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Nelle opere di Samuel Beckett il senso di desolazione e vuoto che pervade il mondo

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di MARIAPIA METALLO

 

“Potete includermi nella lugubre categoria di quelli che, se dovessero agire nella più piena consapevolezza di quello che stanno facendo non agirebbero mai.” Samuel Beckett


Nelle sue opere teatrali e narrative mostra il senso di desolazione e vuoto che pervade il mondo attuato attraverso l’uso di dialoghi composti da semplici e comuni parole di ogni giorno per sottolineare i limiti della nostra comunicazione che, nonostante gli sforzi, non riesce pienamente a formulare il proprio pensiero. Nella sua produzione teatrale il linguaggio è direttamente relazionato all’azione e mimica e silenzio giocano il ruolo principale proprio per sottolineare l’importanza del non detto e la menzogna della comunicazione umana. Nel 1969 riceve il Premio Nobel per la Letteratura che non ritirerà mai perché quell’improvvisa notorietà lo infastidisce. Dedica poco tempo a quelle che ritiene noiose interviste preferendo incontrare gli intellettuali e gli ammiratori nell’atrio di un hotel parigino, vicino la sua casa a Montparnasse. Quando sentiamo pronunciare il nome di Samuel Beckett lo associamo immediatamente alla sua opera “Aspettando Godot“, ma quel lavoro teatrale, in realtà, è solo uno di una serie di capolavori da lui scritti. Quel Godot che mai arriverà potrebbe rappresentare la nostra stessa vita. Una lunga attesa di qualcosa che mai giungerà. Ed in questa tragicommedia, edificata attorno alla condizione dell’attesa, si riscontra la genialità di Beckett. Lascia a tutti noi un finale aperto nel quale ognuno può perdersi nell’interpretazione. Beckett, naturalmente, non ha mai fornito alcuna spiegazione: “se avessi saputo chi è Godot l’avrei scritto nel copione”.
I personaggi attendono senza mai spostarsi, nemmeno quando sembra vi sia la volontà di farlo. Siamo noi esseri umani, impossibilitati a muoverci e ad operare un mutamento nella nostra vita? E chi è Godot? Qualcuno sostiene sia Dio, altri quella felicità irraggiungibile cui tutti aneliamo. Altri ancora la morte. Forse Godot simbolizza semplicemente il significato non significante di una passiva attesa. Per tale ragione non arriverà mai. Ed in quelle pagine qualche lettore può forse intravedere la propria vita; una perenne attesa che giunga qualcosa in grado di mutare il corso della propria esistenza, ma senza compiere alcuna azione affinché quel cambiamento accada. Tutta la produzione letteraria di Beckett ha un chiaro intento filosofico; non gli interessa narrare storie, ma è piuttosto interessato a porre l’attenzione su eventi e protagonisti che mettano in mostra la tragicità dell’esistenza umana e la mancanza assoluta di senso in questo percorso chiamato vita.

Per Beckett l’uomo non è altro che “un qualcosa circondato dal nulla” senza possibilità alcuna di salvezza. Nel mondo da lui rappresentato non s’intravede mai qualcosa in cui credere e per cui valga la pena di lottare. È una realtà statica, senza ideali e ogni suo personaggio, quasi sempre rinchiuso in se stesso, trascorre quel breve cammino denominato “vita” in una solitudine che si consuma “dal ventre alla tomba“. L’impossibilità di comunicare il proprio io e di solidarizzare con le pene altrui rende la vita dei personaggi di Beckett illogica e assurda. E per poter meglio rendere il dramma della condizione umana Beckett utilizza un linguaggio volto ad evidenziare l’incapacità di comunicare ed il parlare si tramuta in un modo di colmare quel vuoto che ruota intorno a noi.