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Benjamin Constant… il filosofo politico della Modernità

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di MARIAPIA METALLO

Benjamin Constant è l'esempio-tipo non soltanto del liberalismo francese, ma del liberalismo europeo del 19° secolo. La sua grandezza risiede in ciò che un ammiratore della sua epoca riassumeva così: «Constant amava la libertà quanto gli altri uomini amano il potere». Ma era anche un grande teorico ed Emile Faguet non esagerava troppo quando diceva di Constant che «inventò il liberalismo».

Fortunatamente, Constant ... è uno dei rari liberali francesi, con Tocqueville , che non siano caduti nel dimenticatoio. Isaiah Berlin, il filosofo del pluralismo, ha difeso il ruolo importante svolto da Constant, dicendo di lui che era «il più eloquente dei partigiani della libertà e della sfera privata». In quest'ultimi anni, Constant è stato oggetto di molti studi intrapresi da universitari francesi, americani, italiani e di altri. Ha vissuto nel periodo della Rivoluzione, e dal Primo Impero fino alla Restaurazione. Così, quest'osservatore brillante ha personalmente seguito la vita politica francese durante i decenni che, come è stato detto, furono l'equivalente di secoli. Vive il susseguirsi di regimi che hanno tentato di imporre la loro volontà alla nazione per scomparire in seguito. Con Constant appare quest'atteggiamento di sfiducia e di sospetto profondo verso il potere dello Stato che equivale quasi ad un odio dello Stato tout court. Una lezione importante che si può trarre da Constant fu la distinzione netta in politica tra gli ideali filosofici e la realtà del potere. Nel suo Commento sull’opera di Filangieri, scrive: Chi crederebbe, leggendo tutto ciò che la legge impone, che essa scenda dal cielo, pura ed infallibile senza avere bisogno di ricorrere ad intermediari, i cui errori la falsano, i cui calcoli personali la sfigurano, i cui difetti la sporcano e la pervertono... la legge è opera dell’uomo... [e ] tale opera merita la stessa fiducia del suo autore... una terminologia astratta ed oscura ha sviato gli studiosi di diritto pubblico. Si direbbe che siano stati vittime dei verbi impersonali... occorre, si deve, non si deve, non sono forme verbali che si riferiscono gli uomini? Parrebbe invece che si tratti di una specie diversa.