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La dodicesima stanza, un libro di Teresa Antonacci

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di ANNA SERRA

Alina nasce “imparata”: è una bambina prodigio che sin da piccolina dimostra potenzialità intellettive sorprendenti. Ma presto questa sua genialità viene additata come qualcosa di strano e allarmante: una follia, una forma di schizofrenia.


Ciò che sembra un merito, diventa una condanna. Per colpa del suo quoziente intellettivo ben al di sopra della media, Alina brucia le tappe scolastiche e non si trova mai nella classe che le compete secondo l’età anagrafica: a sei anni viene inserita in una quinta, anziché frequentare la prima elementare. I suoi “superpoteri” spaventano gli altri, che reagiscono trasformandola in bersaglio di scherzi e derisioni che spesso hanno il sapore amaro del bullismo.

A soli quindici anni, invece di studiare al liceo, Alina è già una studentessa universitaria e ad aspettarla fuori dal cancello della Facoltà c’è un uomo molto più grande di lei, che potrebbe essere suo padre, un padre che lei di fatto non ha mai avuto perché se ne è andato di casa quando lei era piccola. Nicola, questo il nome dell’uomo maturo disposto ad ascoltare le sue lunghe e logorroiche osservazioni sul mondo, le fa scoprire il sesso, la avvicina a una realtà da adulti, ignorando che Alina è poco più che una bambina. E lei lo lascia fare, lusingata da quelle carezze, da quei baci, da quegli incontri che le procurano piacere e danno sollievo ai suoi momenti di depressione e ai suoi problemi con l’anoressia. Ma tutto ha un prezzo e quello che deve pagare Alina è altissimo: il suo corpo appena sbocciato in quello di una donna si ritrova ad accogliere dentro di sé un embrione che cresce a vista d’occhio.

La notizia della sua gravidanza dilaga nel paese, Polignano a Mare in provincia di Bari, dando inizio al totoscommesse per indovinare chi sia il colpevole di quel figlio bastardo. Quando la vergogna inizia a farla da padrona, la madre la costringe a partire. Una fuga. Il più lontano possibile dalla fiera del pettegolezzo. Milano sembra la giusta destinazione per accogliere due donne sole, madre e figlia, che devono rimettere in piedi la propria vita.

All’inizio il lettore ha la sensazione di trovarsi di fronte alla squallida vicenda di un uomo adulto, sposato e di potere, che approfitta dell’ingenuità e dell’inesperienza di una minorenne per portarsela a letto, senza riflettere sulle conseguenze. Poi, però, l’autrice ci sorprende e ci spiazza con una storia che si evolve in ben altra direzione e che sa di amore autentico, tenerezza, consapevolezza, assunzione di responsabilità. Grazie a Nicola, Alina diventa “da carta ruvida a morbido cotone” e quel figlio che sembrava soltanto il frutto di un errore, si trasforma nella loro ragione di vita.

Solo a vent’anni Alina riesce a dare un nome al suo sentirsi diversa, condizione che spartisce con suo figlio e la sorellastra ritrovata: sindrome di Asperger. Con molta delicatezza e sensibilità Teresa Antonacci ci prende per mano e ci guida alla scoperta di questa forma di autismo, che non va vista come una malattia. È semplicemente un modo diverso, speciale, di essere, di sentire, di vedere. In una parola: di esistere. Secondo un’antica teoria, la vita è composta da dodici stanze. L’ultima, la dodicesima per l’appunto, è quella della consapevolezza di sé, che insieme all’accettazione del “diverso” modo di sentire e vedere le cose, ci permette di chiudere un ciclo e di ricominciare, rinascendo.

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