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Con e oltre Marx: il materialismo storico tra inattualità ed emancipazione

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di GIUSEPPE ROTONDO

Obbedendo all'interpretazione marxiana della storia ogni epoca risulta caratterizzata dal dominio materiale più o meno oppressivo di una classe sull'altra: "La storia di ogni società sinora esistita è la storia delle lotte di classe. Libero e schiavo, patrizio e plebeo, barone e servo della gleba, mastro artigiano e garzone, in breve oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte latente a volte aperta.."[1] Per mantenere latente la possibile lotta rivoluzionaria, ogni classe dominante ha storicamente elaborato delle forme di legittimazione ideologica del proprio potere, avvalendosi di un apparato culturale in grado di fortificare il consenso delle classi dominate, mascherandone infine le condizioni di oppressione o subordinazione : "La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d'honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne compimento, il suo universale fondamento di consolazione e di giustificazione[...]. La miseria religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo."[2] La religione ha avuto per Marx il ruolo storico di giustificare la miseria terrena delle classi subordinate, proiettando nel mondo celeste l'aspirazione all' emancipazione e alla felicità che avrebbe potuto realizzarsi nel mondo terreno.

Nell'epoca della fine della storia e del tramonto delle grandi narrazioni novecentesche, la disincantata cultura contemporanea farebbe tranquillamente sua la citazione hegeliana per cui :"Ciò che l’esperienza e la storia insegnano è questo: che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito in base a principi da essa edotti",  rinunciando definitivamente al valore conoscitivo delle categorie marxiane. Se poi "Dio è morto" e la religione non è più "l'oppio dei popoli", cessa di aver valore qualsiasi tipo di rappresentazione ideologica e giustificazionista dell'esistente, come quelle teorizzate nel materialismo storico marxiano.

Lo stesso antagonismo di classe si è placidamente appiattito in una nuova società senza classi, diversa da quella comunista prospettata da Marx: " La lotta di classe è terminata e il capitalismo di matrice fordista, che ridistribuisce la ricchezza, ha vinto la sua battaglia sul comunismo sovietico [...]. L'attuale consumismo non è altro che materialismo realizzato, giacchè il capitalismo vittorioso assicura la soddisfazione dei bisogni[...]. Le masse si sono ormai imborghesite e convertite al consumismo [...]. La fine della storia coincide con la fine dell'emancipazione e, in parallelo, con l'americanizzazione del mondo. "[3]

L' economicizzazione del conflitto di classe ha offuscato la linea di confine che divideva tra loro sfruttatori e sfruttati, oppressi e oppressori, potenti e subordinati. Ma con ciò non si può concludere che la forbice tra capitale e lavoro -condannata ante-litteram da Marx- abbia smesso di accrescersi.

Al contrario nuove e variegate forme di sfruttamento ed ingiustizia sociale si dispiegano con una potenza maggiore a quella del passato. Con la fine della guerra fredda ed il crollo del muro di Berlino, il capitalismo occidentale, svanito il timore del nemico sovietico -rappresentato dallo spettro incombente della rivoluzione comunista- è divenuto assoluto: un nuovo modello di società si è imposto, strutturandosi sempre più sulla valorizzazione finanziaria del valore, liberata da qualsiasi aggancio all'economia reale. "Il capitale del XXI secolo"si riproduce in forme indipendenti e autoreferenziali, tant'è che la nuova formula per descrivere il suo movimento non è più la D-M-D -denaro-merce-denaro- di marxiana memoria, ma la D-D-D che fa del denaro il mezzo ed il fine del meccanismo sociale complessivo: "Le banche e le altre istituzioni finanziarie assumono il controllo delle attività produttive imponendo proprie strategie e comportamenti. In questo modo si varano comportamenti e strategie di crescente compressione dei costi -per fare spazio alla valorizzazione finanziaria del capitale o interesse- che sono incompatibili con un equilibrato sviluppo produttivo e sociale.."[4] Il dominio della razionalità economica e della forma merce raggiunge il grado massimo di astrazione. Gli squilibri economici e le ingiustizie sociali che da esso derivano sembrano indipendenti da qualsiasi conflitto di volontà umane. Allo scontro di classe che opponeva tra loro borghesi e proletari, capitalisti usurpatori di profitto e operai espropriati del loro prodotto di lavoro, si sostituisce oggi l'asservimento ubiquitario degli individui alle leggi impersonali del mercato e della finanza. Classi egemoni e ceti subalterni, oppressi e oppressori, istituzioni e mezzi d'informazione appaiono allo stesso modo accecati da una razionalità che subordina a sè ogni altra sfera di valore e che produce degli effetti indipendenti dalle coscienze morali dei singoli:

"Come hanno osservato Max Weber, già nel 1894 e più recentemente Jean-Michel Rey vi sono fattori di imprevedibilità legati a incontrollabili tempeste emotive come nel caso del panico. Dall'invenzione della moneta cartacea all'andamento della borsa, essi mostrano infatti, infatti, come nel frutto stesso della razionalità economica moderna possa annidarsi il verme della irrazionalità".[5]

D'altra parte la parcellizzazione dell' apparato tecnico e finanziario in tanti piccoli sotto-apparati, regolati da mansionari privi di regolamentazione etica, fossilizza gli individui alla propria angusta mansione, all'obbedienza cieca verso principi o ordini superiori subiti dogmaticamente.

La de-responsabilizzazione degli individui e l'opacità di un mondo sociale nel quale gli esiti collettivi delle azioni appaiono oscuri alle coscienze individuali agenti, rendono inadeguata la strumentazione etica tradizionale. Essa, in quanto fondata sull'intenzionalità soggettiva, individuale e astratta dell'imperativo categorico kantiano svilisce dinnanzi ad una struttura tecnico-finanziaria in cui ogni forma di responsabilità morale risulta incompatibile con la sussistenza stessa dell'individuo e con il mantenimento del suo esiguo ma vitale ruolo sociale.

Ritornano così in auge quelle filosofie olistiche che- come quella marxiana- considerano il concetto di totalità come la cifra espressiva della realtà umana, la condicio sine qua non per la comprensibilità dei suoi molteplici fattori: "Trionfo della razionalità se analizzato nelle singole parti che lo compongono, il mondo capitalistico rivela la propria essenza di totalità contraddittoria se esaminato olisticamente con la ragione della philosophische Wissenschaft, mostrandosi come un mondo capovolto in cui la produzione materiale potrebbe soddisfare i bisogni dell'intera umanità e, in coerenza con il "cattivo infinito" del profitto, viene dirottato verso l'illimitato accrescimento delle ricchezze di pochi."[6]

In tal modo gli stessi fattori che hanno falsificato e ridimensionato le profezie di Marx, rendendo inattuale il suo materialismo storico, conferiscono d'altra parte a quell'inattualità una nuova importanza: la fine del conflitto di classe, il tramonto dell'ideologia e della fiducia nella storia, la vittoria definitiva del capitalismo sul comunismo storico novecentesco hanno indubbiamente confutato alcune delle più importanti tesi di Marx. Ma hanno determinato delle nuove e laceranti contraddizioni, la cui apparente insondabilità può essere risolta o quanto meno affrontata soltanto rispolverando l'eredità teorica marxiana. Una eredità ormai secolare, di cui urge però trasvalutare quell'ideale di emancipazione umana rimasto ancora vivo sotto le plumbee macerie della storia.



[1]Karl Marx, Manifesto del partito comunista, Editori Laterza

[2]Karl Marx, Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico, Editori Riuniti Univ. Press

[3]Remo Bodei, La civetta e la talpa, ed. Il Mulino

[4]Nino Galloni, Misteri dell'euro e misfatti della finanza,  Rubbettino editore

[5]Remo Bodei, Immaginare altre vite: Realtà, progetti,desideri, ed. Feltrinelli

[6]Diego Fusaro, Minima Mercatalia, ed. Bompiani