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“Ogni tempo ha il suo fascismo”

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di MARIAPIA METALLO

«‎Ogni tempo ha il suo fascismo.

A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola.» Primo Levi

La storia dell’uomo mostra che il potere teme la cultura e scoraggia tutte quelle manifestazioni in cui il pensiero divergente trova la sua massima espressione. Si tende ad ostacolare lo sviluppo di attività culturali in modo più o meno esplicito. In passato la lotta contro la cultura si esprimeva in modo eclatante e aggressivo: venivano bruciati manoscritti, distrutte biblioteche, controllati artisti e intellettuali. Oggi, in molti paesi, anche in quelli definiti “democratici”, la distruzione del sapere si attua in maniera più subdola, proprio come Primo Levi aveva saggiamente intuito. S’impoveriscono le scuole, si dà ampio spazio a programmi televisivi, spacciati per trasmissioni “culturali” e volte, invece, a distogliere l’attenzione dai reali interessi dell’uomo. Nonostante questi impedimenti, in qualsiasi società e in qualunque epoca è sempre esistita una minoranza di persone che si è distinta coraggiosamente per non aver consentito al potere di uccidere il libero pensiero. Questo è il significato del film “Storia di una ladra di libri” in cui una ragazza giovanissima ha il compito di “salvare libri” nella Germania nazista. Liesel, attraverso i libri e un quaderno che nessuno deve aprire, lascia scorrere via la leggerezza che caratterizza la sua età e impara a leggere tra le righe. I libri sono in grado di donarle la consapevolezza di ciò che le accade intorno e insieme la speranza che la purezza dei sentimenti nobili riesca a sovrastare l’odio e la vigliaccheria che caratterizza qualsiasi periodo storico, anche quello che ufficialmente viene definito di non belligeranza. Leggere per se stessi e per gli altri, anche dentro i rifugi in cui la gente si affollava dopo l’inquietante suono delle sirene che annunciano l’imminenza di bombardamenti. Non è la guerra protagonista del film, né il nazismo, ma il vero protagonista è il libro che, con il suo valore rilevante, riesce a nutrire la mente umana e far dimenticare a chi lo legge, in qualsiasi momento storico, l’aridità e le umiliazioni che gli ruotano attorno. E ben poco può distruggere la dittatura dell’incultura fino a quando esisteranno esseri umani che andranno controcorrente e non diventeranno preda delle manipolazioni del potere. Oggi non si bruciano più i libri. Tuttavia la maggioranza della gente legge poco. Molto poco . Chi detiene il potere non ha più bisogno di distruggere biblioteche o di creare simbolici falò per distruggere la conoscenza. Forse bisognerebbe chiedersi il perché?