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Tarquinio Prisco V° Re di Roma... e la “Dama di ferro”

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di MARIA PACE

Tanaquil! Questo il nome della Regina in questione: una emancipata ed ambiziosa donna etrusca.

"Dama di ferro" l'avremmo definita oggi. E, se il detto "dietro un grande uomo c'é sempre una grande donna" corrisponde al vero, più che mai si addice a questa coppia inossidabile ed unita fino alla fine.

Erano arrivati a Roma, Lucumone, ricchissimo armatore e mercante greco (non si chiamava ancora Lucio Tarquino) e la moglie Taniquill, dopo un breve soggiorno nella città di Tarquinia.


A convincere il marito a trasferirsi a Roma era stata l'ambiziosa Tanaquil e fu lei, alla morte di re Anco Marzio, a spingerlo lungo un percorso che doveva condurre al trono e fu sempre lei a suggerirgli di cambiare il nome in Lucio Tarquinio... Prisco era un soprannome che gli venne dato in seguito e significa: l'Antico.

Tutto questo, però, a seguito di un grande prodigio avvenuto sul Gianicolo.

Si trovavano "per caso a passare da quelle parti", racconta Dionigi, quando un'aquila reale, planando nel cielo, si abbassò puntando su Lucumone e gli portò via il copricapo all'etrusca, salvo poi riportarglielo dopo un ampio giro sopra le teste di tutti i presenti e rimetterglielo sul capo.

Un chiaro segno degli Dei!

Tanaquil, donna pratica di arti divinatorie, lo strinse a sé in maniera plateale ed annunciò che quello era proprio un segno degli Dei: non un avvoltoio "indigeno", uno dei tanti che nidificavano a centinaia in zona, ma un'aquila, animale sacro a Giove ed agli Etruschi.

La signora Lucumone a seguito dell'evento prodigioso organizzò una vera e propria "campagna elettorale" rivolta a patrizi e plebei e Lucumone non si mostrò da meno.

I discorsi propagandistici che tenne nelle piazze dovevano assomigliare davvero molto alle moderne " promesse elettorali" dei nostri politici; promesse che i cittadini romani volevano sentirsi dire... proprio come gli elettori di oggi. La maggior parte dei romani, infatti, gli dette ascolto e credito e finì per eleggere lui come Re di Roma, Quinto Re di Roma e non i figli del defunto Sovrano.

Diversamente dai moderni politici, però, Tarquinio non mancò di mantenere le promesse.

Come primo atto nominò gli ulteriori cento Senatori promessi in campagna elettorale e poi si dedicò al risanamento delle finanze dello Stato... cosa che gli riusciva assai bene, essendo egli un avveduto "uomo d'affari" che considerava un po' lo Stato di Roma come una "azienda familiare". Un'azienda familiare allargata, però, i cui proventi erano in parte destinati ai cittadini romani.

Il mezzo per conseguire gli obiettivi era uno soltanto: la guerra. E questo egli fece.

Il primo obiettivo fu la ricca ma indifesa Apioli, città volsca, che gli fruttò un abbondante bottino di oro e merci varie, ma anche di uomini: al contrario dei predecessori latini i quali, le popolazioni assoggettate le deportavano a Roma, questo Re etrusco li condusse ad Ostia, uomini, donne e bambini e li vendette schiavi ai pirati.

A Roma, gente italica, questo non era mai successo prima, però, i cittadini romani si adeguarono presto e volentieri al nuovo costume, già in uso in tutto il Mediterraneo. E si mostrarono ancora più soddisfatti e contenti quando il nuovo Re utilizzò parte del ricavato di quel mercato di merce umana, allestendo giochi circensi: nacque allora il Circo Massimo.


Intanto la fama di Lucio Tarquinio, Quinto Re di Roma, aumentava sempre più e in egual misura aumentavano i timori delle vicine città latine le quali, viste le conseguenze di quei modi sbrigativi e conoscendo la forza militare di cui disponeva, non avevano che da scegliere tra due possibilità: soccombere ad un attacco e finire venduti schiavi oppure dichiararsi "alleati".

Qualcuno provò a fare resistenza: la popolazione della cittadina di Cornicoli, che finì sul mercato degli schiavi di Ostia e da esempio per altre città.


E le eterne nemiche di Roma, come Veio o Chiusi, Volterra, Vulci ed altre ancora?

Non restarono a guardare ed insieme alle poche città latine e sabine non ancora assoggettate, formarono una coalizione contro l'"Asse" Roma-Tarquinia. Non staremo a raccontare lo svolgimento della guerra e delle varie battaglie, ma un cenno al "fuoco greco" è d'obbligo.

Il "fuoco greco", che il greco Lucumone, al secolo Lucio Tarquinio Prisco, doveva conoscere bene, era un composto di arbusti secchi impregnati di zolfo e pece. Con la complicità delle tenebre notturne e l'azione di un gruppo di audaci, un gran numero di questi ordigni incendiari furono lanciati contro le postazioni nemiche con effetti disastrosi.


Durante il regno del suo Quinto Re, Roma conobbe un periodo di grande benessere e prosperità. La città era in continua espansione ed evoluzione; le capanne si trasformavano in vere abitazioni e le strade sterrate in strade lastricate e per la prima volta le fogne corsero tutte in una sola direzione: una cloaca che sboccava nel fiume.

Anche Tarquinio ebbe il suo Trionfo. Gli fu riconosciuto dal Senato dopo l'epica battaglia di Ereto. Il riconoscimento maggiore, però, Tarquinio Prisco, sempre nel corso di quel Trionfo, lo ricevette proprio dalla nemica Lega Etrusca: gli ambasciatori di 12 città (Veio, Vulci, Fidene, ecc..) gli consegnarono i Fasci insegno di sottomissione.

Questo era LucioTarquinio... e Tanaquill?

L'abbiamo lasciata Regina di Roma mentre il Re conduceva le guerre per procurare fama e benessere alla città, riuscendo a farne la riconosciuta capitale di un Regno temuto e rispettato.

Tanaquill! Intelligente, astuta, intrigante, ambiziosa, le cronache dell'epoca la definiscono anche bella e piena di fascino. Gli storici asseriscono tutti che Lucio Tarquinio non le fu mai infedele, né la ripudiò, secondo l'uso romano, quando l'unico figlio maschio morì e lei non era più in grado di dargliene un altro.

L'intraprendente donna, però, aveva già provveduto a procurargli un erede adottando colui che sarebbe diventato il Sesto Re di Roma e che aveva dato in marito ad una delle due figlie femmine, ma... ma questa é un'altra storia.



Ai piedi del trono, però, già da un po' si stava tramando ed a farlo erano i figli del precedente sovrano. In verità, non erano i soli. Molte delle famiglie più in vista avevano posato gli occhi su quel trono, ma i figli di Anco Marzio erano i più determinati a riacciuffare l'occasione che in passato avevano perso a causa della troppo giovane età. Adesso, però, erano cresciuti e pronti ad andare fin in fondo.

Prepararono un agguato in cui il Re restò ferito a morte, ma non tennero conto delle ambizioni della Regina la quale non aveva intenzione alcuna di farsi da parte e che prese in mano la faccenda per gestirla a modo suo.

Tanaquill fece credere che il Re non fosse morto, ma solamente ferito e istruì il genero, Servo Tullio, prima di spedirlo al cospetto del Senato per convincere i Senatori ad affidargli la Reggenza del Regno in nome dei propri figli, nipoti del Re, ma... anche questo particolare fa parte di un'altra storia.

Lucio Tarquinio Prisco, però, era veramente morto. Gli furono dedicati funerali trionfanti e ai suoi assassini fu imposto l'esilio perpetuo e la confisca dei beni.