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La sfida alla contemporaneità del Liceo Classico

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di GRAZIA PROCINO

In una società come quella di oggi protesa all’utile e all’effimero,

la cultura sembra avere senso solo se è orientata al profitto e se prevale l’homo oeconomicus, che volentieri si sottopone alla logica aberrante ma vincente dell’economia. La cultura classica, fondata sulle lingue del latino e del greco, sembra distante dall’essere oggi un modello per la contemporaneità o un obiettivo a cui tendere.

La strada che apre le porte verso il futuro è la tecnologia secondo l’imperante visione economica del mondo che facilmente si sbarazza della cultura classica, ritenuta un fardello privo di utilità. Già Abraham Flexner, padagogo americano, nel 1939 affermava che il tempo del materialismo che stavano vivendo allontanava un numero sempre più ampio di giovani dagli studi dei loro padri e li spingeva verso lo studio, altrettanto importante e non meno urgente, della sociologia, dell’economia.

Chi percorre la strada che dal presente, per leggerlo criticamente, cerca il passato, ne ritrova punti di contatto o ne sottolinea le diversità, agisce in un territorio di nicchia, molto spesso è considerato passatista, rivolto nostalgicamente a un mondo che non può dirci più nulla. Ma è davvero così? Forse non dovremmo considerare vera rivoluzione antropologica la ricerca nel mondo classico di concezioni e valori per ri-fondare una nuova umanità, per proclamare l’utilità dell’inutile, come afferma Nuccio Ordine in un suo  illuminante saggio?

Sono convinta che  anche l’uomo di oggi e di domani possa trovare punti di riferimento concreti nel passato per realizzare una vita dignitosa e ricca.

Ogni giorno nella prassi didattica individuo motivi, temi e messaggi che la classicità ci invia, i quali, sedimentati nella collettività e nel tempo, diventano monito di riflessione se solo si è accorti a coglierli e  a mettere da parte il cumulo di polvere che l’indolenza del tempo produce inevitabilmente. Ecco che conoscere le lingue e le culture greca e latina ha un senso profondo, significa conoscere se stessi, la sostanza di cui si è fatti: l’uomo contemporaneo multitasking, infatti, non è che Odisseo omerico polytropos, dalla curiosità inesausta e dalla sete di conoscenza, che si autoalimenta di energia multi direzionale per consentirsi un’esistenza piena di incontri ed esperienze.

Dei molteplici spunti di riflessione per cui vale la pena intraprendere studi classici oggi voglio isolarne  alcuni: dall’antica Grecia abbiamo derivato il mythos come interpretazione complessiva dell’esistenza e contenitore  di valori civili e sociali nelle fasi arcaiche della civiltà greca e il logos come un carattere fondante dell’identità europea. Il termine logos significa insieme ragione e parola-una ragione che è creatrice e capace, a un certo punto del percorso culturale greco,  di comunicare e di contestare  superando e infrangendo il mito. Il dialeghestai, poi, la capacità di abbattere le barriere interpersonali con il dialogo, diventa la traccia risolutiva concepita dai Greci per  superare le contrapposizioni asfittiche e improduttive.

Il mythos e il logos sono due aspetti polari eppure compresenti nella sostanza umana, a cui far riferimento ancora oggi per attingere alla complessità della realtà attuale, che è sempre più banalizzata e semplificata. Soprattutto sempre più sentiamo la necessità di intessere reti fitte di dialoghi che producano scambi e relazioni civili, sociali, culturali, in una sola parola, umani.

Conviene, per onestà intellettuale e completezza di informazioni, guardare in modo totale alla cultura classica sottolineando e distanziandoci da quegli aspetti che, individuati come negativi, la caratterizzano; mi riferisco, ad esempio, all’approccio fortemente aristocratico ed elitario dei Greci nei confronti dei non Greci, i barbari con accezione dispregiativa,  che nasconde la paura del diverso e la stigmatizza in una tragedia dall’intensità drammatica altissima, Medea.

Anche per questi aspetti di cui non andiamo particolarmente fieri possiamo affermare noi Europei di esseri tutti Greci, ma se volgiamo lo sguardo a Roma scopriamo di poter affidare la quintessenza degli esseri umani all’humanitas, concetto che pure risiede nella philantropia del greco Menandro.

Un’ultima parola voglio rappresentare per dispiegare le possibilità enormi che gli studi classici offrono da sempre e ancora oggi: è la parola metodo. Il vocabolo proviene dal greco e traccia nel suo etimo il percorso realizzato per raggiungere precisi obiettivi. Chi frequenta il Liceo classico oggi non è svantaggiato nell’ intraprendere studi scientifici all’Università, tutt’altro; acquisisce nel quinquennio il metodo adatto allo studio della complessità e della risoluzione dei problemi logici. Proprio grazie alla traduzione dei brani di latino e greco e alla loro comprensione che lo studente del Liceo classico può accostarsi con disinvoltura alle materie scientifiche. I risultati sono evidenti nel superamento ai test universitari nelle facoltà scientifiche e tecniche degli studenti con diploma del Liceo classico. Esempi della perfetta conciliabilità degli studi classici con le discipline scientifiche sono offerti da Fabiola Gianotti, direttrice del Cern di Ginevra o dalle scienziate Anna Lasorella, che ha scoperto i meccanismi di crescita del tumore al cervello, e Petronilla Battista, ricercatrice del Dipartimento di neuroscienze e organi di senso. Tutte hanno frequentato il Liceo classico e sono giovani donne impegnate nella ricerca scientifica. Sono solo alcuni esempi che ho voluto proporre, ma ce ne sarebbero numerosissimi di studenti che, in possesso del diploma di Liceo classico, si iscrivono alle Facoltà di indirizzo scientifico e tecnico, oltre che a quelle umanistico-giuridiche, riuscendovi assai brillantemente.

Il Liceo classico oggi va visto non nell’ottica di un’Utopia della conoscenza asfittica ed erudita, come un vecchio pregiudizio  continua a sostenere, ma in quella dell’applicazione quotidiana di un metodo rigoroso e scrupoloso, di una comprensione ragionata di un mondo contemporaneo, sempre più complesso e sfaccettato.