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Uno sguardo all’Iran, l’antica Persia

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di LELLA LEOCI

Le guerre sono  una preziosa manna per il capitalismo e per le potentissime lobby delle armi, colonne portanti del primo. Il neoeletto Presidente Usa Trump, ha  dichiarato che il suo predecessore è stato troppo buonista con l’Iran (anche con Cuba, per la verità!) e si è fatto fregare con la storia del nucleare.  Perciò dietrofront, vanno mostrati i muscoli e un intervento militare non sarebbe da escludere. La strada è quella tracciata dal suo predecessore repubblicano con  l’Iraq del dittatore Saddam Hussein che aveva (cioè non aveva) armi di distruzione di massa!

Sull’Iran – e non solo alla corte di Trump – c’è molta disinformazione: paese teocratico, fondamentalista,  guerrafondaio, in cui le donne hanno vita grama, tipo Talebania ... Sarà vero?  Da noi anche l’ayatollah  Khomeini, fondatore della Repubblica iranica con la rivoluzione del 1979 che costrinse alla fuga lo shah Reza Palhavi, coccolato nelle capitali occidentali, ha “goduto” (e gode) di pessima fama.

Ho avuto la fortuna di visitare l’Iran, sforzandomi di liberare la mente da pregiudizi, più o meno consolidati nella nostra mentalità di occidentali “democratici” e laici.

L’Iran, con la sua storia millenaria è uno dei paesi in cui l’arte, la cultura, l’architettura, l’organizzazione dello Stato  avevano raggiunto livelli di raffinatezza eccelsa,  quando ancora  nella nostra Europa – parliamo del V/ VI secolo a. C. -  scorazzavano bande di barbari nomadi , adusi a regolare i loro rapporti con feroci ordalie.   Alessandro Magno, allievo del grande filosofo Aristotele e convinto della superiorità assoluta della civiltà greca – di cui si riteneva il rappresentante -  giunto in Persia da conquistatore, rimase affascinato dalle sue capitali fastose, ricche di  regge e di palazzi spettacolari, dalle sue donne bellissime – e ne sposò tre: due figlie di Dario, il nemico ucciso da un traditore, e la più bella, la più amata, Roxane, figlia di un potente satrapo e ordinò ai suoi ufficiali di unirsi a principesse persiane. Dalla fusione tra Atene  e l’Oriente del grande Impero Persiano, nasceva la filosofia ellenistica, culla della cultura laica e scientifica della modernità.

L’Iran di oggi è un paese orgoglioso della sua identità e della sua storia.  La cultura e la religione islamica non hanno prodotto uno iato col proprio passato, ma sono state assimilate in maniera originalissima, ereditando e facendo tornare a nuova vita l’arte e la tradizione preislamica: i talebani che mandano in frantumi i millenari giganteschi Budda o i fanatici dell’ISIS che distruggono la splendida Palmira, patrimonio UNESCO, non appartengono alla cultura di questo popolo.

A Teheran, la capitale, 13 milioni di abitanti, un maestoso Museo nazionale ospita più di 300mila testimonianze storiche dell’Iran di diverse epoche: preistorica (reperti risalenti a più di un milione di anni fa),  preislamica ed islamica. Attrazioni turistiche e motivi di orgoglio  sono  le splendide moschee riccamente smaltate  con tutte le sfumature del turchese e del blu azzurro e  oro, o finemente ricamate  con motivi geometrici e floreali oltre che con la pittura calligrafica (arte tipicamente iraniana) che riproduce i versetti del Corano o, all’infinito, il nome di Allah (scrittura cufica). Alcune di queste moschee o perché risalenti ai primi secoli  dell’Islam o per la loro suggestiva bellezza sono ormai chiuse al culto, in quanto elette patrimonio UNESCO. Ma, anche i monumenti che testimoniano la storia millenaria di questo paese sono oggetto di un vero e proprio culto. Ad esempio, il maestoso mausoleo di Ciro il Grande, fondatore nel 559 a. C. dell’impero persiano, presso cui andò in pellegrinaggio Alessandro Magno e lesse le parole che lo stesso Ciro aveva fatto incidere:  “Tu che passi da questa terra, sappi che qui dorme Ciro, il Re dei Re, fondatore della dinastia achemenide che, dopo tante imprese, lasciò tutto e se ne andò come te ne andrai anche tu.  Questa tomba l’ho lasciata come ricordo a coloro che verranno dopo di me, per ricordare loro che alla fine dovranno lasciare il mondo”; il monumentale complesso archeologico di Naghsh-e Rostam  che ospita il cubo di Zoroastro (i cui quattro elementi compaiono  come decorazione in molte moschee) e, incassate nella montagna, le tombe di quattro re: Dario il Grande, Serse il Grande, Artaserse I e Dario II ; il magnifico sito archeologico di Persepoli (una delle cinque capitali dell’impero, distrutta da Alessandro Magno, per vendicare la distruzione di Atene), oggi patrimonio UNESCO, ma saccheggiato nel secolo scorso dalle potenze coloniali e da tombaroli. Il sito è  ancora ricco e si può rimanere estasiati di fronte ai resti delle superbe scalinate della Porta delle Nazioni,  del palazzo di Dario il Grande, del palazzo delle Cento Colonne…

E che dire della venerazione riservata ai loro artisti e poeti?  In onore di Hafez- e Shirazi (1318 -1390), “Lesan – Al  Ghayb” (lingua dell’invisibile), grande poeta mistico, molto amato e popolare, il cui canzoniere “Divan” è stato tradotto in tutto il mondo, è stato costruito un mausoleo che ospita la sua tomba e un bellissimo giardino, ove uomini e donne di tutte le età, vengono a rendergli omaggio e si fermano a leggere con commozione i versetti delle sue più celebri liriche...

L’Islam sciita è religione  di Stato (dal 1979) ed è professato dal oltre il 90%, della popolazione; ma, al contrario di quel che si crede da noi, la libertà religiosa  viene garantita dall’art.  64 della Costituzione e le minoranze (ebrei, zoroastriani, cristiani)  possono eleggere al Parlamento i loro rappresentanti, in rapporto al numero della popolazione, frequentare le loro chiese, conservate/ preservate nei secoli, come il Monastero di S.Taddeo, delVII sec. dedicato a S. Giuda Taddeo, uno dei dodici apostoli, incluso nel 2008 nei patrimoni UNESCO o la Cattedrale di Vank, nel quartiere armeno di Isfahan, la chiesa più visitata in Iran. Fondata nel 1655,  si può dire sia unica al mondo, perché è una commistione fra  arte islamica (la cupola, alta 12 m.) e cristiana (lo stile delle alte arcate); il soffitto, dorato, parte interna della cupola presenta raffinati dipinti di grande fascino.

Ma andiamo alla condizione femminile, da cui si misura la civiltà di un popolo. Lo shah  Reza Palhavi, nel suo processo di occidentalizzazione, aveva riformato lo stato di famiglia introducendo riforme a favore delle donne.  Ma, aveva anche venduto l’Iran (e il suo petrolio) agli americani, dicono oggi gli iraniani. Con Khomeini  ci fu un brusco si tornò alla sharia e al più rigido fondamentalismo e, per le donne, la perdita dei diritti acquisiti. Ma dal ’79, molta acqua è passata sotto i ponti. L’istruzione obbligatoria e gratuita per tutti (come pure la sanità!) è stata il volano dell’emancipazione femminile. Nelle Università il 54%  sono ragazze, per  cui, molte giovani donne sono professioniste, ingegneri, avvocatesse, dottoresse, escono di casa liberamente e guidano, a differenza delle donne dell’Arabia Saudita che possono uscire solo se accompagnate da un uomo di casa ed è loro proibita la guida. E, se la “generazione khomeinista” è facilmente riconoscibile  per l’abbigliamento simile alle nostre suore, le studentesse portano i jeans attillatissimi (come le nostre adolescenti) con soprabitini altrettanto aderenti appena sotto il ginocchio, sono truccatissime, e allo chador tipico delle donne arabe preferiscono foulard non necessariamente neri che lasciano libero il collo, e,  di conseguenza, cominciano a comparire timide scollature. Inoltre, non è raro vedere, anche di sera, comitive di giovani ambosessi o coppiette di fidanzatini “soli” in giro…

L’universo femminile è in fermento: sono in prima fila, in Iran, teologhe, femministe  che chiedono una rilettura dei testi sacri  in chiave di genere, appoggiate da una sempre più consistente opinione pubblica maschile.  E, anche se minoritario, ma inesistente in altri paesi islamici, è presente  un femminismo laico, e sono sempre avvocatesse e attiviste dei diritti umani che sfidano l’autorità consolidata dei  misogini mullah, mentre   le ultime cinque manifestazioni  di protesta di questo secolo, hanno visto la presenza maggioritaria di donne.  Insomma, l’Iran è in marcia, e si sta riappropriando del suo futuro, soprattutto ad opera delle donne….

Da visitare senza indugio!