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Pessoa: il sogno antidoto all’insoddisfazione dell’animo umano

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di MARIA PIA METALLO

“Fernando Pessoa non riuscì mai a essere davvero sicuro di chi fosse, ma grazie al suo dubbio possiamo riuscire a sapere un po’ di più chi siamo noi”. (José Saramago )

Fernando Pessoa, una delle più complesse personalità della letteratura del XX secolo, è dotato di una densità psicologica senza pari, un talento ed una cultura che lo rendono in grado di dar vita a molti personaggi distinti tra loro sia in termini di esperienza di vita, sia per modalità stilistiche. Lo fa lamentando l’ insoddisfazione dell’animo umano, la sua precarietà, i suoi limiti, il dolore derivante dal pensiero, che l’uomo comune cerca di anestetizzare con ambizioni smodate e piaceri effimeri e dissipando la vita nella noia. E se i rimedi per questo male possono riscontrarsi nel sogno, nei viaggi, nel rifugiarsi nel mondo dell’infanzia, nel credere in un mondo ideale o affrontando la vita con lo stoicismo di Ricardo Reis, questi tentativi sono irrimediabilmente destinati a fallire perché il male è la stessa natura umana e il tempo la sua condizione fatale. La poesia di Pessoa è disperata, piena di entusiasmi febbrili, di nausea, di noia e di relativa insoddisfazione. Lo stesso poeta “è un fingitore/Finge così completamente/Che arriva a fingere che è dolore/ Il dolore che davvero sente”. La poesia dunque non è nel dolore sperimentato o percepito, ma nella sua pretesa, nonostante sia “il dolore che davvero sente“. Non c’è arte senza immaginazione e l’immaginazione dev’essere sentita al fine di esprimersi artisticamente. Questa realizzazione opera nella memoria del dolore iniziale, facendo apparire il dolore immaginato più autentico del dolore vero e proprio. Dunque vi sono quattro fasi nel dolore poetico: il dolore reale da cui sorge la poesia, il dolore che il poeta immagina, il dolore autentico del lettore che s’immedesima nella poesia e il dolore cosiddetto “intellettualizzato” che trae vita dall’interpretazione del lettore. Pochissimi come lui sono riusciti a descrivere la condizione umana moderna con simile profondità e saudade portoghese, che osserva l’universo del nulla con disadattamento ma è anche in grado di penetrare la vita stessa nella sua più intima essenza e nella sua pochezza. Un poeta che s’insinua negli anfratti più reconditi della vita e preferisce non vivere. In quel “baule pieno di gente“, così come lo definisce Tabucchi sono racchiuse le nostre ansie, la tragedia di vivere dentro una realtà il cui adattamento non è facile per quegli animi molto sensibili che non vorrebbero vedere certe bruttezze inspiegabili della vita. E la serenità, quello stato d’animo cui tutti aneliamo, si può trovare in qualsiasi e in nessun posto perché è riposta dentro di noi ed inutili appaiono quei tentativi di cercare fuori dal nostro essere qualcosa che possiamo incontrare solo leggendo dentro di noi in profondità.