di questo pensiero latino-americanista, innovativo e rivoluzionario, sono appunto Simón Bolívar e José Martí, che legittimarono l'espressione più alta e finita dell'anti-imperialismo, del patriottismo e dell'indipendenza nazionale, valori, che sono l'essenza stessa dei progetti rilasciati da entrambi i pensatori e corpus etico che compone il patrimonio latino-americano. In Bolívar e Martí i valori morali sono impostati come motore verso la perfezione umana. Da qui la loro forte connotazione umanistica. L’etica di Martí è fortemente Bolívariana, il fondamento della formazione è l'ideologia, formazione e ideologia sono elementi volti a trasformare la realtà sociale esistente nei termini di una consistente rappresentatività di tutto il potere politico che è costituito dal popolo. L'etica è sempre stata associata all'indipendenza che costituisce l'obiettivo principale della sua vita espressa in valori morali come il rispetto, il patriottismo, la dignità, l'onore e l'onestà che sono configurati in un ideale educativo che porta alla libertà sociale e personale. In Simón Bolívar possiamo scorgere un pensiero etico incarnato nell’aspirazione d’integrità e di libertà continentale, che non è solo un sistema di regole e principi costantemente ragguagliato e articolato ma il torrente d’idee che emanano i suoi scritti e i suoi discorsi, maturati nella sua vita quotidiana. La ricchezza teorica acquisita da Bolívar, attraverso il suo Maestro Simón Rodríguez ha le sue radici nelle idee di dell'illuminismo, nell’empirismo e nell’ enciclopedismo e soprattutto nell'eredità pedagogica di John Locke (1632-1704) e Jean Jacques Rousseau (1712- 1778). L'eredità lasciata dal colonialismo nelle nazioni latino-americane è stata diffusa per anni, privando le popolazioni in tutto il continente, non solo dell'educazione spirituale riguardo i diritti fondamentali e doveri, ma anche molti di questi a vivere con una certa impotenza e una visione ristretta dei governi americani che sono stati formati per servire i coloni e non per servire il popolo. Non a caso Bolívar, nell'analizzare la realtà sociale, considera la formazione latinoamericana come una necessità per l'esercizio della vita pubblica vista in due direzioni: la prima, in materia d’istruzione che deve essere il la giuda al destino della loro nazione e la seconda nella visione che deve avere il governo di responsabilizzare i cittadini per una vita di temperanza, saggezza e valori morali legittimi. Questa idea è stata delineata nel Discorso di Bogotà nel mese di gennaio 1815 al riferimento:

“(…) la sabiduría, el valor y la templanza producen en el alma un orden y una armonía en sus funciones, que Platón llama justicia interior .La justicia exterior es solo la realización de un orden análogo en la sociedad. El hombre más justo en sí mismo es también el más justo en sus relaciones con los demás. La justicia lleva en sí la beneficencia. Hay que hacer bien a todos los hombres; no hay que hacer daño a nadie. No se debe volver injusticia por injusticia. ( la justicia es la reina de la virtudes republicanas y con ella se sostienen la igualdad y la libertad”.[1]

Ciò è resa nell’esplicita concezione della giustizia articolata nella trilogia rivoluzionaria di uguaglianza, libertà e fraternità, che è stata accettata e difesa nella loro lotta per l'emancipazione sociale. Bolívar considera la giustizia come virtù essenziale, essendo questa la creazione di un nuovo ordine che deve essere basato sul riconoscimento dei diritti uguali di tutti gli esseri umani, l'opportunità e la condizione esterna per una buona vita. Il raggiungimento della giustizia a scapito di sacrificio personale è la virtù più alta che Bolívar aveva come rivoluzionario consegnato a una causa che l’ha accompagnato nella sua vita e concezioni illuminata dal senso d’impegno per il paese e gli ideali più legittimi che hanno difeso. L'aspetto e la cittadinanza morale, l'educazione fosse una preoccupazione costante per questo combattente perché vedeva in loro sostenere la causa della libertà e dell'individuo stesso. Qui notare una convergenza con Marti al suo meglio "essere colti è l'unico modo per essere liberi".[1] Il riferimento a José Martí (1853-1895) queste riflessioni sono d'obbligo, perché se c'è un pensatore assimilato a Simón Bolívar, in America Latina, questo è proprio Martí, non solo per la sua emancipazione ideale e il suo desiderio d’indipendenza, ma anche per la convergenza dei loro concetti etici e educativi. L'ideale morale di José Martí è la vetta del pensiero etico a Cuba e la più alta espressione dell'etica della Liberazione Nazionale e continentale sostenuta da Bolívar, arricchita da Felix Varela, José de Luz y Caballero e Enrique José Varona. In questo senso la morale martiana è caratterizzata essenzialmente dalla negazione dell’individualità e realizzazione di un dovere sociale semplice e naturale.I valori morali sono il cuore dell’assiologia e dell’etica nel dare la sua connotazione di umanesimo. I valori morali e la ricchezza spirituale conservano un posto indicativo nell’opera martiana. Egli ritiene che avvicinandosi alla bontà, alla verità e alla bellezza, l'uomo si perfeziona. Le virtù dell'umanesimo sono considerati valori morali, come avere un rapporto speciale con il bene: tornare da lui, una volta assorbito nella vita umana. Per Martí, ottenere giustizia presuppone la realizzazione di diverse trasformazioni: crea un’originale cultura inclusiva e meglio di umanità e di storia nazionale; in linea fondamentale è chiara arretratezza socio-economica e ridurre le grandi differenze sociali; in politica è di stabilire uno stato indipendente e sovrano, sulla base della democrazia più autentica e dell'uguaglianza sociale; nel sistema legale si conforma il dovere speciale di garantire che le uguaglianze socialisiano rispettate.[2] José Martí fu uomo della Prima Internazionale in un’epoca in cui questa non esisteva più. Nel mondo c’era invece la Seconda Internazionale, con tutti gli aspetti, in parte positivi, che la caratterizzavano alla fine del XIX secolo. Martí non ebbe proposte realmente significative con i membri della Seconda Internazionale, ma nemmeno con quelli della Prima. Nel caso, comunque, si sarebbe trattato di un rapporto diretto con i “padri fondatori”. Il Contatto non si verificò ma, per ironia della storia, Martí vi andò molto vicino ben due volte. La prima volta fu in occasione dello scioglimento della prima internazionale, scioglimento che fu determinato dalle necessità della lotta contro Bakunin, ma che cresce a causa di un trasferimento degli uffici dell’ AIL (Associazione Internazionale dei Lavoratori) da Londra a New York. Mentre alcune federazioni del movimento anarchico in Europa (in Italia, nel Giura, etc.) prendevano nuovo vigore e vivevano un loro glorioso momento negli ultimi decenni del secolo, l’organizzazione diretta da Marx ed Engels fu costretta a vivacchiare stancamente per qualche anno negli Stati Uniti, prima di essere sciolta definitivamente. Ebbene, erano gli stessi anni in cui Martí viveva stabilmente negli Stati Uniti. Ma l’incontro non avvenne. La seconda occasione per un incontro ravvicinato (di un certo tipo), forse ancora più significativo, ruota intorno alla figura di un giornalista americano: Charles Anderson Dana.[3] Questi, nella propria vita, si trovò a dirigere due giornali e un’ enciclopedia: il New York Daily Tribune,  di cui fu direttore commerciale; e la  New American Cyclopaedia (dove sono riportate voci importanti, come “Bolívar” e “Ayacucho”, che furono scritte da Marx e verranno poi riprese in una polemica di Che Guevara contro lo stesso Marx, riguardo ciò che questi aveva scritto sull’America Latina) e il New York San, nel 1880,  quando Marx era ancora vivo. In quest’ultimo giornale che Dana pubblico anche gli scritti di José Martí. Affascinante figura di giornalista, Dana riuscì a realizzare in queste sue imprese editoriali un’autentica fusione di pensieri, epoche ed esigenze diverse. In generale, in quel crogiuolo di dibattiti e correnti politiche diverse troviamo l’accostamento casuale tra Marx e Martí, che non ebbe tuttavia sviluppi realmente significativi. Uno degli esempi più concreti è dato dal celebre articolo che José Martí scrisse sulla morte di Marx, nel diario “La Nación” di Buenos Aires, pubblicato il 29 marzo del 1883.[4] L’articolo ha carattere indubbiamente elogiativo  sulla figura del grande pensatore di Treviri,  collocandolo nel campo dei giusti e ponendo enfasi sui sentimenti di bontà che animò il capo della Prima Internazionale.  Ma nel proseguimento del necrologio, Martí inserisce elementi caratteristici della propria ideologia sociale (e non certo di Marx), che è riassumibile nella necessità dichiarata di non acuire i conflitti di classe, ma di mirare piuttosto comporli. Andando oltre l’occasione “ufficiale” fornita dall’elogio per Marx, vi sono altri elementi sui quali attirare l’attenzione. Ad esempio l’interesse per Ralph Waldo Emerson (1803- 1882), il grande “trascendentalista” statunitense a cui dedica un articolo ne La Opinión Nacional di Caracas, il 19 maggio 1882. In Martí l’americanismo non è in contrasto con il suo universalismo senza frontiere. Non si tratta solo di un’assenza di razzismo che, secondo Fanon, caratterizza l’autentica lotta anticolonialista; piuttosto si tratta di un fervente amore per l’unità dell’uomo e per l’umanità vista come essere collettiva e progressiva; giacché configurazione originale del “Grande Spirito”; perciò l’umanità è degna di stima, come creatura preziosa poiché insostituibile. Nella pratica di quest’amore, naturalmente vi sono gradazioni naturali. Per Martí ognuno deve dedicarsi, nell’opera del mondo, a ciò che è più vicino, non perché ciò che è “suo” sia, per il fatto di essere suo, superiore o più nobile o più virtuoso di ciò che è degli altri, ma perché l’influenza dell’uomo si esercita meglio e più naturalmente su ciò che conosce e da cui deriva dolore o gioia immediata.[5]



[1] Ibidem

[2] Ibidem

[3] C. Vitier, R. F. Retamar, Martí, Massari, Roma, 1995, pp. 29-31.

[4] B. Bosteels, Marx y Martí: lógicas del desencuentro, Nómadas  no.31,  Bogotá July/Dez. 2009, su internet: http://www.scielo.org.co/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0121-75502009000200005

[5] Ivi, pp.56-57.



[1] D. S. Yanes, Bolívar y Martí la herencia de Martí y Bolívar como guía para lucha revolucionaria de los pueblos, IV Conferencia Internacional “La obra de Carlos Marx y los desafíos del siglo XXI”, Facultad de Ciencias Sociales. U.O, Embajada de la República De Cuba en la República Bolivariana de Venezuela, su internet: http://www.embajadacuba.com.ve/bolivar-marti/, consultato il 13/06/2017.


[1] Ivi, p.209

[2] Ivi, p. 192.



[1] C. Vitier, R. F. Retamar, Martí, Massari, Roma, 1995, pp. 7-8.



[1] P. P. Rodríguez, Alle radici la politica rivoluzionaria di José Martí, Edizione Italiana a cura di Luciano Vasapollo, Efesto, Roma, 2017, pp. 29-30.